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1948: TEX A STRISCIA CHE SI POSSONO TROVARE IN TEX GIGANTE 2a SERIE N: 1, fino pagina 153

NUMERO 1.

Albi a striscia.

In origine le strisce erano di 32 pagine (36 con le copertine iniziale e finale) e il prezzo era di 15 lire, fino alla striscia n. 57 della seconda serie (numero 8 della 2a serie gigante).

Più o meno, Sergio Bonelli realizzò i titoli delle copertine delle strisce fino alla serie 15, "Kansas", e della 1a e della 2a serie di raccoltine a striscia.

Per saperne di più vedi l'elenco di tutte le storie - albi a striscia

All'esterno degli albi, la prima firma di Galleppini compare già nel numeri 1; all'interno dell'albo compare alla fine della prima storia, cioè alla fine dell'albo n. 3 della prima serie. Con l'albo a striscia numero 4, all'interno compare la scritta "soggetto di G.L. Bonelli" e con l'albo a striscia n. 7 all'interno compare anche il nome del disegnatore.

Se i disegnatori non erano menzionati, figuriamoci se lo erano gli eventuali collaboratori occasionali dei disegnatori! Alcuni sono sconosciuti ancora oggi.

1a serie: nella 2a e 3a di copertina dei primi tre numeri c'era la storia delle società calcistiche di serie A e un romanzo, dal numero 4 al numero 15 la storia della squadra azzurra (e un romanzo nei numeri da 4 a 6, curiosità nei numeri da 7 a 9, un racconto nei numeri da 10 a 12.

2a serie gigante.

Per saperne di più vedi la storia degli albi di Tex - 2a serie gigante

La 2a serie gigante non aveva in origine i numeri di pagina.

Copertina.

E' quasi identica alla copertina del numero 4 della prima serie degli Albi d'oro.

Infatti, molte delle prime copertine di Tex gigante 2a serie saranno prese, a volte montate o completate, quasi sempre dalle serie Albi d’oro, fino a verso il n. 45 della 2a serie gigante, ma successe anche molti anni dopo con i numeri 97, 99, 111, e perfino con il Maxi Tex n. 1, “Oklahoma”, del 1991! (forse per indisposizione di Galleppini) Ma si trasse ispirazione anche dalle serie a striscia e dalla 1a serie gigante.

Alcune copertine preparate per questa serie gigante in rari casi sono coerenti con quello che sarà mostrato all'interno, ma la maggio parte no. (Solo il titolo era coerente con l'interno, perchè preso da uno degli albi a striscia contenuti all'interno). 

Per le copertine si scelsero come soggetti delle pose più o meno generiche di Tex e, a volte, volendo, si potrebbero pure adattare alla storia all'interno, su 160 pagine ci sarà forse una posa che gli assomigli un pochino! Alcune in particolare sono più coerenti con quello che c'è all'interno. Questo discorso si può dire che valga per tutte le copertine della 2a serie gigante realizzate da Galep, fino al numero 400. Ma ne riparleremo ancora.

Per fare un esempio: Questa copertina del numero 1 raffigura Tex che agguanta alle spalle un messicano: La figura in se per se non si trova all'interno di quest'albo ma in parte una storia si svolge tra i messicani e ci sono messicani alcuni avversari di Tex, e quindi, per estensione, si potrebbe anche dire che forse è coerente con l'interno. (Vedi NUMERO 2 - Copertina.)

Erano realizzate appositamente oppure, a volte, specie agli inizi, montando parti di altre copertine di precedenti serie. Le copertine montate da albi precedenti e quelle realizzate appositamente per la 2a serie gigante si possono riconoscere anche dall'abbigliamento di Tex, che piano piano era cambiato rispetto alle prime strisce, ad esempio la scomparsa dei guanti e la comparsa invece dei taschini sulla camicia, ma ne riparleremo più avanti già da questo numero 1. Erano quasi tutte di Galep, ma non proprio tutte, lo vedremo strada facendo.

Secondo Francesco Bosco su Internet Franco Bignotti interviene fin dal primo numero gigante 2a serie di Tex facendo il titolo della copertina.

In quei tempi la redazione stava molto attenta a non far trapelare la notizia che un nuovo disegnatore prendesse in mano Tex oltre Galleppini, come se si temesse una fuga in massa dei lettori, e si ritoccavano i disegni non troppo simili a quelli di Galleppini. Oggi al contrario è un vanto quando un nuovo nome si aggiunge alla già lunga lista di coloro che hanno interpretato Tex.

Franco Bignotti prima di Tex.

All'epoca della nascita di Tex, il 1948, Franco Bignotti aveva 18 anni, essendo nato nel 1930, ed aveva 2 anni più di Sergio Bonelli.

Nel libro-intervista “Come Tex non c’è nessuno” Sergio Bonelli parla del rapporto umano che lo legava a Franco Bignotti: “Lo scelsi sulla base di un incontro umano che creò subito tra noi un’ottima intesa lavorativa e che lo portò a diventare, in seguito, un’insostituibile jolly per la Casa editrice. In lui trovai, oltre che un ottimo professionista, un amico sempre pronto a dare una mano quando ce n’era bisogno”.(7)

Su Zagor a colori Moreno Burattini spiega: “Nel 1956, iniziò a lavorare sulle testate che, proprio in quel periodo, cominciavano a essere dirette da Sergio Bonelli, ormai pronto per sostituire la madre Tea. Due anni dopo è lo stesso Sergio a creare per lui il Ragazzo nel Far West. Bignotti riusciva sempre a entrare in sintonia con i gusti dei lettori: nonostante la sua velocità, la qualità della sua produzione non ne risentiva affatto, tant’è vero che disegnò anche “Capitan Miki” e “Il Grande Blek” per la Dardo”.

“Bignotti era noto per la sua capacità di adattarsi ai generi più disparati e di consegnare nei tempi stabiliti. “Franco era molto conosciuto e lo cercavano tutti: era una delle persone più amabili del mondo, un amico generoso, mai invidioso degli altri”, conferma Giovanni Ticci. Sergio Bonelli lo chiamò a lavorare prima a Zagor, di cui avrebbe realizzato storie per vent’anni, e poi a “Mister No”, ma la sua firma è presente anche nello staff de “Il Piccolo Ranger” e di “Martin Mystère”. E’ anche riuscito a fare da inchiostratore a Magnus per vari episodi di “Alan Ford”. Infine, tra i suoi allievi, oltre a Giovanni Ticci, va ricordato anche un altro futuro grande illustratore (e copertinista) di Tex: Claudio Villa”. (8)

Foto n. 1 dell'ottobre 1950.

Le sceneggiature di Bonelli.

Per spiegare le sue scene ai disegnatori Bonelli abbozza le vignette con disegni elementari che presentano già le posizioni dei personaggi”. (9)

"Lui faceva davvero un fumetto con la sceneggiatura: disegnava sommariamente i personaggi e la loro direzione di movimento, poi aggiungeva i 'ballon' scrivendoci dentro con la macchina da scrivere. Il disegnatore aveva la strada spianata. Quasi a senso unico." (10)

In realtà non posso essere sicuro che Gianluigi Bonelli facesse le sceneggiature in questo modo già nel 1948.

Potete trovare esempi di queste sceneggiature in alcuni libri che vi indicherò in seguito.

Il volto.

Da Tex a colori: “Per il volto di Tex, Galleppini ha affermato di essersi ispirato al proprio e a quello di Gary Cooper, ma nelle prime strisce, Tex ha molte facce diverse. E’ evidente: in queste prime pagine, Galep è ancora in cerca del “suo” Tex e, soprattutto di uno stile definitivo. Lo deve trovare facendo i conti con una enorme mole di lavoro che non lascia assolutamente tregua”. (41)

Le cose miglioreranno quando Occhio Cupo chiuderà, quando Galleppini si concentrerà solo su Tex e soprattutto quando verranno in suo aiuto nuovi disegnatori stabili.

Marco Giovannini intervista Sergio: “Ma è vero che Bonelli senior si è ispirato a John Wayne per creare Tex?”
“Lui era alto 1,65, e avrebbe voluto essere 1,90 come John Wayne. Diceva che erano cresciuti insieme: John Wayne aveva fatto una gavetta lunghissima prima di diventare una star. Idem per lui, con una infinità di romanzi e fumetti”.
Poi aggiunge: “Il disegnatore Aurelio Galleppini ha sempre detto di essersi ispirato a Gary Cooper, ma lo diceva piano per non farsi sentire da mio padre”. (1)

Scrive Renato Gaita: “In fondo, anche se all’inizio somigliava a Gary Cooper, Tex è più vicino al personaggio di John Wayne dal punto di vista del carattere, almeno negli anni 50 e 60”. (2)

Personalmente, la copertina di Tex gigante n. 60 “El Rey” mi ha sempre ricordato John Wayne: Che Galep l’abbia fatta pensando a Gianluigi Bonelli e al suo amore per l’attore? (In ogni caso, quello era un periodo in cui le copertine della serie gigante di Tex, come vedremo, si ispiravano a locandine cinematografiche)

Nel 1986, in un intervista a Galep: “Il Tex di questi primi numeri è decisamente diverso da quello di oggi, era più snello e con un viso più affilato. A chi si è ispirato per crearlo?”

“Innanzitutto a Gary Cooper, che allora era l’eroe western per eccellenza… E poi, lo confesso, a me stesso (ero magrissimo). D’altronde è inevitabile: tutti i disegnatori rifanno un po’ se stessi nei loro disegni, più o meno volontariamente”. (40)

Per capire come quest'ultima affermazione sia vera basti vedere un autoritratto di Guglielmo Letteri (e la sua somiglianza con Tex) o di Gallieno Ferri (Zagor) o la foto di Giovanni Ticci sul volume cartonato Mondadori 'Un'avventura nel nord' e la sua 'posa' alla Tex Willer. E il Mister No di Roberto Diso?

Ancora l'intervistatore: “E adesso, a quasi quarant’anni di distanza, le piace ancora questo primo Tex?”

“Era solo il punto di partenza per arrivare a quello attuale, non aveva ancora una sua fisionomia precisa. Anzi, sarei tentato, rispetto alle opere di tanti anni fa, di rinnegarlo. Poi, con il passare degli anni, i ritmi si sono allentati, ed è stato possibile riflettere un po’ sul nostro Tex, dandogli un volto suo e definitivo”. (40)

Sul fatto che Galep si sia ispirato a Gary Cooper, Sergio Bonelli su Panorama nel 2003 disse: “Non mi ha mai convinto”. (42)

Davide Castellazzi, luglio 2007: “Per disegnare questo personaggio tutto d’un pezzo, Galep inizialmente si ispira all’attore hollywoodiano Randolph Scott, ma presto ne modifica i tratti somatici facendolo somigliare a se stesso. Non si tratta di egocentrismo, ma di ragioni pratiche: quando è necessario disegnare una particolare espressione è molto più semplice mimarla e osservarla allo specchio. Così Tex assomiglia sempre più ai suoi creatori: ha il carattere deciso di Bonelli e il volto di Galleppini”. (23)

E' stato detto che il viso di Tex dei primi tempi ricorda anche quello di Randolph Scott. Non so che dirvi: come detto sopra, nelle prime vignette il viso di Tex non è ancora ben definito e si notano grandi differenze tra una e l'altra e sarebbe difficile riconoscervi un solo volto. Addirittura, per realizzarlo, in alcuni casi Galleppini si rifece al suo stesso viso visto allo specchio. A pagina 11, la vignetta al centro a destra è quella più simile al volto di Galleppini: confrontatela con la foto all'inizio della parte GLI INIZI.

Modifiche al vestito di Tex.

In un intervista venne chiesto a Galleppini: “Anche l’abbigliamento del personaggio era diverso, e per giunta cambiava spesso…”

“Beh, bisogna risalire un po’ allo spirito dei tempi, tempi eroici in cui si lavorava come pazzi, pressati dall’urgenza e, perché non dirlo?, anche dalle tasche vuote… Le sceneggiature di Tex mi arrivavano con il contagocce, e non avevo il tempo di studiare bene i particolari, ero costretto a improvvisare. Poi, con il passare degli anni, i ritmi si sono allentati, ed è stato possibile riflettere un po’ sul nostro Tex, dandogli un abbigliamento caratteristico, che pur nella sua semplicità (dei normali pantaloni e una normale camicia) individua immediatamente l’eroe”. (45)

Molti lettori si sono accorti che il vestito di Tex ha subìto dei cambiamenti nel corso della serie, specie nei primi numeri, ne parleremo.

Intanto, in queste pagine che stiamo sfogliando assieme, le frange che finora la camicia di Tex aveva sul davanti scompaiono a pagina 64 e non le avrà mai più in seguito.

Da Tex a colori n. 1: "Fino a pagina 64 Tex indossa una casacca con le frange. Dopo l'avventura nel fiume le frange scompaiono. Così, senza alcuna spiegazione, senza un perché narrativo. Si può immaginare che le frange fossero un problema in più per Galleppini, che così ha deciso di farle affondare definitivamente nel fiume". (VEDI GLI INIZI - TEX WILLER E OCCHIO CUPO) "Sottolineiamo queste piccole incongruenze perché fanno parte della poesia del fumetto italiano del dopoguerra, perché sono caratteristiche di un lavoro artigianale, fatto con passione ma anche in fretta, senza una redazione, con un'abitazione trasformata in Casa editrice. Anche la costruzione del personaggio, dicevamo, avviene nel corso delle vignette". (17)

Dice Sergio Bonelli nello stesso volume che nonostante nel tempo avesse operato tante revisioni dei primi albi, "non ho avuto il coraggio di intervenire sulla camicia di Tex che, senza alcuna motivazione logica, tutto a un tratto, perde le sue frange per diventare la casacca che conosciamo attualmente". (18) (VEDI TUTTOTEX) (quella che conosciamo attualmente fino ad un certo punto: c'erano ancora i polsini di cuoio che Tex portava a volte, il fazzoletto era girato da una parte e la camicia stessa non aveva ancora i due taschini).

Così ha dichiarato Galleppini: “In quell’epoca (fra gli anni 1948-'50) disegnavo perfino Tex con gli stivali del ‘700 invece degli stivaletti da cow-boy”. (46)

Tra la pagina 92 al centro a sinistra e 98 al centro gli stivali escono dai pantaloni, per sempre oramai.

Altri passaggi saranno la sparizione dei polsini e il fazzoletto che si sposta al centro della camicia. Più lenti invece la sparizione dei guanti e la comparsa dei taschini sulla camicia.

La storia del colore degli abiti dei pards.

Non dobbiamo immaginarci il Tex di questi anni vestito così come lo conosciamo noi oggi, con i pantaloni azzurri e la camicia gialla, Tex non nasce così, ma come era colorato nelle copertine degli albi dell'epoca, così come lo immaginavano i ragazzi del 1948. Di questo non è stato tenuto conto nelle copertine e nell'interno di Tex collezione storica a colori e nemmeno nelle copertine di albi della serie regolare che riguardano il passato di Tex. Invece il n. 1 della 2a serie gigante tiene conto di come era Tex all'epoca.

All'inizio, sia sul 'marchio' a sinistra, sempre uguale, con Tex a cavallo, che nel disegno di copertina, la camicia era arancione (forse, viste le frange iniziali di cui abbiamo appena parlato, se ne voleva fare una casacca di pelle. Il fazzoletto era nero, rosso o blu scuro. Il cappello era verde sulle prime tre strisce sul marchio poi blu scuro. I pantaloni erano blu con un orlo giallo in basso nel numero 5, verdi sul marchio delle prime tre strisce. I guanti erano gialli (striscia 19 e in seguito). Gli stivali gialli striscia 53 e in seguito, la fondina per le pistole gialla sulla striscia 41, verde sulla 54, marrone dalla striscia 14 della seconda serie. Gli stivali marroni dalla 22, gialli dalla 33. Il cappello giallo dalla 26. Nella seconda e terza serie il fazzoletto è nero e gli stivali marroni.

Carson ha il cappello blu dalla striscia 24.

Tiger ha la camicia gialla dal 58 e pantaloni rossi, ha la camicia blu dal 62 e il gilet rosso dal 70 e pantaloni verdi dal 72

Le belle ragazze apparse in questo numero.

Non credo sia vero che la presenza femminile su Tex sia scarsa.

Quante belle ragazze, fin dai primi disegni! Nei primi tempi, non c'è praticamente albo di Tex senza la presenza di una ragazza o di una donna, o più di una.

Secondo Gianluigi Bonelli non c'era motivo di far apparire nelle avventure di Tex dei personaggi femminili a meno che non entrassero "nella trama come elemento narrativo: quello che importa è appunto l'avventura, e una donna buona non offre molti spunti, mentre una cattiva movimenta la trama. Combina guai". (28) Comunque, come ho già detto, nei primi numeri compaiono parecchie donne, sia 'buone' che 'cattive', ma negli anni a venire, a dire il vero, la loro presenza si diraderà un pò.

Quando gli venne chiesto perché una volta metteva più personaggi femminili, e quasi tutti cattivi, Bonelli padre risposte che nel western le donne hanno un ruolo secondario. All'obiezione che anche le donne in fondo hanno fatto la storia del West rispose di non negarlo tuttavia il ruolo pur determinante della donna nell'epopea del West è stato oscuro, umile e, soprattutto, abbastanza estraneo a quei momenti avventurosi che lui inseriva in Tex e che i lettori si aspettavano. (29)

Marco Giovannini di Panorama chiese a Sergio Bonelli se aveva mai litigato con suo padre “sul ruolo delle donne” e l’editore: “Lì andavamo d’accordo. La donna è bella, ma rallenta l’azione. Ho ancora nelle orecchie gli ululati di disappunto all’apparizione delle ragazze” nei film al cinema, “si perdevano dieci minuti di possibili scazzottature. Quando nell’”Assedio delle sette frecce” quella sventola di Eleanor Parker cerca di convincere William Holden a non partire, i ‘fatti gli affari tuoi’ si sprecavano. Se poi la donna diventa protagonista, come la bellissima Candice Bergen in “Soldato blu”, si trasforma in una specie di grillo parlante, insopportabile”. (33)

Sergio Bonelli: “Uno dei “tormentoni” che mi hanno perseguitato durante tutta la mia vita professionale riguarda le motivazioni che avrebbero spinto Gianluigi Bonelli a dedicare scarsa attenzione alla presenza femminile nell’epopea di Tex. Non posso negare che mio padre scrivesse pensando a un pubblico quasi esclusivamente maschile, interessato più all’aspetto dinamico e violento delle trame che a quello romantico e sentimentale; è però altrettanto innegabile (come sostengono anche molti critici) che il “sesso debole” sia ben rappresentato da una piccola schiera di donne che hanno caratterizzato alcuni tra gli episodi più amati dal pubblico”. (32)

Comunque, sono convinto che quello della mancanza di donne nelle storie di Tex, un argomento ricorrente nelle interviste agli autori, sia in realtà un falso problema: nei primi numeri, compaiono infatti parecchie donne, sia “buone” che “cattive”, e se con gli anni a venire la loro presenza si diraderà un po’, non credo che si possa dire che nelle storie di Tex, dati alla mano, manchi l’elemento femminile e andando avanti lo mostrerò.

A meno che con la presenza di donne non si voglia alludere a scene di sesso, come si capisce da un’intervista del 1993 di Marco Giovannini di Panorama a Sergio Bonelli, con Gianluigi ancora vivo, dove si chiedeva espressamente “Quel povero disgraziato di Tex non va più in là di un bacetto. Perché?” E la risposta è stata: “Penso che le scene amorose ci azzecchino poco con l’avventura. La mia formazione è cinematografica: ho ancora nelle orecchie le proteste quando John Wayne era costretto a sorbirsi la filippica' noiosa predica 'della bella ragazza di turno sul non partire e per tacitarla doveva baciarla. E poi io do per scontato che Tex lo faccia quando noi non vediamo, cosa che per la storia è irrilevante. Forse è anche per un pudore generazionale: io sono di quelli che poi non lo raccontano al bar”.

E’ proprio come rispose Tex stesso in una finta intervista di Valter Vecellio su Europeo alla domanda: “Vuol farmi credere che non si è mai concesso avventure?” “Un gentiluomo non parla di queste cose.”

Avete presenti gli albi di Diabolik? Con una bella ragazza disegnata a chiusura di ogni storia, a pagina quattro di copertina? Ecco, farò più o meno così per tutti gli anni.

La prima è Tesah (pagina 7 in basso a sinistra) poi ne verranno altre. Foto n. 2.

Alla signorina Antonia, la prima segretaria di Tea Bonelli, Galleppini si ispira per le fattezze della figlia di El Diablo, Florecita. (Pagina 124 al centro a sinistra) Foto n. 3.

Joan Baker a pagina 150 in alto a destra. Foto n. 4.

I primi animali in Tex.

Parlerò degli animali inseriti in Tex perché sono un modo di valutare l'accuratezza e la ricerca che c'è dietro la preparazione delle vignette, infatti partiremo da questi semplici disegni dei primi numeri, per arrivare a disegni di praticamente tutte le creature del Nord America, e non solo, che lasciano stupiti e a volte meravigliati perché non ci eravamo accorti della loro presenza ad una prima lettura. A parte i cavalli, a pagina 27, in alto a sinistra si vedono degli uccelli, forse avvoltoi, e a pagina 63 al centro a destra, dei topi: sono i primi animali che compaiono nelle vignette di Tex. ma ne vedremo molti altri...

La velocità di realizzazione (le sviste).

Conseguenza della velocità dealizzazione delle strisce con cui andava avanti Aurelio Galleppini sono per esempio le sviste, come quelle che porto alla vostra attenzione nel numero 1.

Improbabili le staffe (dove si infilano i piedi di chi va a cavallo) di Tex: più adatte ai cavalieri di un circo che a un fuorilegge. Non vi preoccupate: rimarranno così solo nella prima storia, che si conclude a pagina 34. (Vedi pagina 3 al centro a destra)

Eccovi un altro esempio di una svista da parte del disegnatore: l'altezza della finestra del ranch di Coffin, dalle parti di Calver City (prima Tex si deve allungare tutto per arrivare a darci una sbirciatina e poi se la ritrova alla sua altezza... e questo disegno è rimasto così in tutte le ristampe!) (Vedi pagina 11 in basso al centro e pagina 12 in alto a destra). Ritornerà Coffin ma il nome verra leggermente cambiato, ne riparleremo nel numero 85.

Non sarebbe possibile soffermarsi  su ogni modifica apportata oppure su ogni errore commesso dai disegnatori o dallo scrittore o dal letterista, a volte rimediati nelle ristampe e a volte no. Vi basti pensare, come già detto nella parte INIZI - "OCCHIO CUPO" E TEX WILLER, ai tempi ristretti, di sera e di notte, in cui si lavorava a Tex, dopo le ore del giorno dedicate al personaggio su cui si puntava di più, che si chiamava, appunto, "Occhio Cupo". Quidi non vi annoierò in questo senso.

Spesso Tex avverte gli avversari prima di sparargli contro. E lo fa fin da pagina 4 al centro a destra e a pagina 12 al centro a sinistra, e a pagina 143 al centro. (VEDI AVVERTE PRIMA DI SPARARE) Oppure preferisce sparare ai cavalli (pagina 16, al centro). Ma a pagina 60 vorrebbe sparare a sangue freddo (VEDI PIU' AVANTI L'AUTOCENSURA): addirittura a pagina 107 in basso a destra spara alle spalle!

Tex amico degli indiani.

Tex era già all'epoca un buon amico del capo dei Pawnee (segno che Gianluigi Bonelli voleva che il suo fosse un eroe rispettoso dei nativi americani e privo di pregiudizi. (Vedi pagina 6, la striscia al centro)

Tex e gli indiani: ecco l'occasione per continuare a parlare di quest'argomento dopo la Raccolta/Special n. 3 di Cronaca di Topolinia del settembre 2000, di Salvatore Taormina (sugli albi de La storia del West), che conteneva il mio articolo così intitolato, appunto, Tex e gli indiani.

La mancanza di documentazione (le armi, i vestiti).

In un intervista a Galep: “E le armi? Le copiava da riviste o libri?”

“Magari! Non c’era niente, allora. Si era nell’immediato dopoguerra e il problema era trovar da mangiare, altro che libri! No, le armi me le inventavo, facevo degli ibridi tra quelle che avevo visto durante il servizio militare e quelle dei film. Oppure le copiavo da altri fumetti, come quelli di Molino. Ora è diverso, ora sì che ci sono i libri”. (3)

Le prime pistole si possono vedere a pagina 5 in alto a destra e il fucile a pagina 16 in basso al centro. Tex e Carson iniziano fin da questi tempi ad avere due pistole, ma gli storici dicono che non servivano, non era pratico sparare con due pistole, ed era molto scomodo. A proposito, sembra che in origine la pistola di Tex non fosse una calibro '45, a giudicare da quanto viene detto a pagina 101, al centro a destra. (VEDI Tutto Tex e 1949 - LE ARMI)

Si sopperiva alla mancanza di documentazione con la fantasia di Gianluigi Bonelli, di cui abbiamo un assaggio già in questo numero 1, il totem misterioso, appunto, dal titolo del primo albo a striscia.

I villaggi del West.

A pagina 11 in alto a sinistra il primo esempio di come venivano realizzati i villaggi del West: Calver City. E l'interno delle abitazioni è in basso a destra. Ma le cittadine più grandi erano meglio caratterizzate, vedi pagina 89 in alto a destra e pagina 114 in basso a destra (Galleppini aveva finito a lavorare per Occhio Cupo). Miglioreranno ancora. Oggi siamo ben lontani da quegli inizi.

I pochi cartelli che si vedevano nelle vignette erano quelli strettamente necessari alla storia narrata, così la banca a pagina 43 al centro, la barberia a pagina 56 al centro, la posada, pagina 115 in alto a sinistra, il saloon, pagina 49 al centro a destra e 158 al centro a destra. Tutti gli altri erano solo scarabocchi.

Termini inglesi.

Curiosamente, Bonelli in quei tempi a volte inseriva nei testi delle parole inglesi senza nemmeno una nota di spiegazione. Si veda pagina 35 in alto al centro "Hands up" (mani in alto), e pagina 115 al centro a sinistra “outlaw” (fuorilegge), e pagina 134 al centro a destra "Damned“ (maledetto, dannato). (VEDI GLI INIZI - DOPOGUERRA)

Le prime piante delle zone aride del Nord America.

A pagina 39 in basso a destra il primo 'saguaro', chiamato anche cactus gigante o cactus a candelabro. Per molto tempo sarà disegnato poco meglio di così.

Le sviste nei testi.

I dieci anni trascorsi di cui si parla nella vicenda sono evidentemente un'inesattezza; se, come vedremo nella tabella TEX - ELENCO ANNI, all'epoca delle sue prime avventure, Tex aveva una ventina d'anni (e, quando il figlio Kit ha raggiunto a sua volta i venti anni, cioè nelle storie oggi in edicola, Tex si trova più o meno sulla quarantina), dovrebbe essere stato un ragazzino all'epoca della sua frequentazione con il capo dei Pawnee, Orso Grigio. Questi "dieci anni" non sono stati corretti neppure nelle ultime ristampe. (Vedi pagina 6 in basso a sinistra)

I disegnini umoristici di Galleppini e il loro significato.

Vedi la sezione GLI INIZI - "OCCHIO CUPO" E TEX WILLER 

In totale ci sono 38 disegnini fino al numero 3.

Pagina 9 Un pesciolino nuotava nel piccolo acquario proprio accanto a Galleppini

10

21 La pipì del cane

33 La pipì del cane

48 Nel cortile gironzola un cagnolino

53

66 La pipì del cane

68 in alto a sinistra

68 al centro

83 Una caffettiera che sbuffa: in quei momenti bolliva il caffè. Galleppini disegnava ininterrottamente, ristorandosi con robuste dosi di caffè

92 Nel cortile gironzola un cagnolino

99 Nel cortile gironzola un cagnolino

103

114 La pipì del cane

115 Il suono della sveglia

123 Una lettera d'amore

131 Nel cortile gironzola un cagnolino

134

145 Nel cortile gironzola un cagnolino

146

148 in alto a sinistra. La pipì del cane

148 in basso a sinistra Nel cortile gironzola un cagnolino

Il modo di parlare del primo Tex.

Tex conosce lo spagnolo, essendo nato in Texas (come vedremo) e vivendo tra l'Arizona, il Nuovo Messico e il Texas per la maggior parte del tempo, tutti e tre stati confinanti con il Messico. La prima volta che pronuncia una parola in questa lingua è a pagina 11, in alto a sinistra.

Tex, anzi, a volte usa termini spagnoli anche quando si trova lontano dal Messico, per esempio in Canada, e dove forse non sono poi così in tanti a capire il significato di queste parole! Da “Didattica dei fumetti”, del 1977: “I numerosi termini in lingua spagnola presenti nel sud degli Stati Uniti ci permisero di fare educazione linguistica comparata e di riferirci alla storia delle colonizzazioni. I ragazzi apprendono facilmente che il sud degli Stati Uniti è stato colonizzato dagli spagnoli (appunto perché trovano, anche per merito dei fumetti, sierre e città dal nome spagnolo), e che il bacino del Mississippi lo è stato, invece, ad opera dei francesi; la carta geografica diventa così un mezzo per fare, nello stesso tempo e concretamente, storia e geografia, ed i fumetti ne sono stati il tramite”. (49)

Il linguaggio di Tex era a volte un linguaggio da 'vaccaro', evidente retaggio della vita e del lavoro di famiglia... come vedremo più avanti, nel numero 85 e nel romanzo 'La mia vita'. (Vedi a pagina 9 la vignetta in basso a destra)

L'inizio e la fine delle prime storie di Tex.

Molte delle prime storie non avevano un vero inizio e una fine, ma semplicemente 'continuavano' nella successiva, senza nemmeno un titolo a separare nettamente l'una sall'altra. Alcuni hanno proposto un loro elenco di storie di Tex: ne parleremo più avanti.

Tracce cancellate e seguite.

I cattivi di questa prima storia si preoccupano di cancellare le tracce del loro passaggio per trarre in inganno Tex. Anche il nostro eroe, a sua volta, ricorrerà spessissimo a sistemi simili a questo. Inoltre, Tex è un asso nel seguire una pista nonostante i trucchi di chi lo precede. Nei numeri oggi in edicola questa cosa si è molto attenuata, ma nelle prime storie e per decenni nelle storie di Gianluigi Bonelli era tutto un susseguirsi di stratagemmi per cancellare le proprie tracce per non essere seguiti e di invenzioni o colpi di fortuna per cercare di ritrovarle. (Vedi a pagina 19 le vignette al centro, al centro destra e in basso al centro)

“Le orme. Le tracce. Una vera poesia nel gioco avventuroso di Tex. Un elemento narrativo ricorrente che approfitta di un appiglio offerto dalla realtà per poi volare sulle ali di una fantasia irrefrenabile e liberatoria. Perché, certo, gli stivali lasciano davvero delle impronte. E davvero si può riscontrare il passaggio di cavalli (ferrati o meno) su un terreno più o meno morbido. Ma in Tex le orme offrono molto di più. Sembrano quasi testimoniare come il passaggio delle persone, dei fatti, del bene e del male, lasci un’indicazione duratura, se non eterna. Come se ogni luogo, tanto più libero e selvaggio come spesso è il territorio del West, conservasse tutti i segni della vita e del passaggio del tempo. Basta guardare con più attenzione per vedere la testimonianza di una galoppata, una lotta, una corsa. Certo, non tutti sanno interpretare quelle tracce sulla terra: bisogna avere esperienza, occhio, sensibilità. Tex, ovviamente, ha tutti e tre i requisiti e forse anche qualcun altro che non ci è dato di sapere. E i suoi pards spesso sono alla sua altezza. Tanto da saper individuare, ad esempio, da quanti minuti un’orma è stata lasciata”. (43)

Luca Raffaelli, su “I classici del fumetto di Repubblica” n. 2 spiega: “In realtà il meccanismo di Bonelli è un gioco rigoroso e plausibile, regolato da leggi fantastiche (nella realtà non si può stabilire che le orme sono “di quattro o cinque ore fa”, ecc.)”. (44)

La mancanza di documentazione unita alla fantasia di Gianluigi Bonelli (le località geografiche e gli indiani: nomi di tribù e meccanismi troppo sofisticati).

Spiega Luca Raffaelli: “Quando Tex nasce, nel 1948, il western in Italia è come la fantascienza. Delle immense praterie del Texas e dell’Arizona si sa quanto di Marte e Saturno. Nessuna documentazione fotografica può aiutare: è pubblicata su libri americani quasi inaccessibili”. (4)

In quanto ai nomi di città e località, alcune erano inventate, come lo erano i nomi di alcune tribù indiane. Col tempo tutto questo migliorò, al punto che la leggenda diceva che se tra una città del West e un'altra c’era un cactus, sulle sceneggiature di Gianluigi Bonelli per Tex questa risultava davvero. In realtà, a causa di un errore, per tanti anni per le storie di Tex avevano usato una cartina geografica moderna, cioè che riportava alcune città che oggi esistono ma che ai tempi di Tex non erano ancora state fondate.

A quei tempi c’era poca conoscenza della cultura indiana (e pochi mezzi per accrescerla), di come era in realtà, anche da parte degli autori del fumetto e a questo si poneva rimedio con molta fantasia, come mostrano i sofisticati meccanismi per entrare in un idolo in cui è custodito un tesoro, davvero più adatti ad un film di Indiana Jones che a realizzazioni Navajo. (Vedi vignette pagina 20 in alto a sinistra e in alto a destra e al centro a destra e a pagina 21 a centro a destra, in basso al centro e in basso a destra)

"Insomma, ciò che Bonelli e Galleppini andavano costruendo insieme, guidati da un genuino entusiasmo, era una sorta di cinema fatto in casa, con pochi mezzi (una penna, una matita, un foglio di carta), ma avvincente e ricco di sorprese come i migliori prodotti hollywoodiani. Certo, anche per i vestiti, per le armi, per le ambientazioni, la documentazione era molto scarsa, difficile da trovare; Galep, però, si arrangiava, osservando attentamente i manifesti dei film in uscita e rispolverando il lontano ricordo delle pellicole di Tom Mix, di Ken Maynard e di tutti gli altri ingenui “principi” dei B – movies muti (i film di serie B, di “seconda categoria”), che aveva visto da bambino, a Iglesias, in Sardegna. All’epoca, suo zio gestiva l’unica sala cinematografica del paese, e lo lasciava entrare spesso, a divorare, con il cuore che batteva a mille e gli occhi sbarrati dalla meraviglia, quelle sparatorie, quei paesaggi, quei cowboys e quegli indiani che poi Galleppini avrebbe ricreato da maestro, per quasi mezzo secolo, sulle pagine del “suo” Tex”.

Tex e il soprannaturale.

In questo primo numero è molto vago il riferimento al soprannaturale: mi riferisco al vento che fa 'parlare' l'idolo in cui è nascosto un tesoro ne 'Il totem misterioso' e, nella storia seguente, il lenzuolo che Tex fa muovere a mò di fantasma nella storia 'La mano rossa'. Ben altro vedremo nei numeri a venire.

La violenza legata alla prima versione di Tex Willer.

Fausto Colombo “La cultura sottile”, 2009: “La violenza è fortemente presente, e i tratti salienti del protagonista anticipano certamente, nella sua rudezza, la rifondazione che assai più tardi Sergio Leone opererà del western classico”. (25)

Tex come Diabolik ha un passato più duro del tempo attuale (ma Diabolik uccideva per motivi più egoistici).

C'è un aspetto dei primi modi di agire di Tex di cui di solito non si parla: Tex sparava alle mani dei malviventi e le riduceva ad arti sanguinanti, in pratica rendendogli la destra inservibile per sparare in futuro contro chicchessia. Comincia con Coffin. (Vedi vignetta pagina 29 in alto a sinistra) Ma ne riparleremo più avanti.

Collegamenti.

Degli avvenimenti di pagine 43 - 45 si riparlerà nel n. 2, pagina 102 al centro a sinistra.

Marshall lo ritroveremo alle pagine 135 - 138 di questo numero e poi a pagina 30 del n. 2.

Tesah la rivedremo a pagina 100 del numero 2.

Si parlerà di Coffin nel numero 4, a pagina 82, e anche di Jeff Weber, a pagina 157, e di Arkansas Joe, nelle pagine 7, 16, 30 e 42.

La prima diligenza.

E' ben realizzata, si trova a pagina 68 in basso a sinistra.

Aurelio Galleppini e i paesaggi italiani.

Racconta Claudio Nizzi che, come Bonelli, “per ispirarsi Galleppini andava a vedersi i western di John Ford matita in mano, con una lampadina da minatore sulla testa, per poter schizzare le scene anche al buio”. (5)

Galleppini metteva nei suoi disegni le cose che aveva visto con i suoi occhi:i cavalli, le montagne, le fattorie.

Per molti Tex è stato il primo contatto con il mondo del selvaggio West, ma in realtà per i propri disegni Aurelio Galleppini (che si firmava Galep), il suo primo disegnatore e creatore grafico, si ispirò ai ricordi dei paesaggi rocciosi della Sardegna, dove aveva vissuto. In seguito gli scenari delle avventure mutarono, ma rimasero fondamentalmente italiani: a ispirare Galleppini fu anche il massiccio dolomitico del Sella.

John Vignola scrive “della suggestione dei paesaggi scabri” (ruvidi, brulli, aridi) “della Sardegna che Galep, assieme alle Dolomiti, ha utilizzato spesso per ispirarsi”. (6)

Abbiamo detto che "molte erano le approssimazioni e le ingenuità: Lo stesso Galleppini racconta che nei primi numeri di Tex i ranch texani assomigliavano più alle fattorie maremmane che agli originali". (Vedi pagina 75 vignetta in alto a destra) (26)

'I viaggi di Repubblica', 1 febbraio 2007. Scrive Luca Raffaelli: "Tex non è nato nei luoghi reali ma in quelli del mito. Bonelli padre ha lavorato di penna, trovando il magico punto d'incontro fra il west cinematografico e la realtà italiana del Dopoguerra: fatta di mattoni (li mostrano le case del west disegnate da Aurelio Galleppini), di ranch che somigliano alle fattorie della maremma grossetana, di proverbi, di fede nella santa provvidenza e di esclamazioni poco western ('Nespole!' è una delle tipiche espressioni del primo Tex Willer)". E' una esclamazione molto ripetuta, ma poco western, del primo Tex, c'è da dire che le nespole crescono solo in Europa e in Giappone, non negli Stati Uniti. (pagina 65 in basso a destra) (27)

Aurelio Galleppini aiutato.

Sorge il problema di trovare altri disegnatori per Tex. C'è chi pensa (e a volte lo si scrive anche) che nei primi anni, oppure decenni, Aurelio Galleppini abbia portato avanti il lavoro per i disegni di Tex tutto da solo, senza nessun aiuto. In realtà non è proprio così. Fin da subito ebbe bisogno di aiuto, anche solo per poche vignette.

Ci sono dei disegni, fin da pagina 87 e 88, che non sembrano inchiostrati da Galleppini, che forse è stato un pò aiutato da un altro disegnatore. (Pagina 87 al centro a destra e in basso a destra e pagina 88 in basso a sinistra: quei trattini sulle spalle di Tex non sono di Galep!) (Ho dei dubbi anche per la pagina 95 in basso a destra e 98 in alto al centro: ritornano i trattini di prima) Per molti anni la mano di altri disegnatori rimase un segreto di redazione.

Veramente, fin dai primi mesi di lavoro su Tex, Galleppini è stato aiutato (forse solo nelle emergenze, a causa di una indisposizione del disegnatore principale, per non restare indietro nelle consegne), e questo per circa i primi due anni di vita del personaggio. Poi venne un aiuto più sostanzioso in un paio di storie, per mano di Guido Zamperoni e Mario Uggeri. In seguito, dopo altri tre anni (a partire dal n. 18 della 2a serie gigante) vennero regolarmente in suo aiuto altri disegnatori, ma sono tutte cose che vedremo in seguito. (VEDI TEX - SCRITTORI E DISEGNATORI)

Spiega Sergio Bonelli sul Maxi Tex n. 1: “Dovemmo ricorrere ad altri disegnatori per la parte grafica: a disegnare si va più lentamente e si fatica di più che a scrivere”. (31)

Bella inquadratura di Galleppini.

Galleppini si concede una bella inquadratura dall'alto a pagina 110, in alto a sinistra. Aveva finito con il lavoro per Occhio Cupo? (VEDI INIZI - "OCCHIO CUPO" E TEX WILLER)

Bei disegni di Galleppini.

Non mancano i bei disegni, comunque: vedete a pagina 44 al centro a destra, ad esempio.

Tanti disegni pubblicati su Tex da varie riviste, libri e quotidiani lasciano un pò a desiderare: io vi indicherò i migliori.

Addirittura farà uso di vignette dai contorni diversi dalla solita 'gabbia' (vedete pagina 49 in basso, 106 in alto e 117 in alto, ma poi non lo farà più.

Frasi ad effetto.

Pagina 82 in alto a sinistra, pagina 93 al centro a sinistra, e in basso a destra, pagina 94 striscia al centro

Brutto scherzo del cavallo Dinamite.

In quei tempi Tex cavalcava sempre lo stesso cavallo (una cosa che capitava di frequente agli eroi di allora) di nome Dinamite. Si trattava di un buon cavallo, molto utile in più di un occasione, ma che una volta tira un brutto scherzo a Tex. (pagina 117 in basso a sinistra e pagina 118 al centro a destra)

La data del 1898 che compariva in origine.

All'inizio della storia "La mano rossa", a pagina 35, vignetta in alto al centro, compare la data: "Un giorno di luglio del 1898", alquanto fuori dalla cronologia degli albi successivi (come vedremo nella tabella apposita); in particolare, Tex sarà presente, poco più che ventenne alla battaglia della Guerra Civile americana di Shiloh il 7 aprile 1862 (come vedremo), il che implica che nel 1898 dovrebbe essere quasi sessantenne! Tale incongruenza è stata corretta eliminando quella data nelle ristampe a partire da TuttoTex. VEDI nelle pagine seguenti TUTTOTEX.

L'uso della dinamite da parte di Tex.

Tex farà ampio uso della dinamite, fin dal n. 1, anche se il risultato del primo candelotto di dinamite è da cartone animato! (pagina 121 in alto a destra, in basso a destra e al centro a sinistra, p. 127 in basso al centro e in basso a destra, p. 129 in alto al centro e in alto a destra)

Tex si avvicina alla legalità.

Agli inizi Tex era un fuorilegge con tanto di avvisi di taglia sulla sua testa. (pagina 37 vignetta al centro a destra, pagina 39 vignetta al centro e al centro a destra, 41 in alto a destra e pagina 42 striscia in basso; lo riconosce anche lui stesso: pagina 82 in alto a sinistra) Vedete che c'è anche un accenno al fatto che ha "dovuto" lasciare la sua città: tutti i fili pendenti verranno riannodati in Tex Gigante 2a serie n. 83, e nel romanzo "La mia vita".

A tutti gli effetti, le parole e le azioni del protagonista, Tex, facevano dell'albo un fumetto "appetitoso" per i giovani e gli adulti (maltrattava i rappresentanti della legge incapaci o corrotti, uno dei motivi del successo di Tex secondo Gianluigi Bonelli). VEDI GLI INIZI - I MOTIVI DEL SUCCESSO DI TEX, LE CARATTERISTICHE DEL PERSONAGGIO; IL COMPORTAMENTO E IL LINGUAGGIO.

Tex è ancora un fuorilegge, però comincia ad essere stanco di questa vita e piano piano, (vedi pagina 82 al centro a sinistra) grazie anche all'incontro con un ranger, Jeff Weber, si avvicina alla legalità. (vedi pagina 96 in basso a destra e pafina 97 in alto a sinistra)

Tex diventa ranger.

Franco Restaino su “Storia del fumetto”, 2004: “Tex in genere va per le spicce nel fare e farsi giustizia. Gli autori a un certo punto dovranno assegnargli dei compiti “ufficiali” per evitare gli strali della censura che non può accettare un giustiziere fai da te: diventa un ranger incaricato di assicurare alla giustizia i malviventi.” (24)

A pagina 137 un momento storico: Tex Willer diventa ranger. (Vedi pagina 136 striscia in basso e pagina 137 striscia in alto) Per il momento lo resterà solo fino al numero 3 pagina 96 al centro a destra. (VEDI 1949 - NUMERO 3 - TEX RITORNA AD ESSERE UN FUORILEGGE)

E forse, come si legge a pagina 135 al centro, e 136 in alto al centro, ricevere la stella di ranger ha ritardato le indagini e la salvezza di Florecita.

Kit Carson.

Nell'occasione in cui diventa ranger Tex conosce Kit Carson. (Vedi pagina 137, vignette al centro a destra, in basso a sinistra e in basso a destra) Quando chiesero a Gianluigi Bonelli se aveva qualcosa da dire sull'interpretazione che aveva dato del personaggio di Kit Carson, rispose che il suo Carson "non ha nulla a che fare con il personaggio storico. Il pard di Tex è un allegro compagno d'avventure, un uomo mite anche se implacabile quando le circostanze lo richiedono. Il vero Kit Carson, invece, era un individuo spregiudicato e cinico, colpevole addirittura di aver combattuto gli stessi Navajos con mezzi tutt'altro che leali". (20) Gli fu chiesto se quando ha affiancato Kit Carson a Tex sapeva dei trascorsi di Carson contro i Navajos e Bonelli rispose di sì, ma che gli piaceva la figura, inoltre era un nome già conosciuto.

Il vestito di Carson non è ancora quello definitivo, ma indossa una camicia a quadri (Pagina 137)

(VEDI 1950 - NUMERO 5 - LA CAPPIA TEX - CARSON)

Ormai è troppo tardi per far risaltare il Carson storico nei fumetti di Tex. Quando molti anni dopo il 1948 si farà uscire una storia di Tex negli Stati Uniti, opportunamente si decise di far agire Tex da solo: probabilmente gli americani non avrebbero capito questo Carson così diverso da come era veramente stato.

Termini religiosi.

In questa ed altre storie vediamo anche come Gianluigi Bonelli, da buon italiano, aveva una certa infarinatura religiosa, che ha trasferito ai suoi personaggi. Si veda pagina 82 al centro a sinistra.

Gianluigi Bonelli e l'umorismo.

A Gianluigi Bonelli non piacevano particolarmente le storie con un personaggio comprimario intenzionalmente comico, come invece succedeva al figlio Sergio, ma non disdegnava alcune battute umoristiche. Ecco un esempio del modo di parlare particolare, anche ironico, che rimarrà un segno distintivo di Tex anche negli anni a venire, per tutto il periodo di Bonelli padre: le vignette di pagina 100 al centro a destra e in basso a sinistra. (VEDI GLI INIZI - I MOTIVI DEL SUCCESSO DI TEX 3) IL LINGUAGGIO)

Vignette riutilizzate.

Quà e là si possono trovare delle vignette già utilizzate per una storia di Tex precedente. Forse Galleppini ogni tanto lo faceva per consegnare in tempo il lavoro, in modo che i disegni potessero essere dati alle stampe per tempo. Ma la storia "Terrore a El Paso", che inizia a pagina 99, è quasi completamente fatta da vignette di storie precedenti rimontate per dare un senso logico. (Alcuni esempi sono la vignetta di pagina 99 in alto a destra e quella di pagina 82 in basso al centro; e poi quella di pagina 99 in basso a sinistra con quelle di pagina 73 in basso al centro e pagina 86 al centro a destra)

Tex è uno stratega di prim'ordine.

In questo caso si tratta di incendiare l'erba per contrastare un fuoco già acceso in precedenza, pagina 131 strisce in alto e al centro. (VEDI 1948 - LE STRATEGIE MILITARI)

Non sembra che questa dote di Tex sia dovuta alla resistenza partigiana in Italia pochi anni prima.

Arrivano i nostri.

Il primo libro pubblicato su Tex Willer, "Analisi semiseria del più popolare fumetto italiano" di Rudi Bargioni ed Ercole Lucotti, anallizzava le prime storie di Tex ed evidenziava come molte volte a far uscire dai guai il nostro eroe era l'aiuto della cavalleria, dei navajos, o di amici che, con forze preponderanti, sbaragliavano i cattivi. Ecco un esempio a pagina 131 in basso. (30)

Parole strane o cadute in disuso.

“I viaggi di Repubblica”, 1 febbraio 2007. Scrive Luca Raffaelli: “Tex non è nato nei luoghi reali ma in quelli del mito. Bonelli padre ha lavorato di penna, trovando il magico punto d’incontro fra il west cinematografico e la realtà italiana del Dopoguerra: fatta di mattoni (li mostrano le case del west disegnate da Aurelio Galleppini), di ranch che somigliano alle fattorie della maremma grossetana, di proverbi, di fede nella santa provvidenza e di esclamazioni poco western (“Nespole!” è una delle tipiche espressioni del primo Tex Willer)". (48)

Tex è, infatti, un western italianissimo, anche nel modo di parlare dei personaggi, con parole strane per l’America di fine ‘800, guardate alcuni esempi qui di seguito: “vagheggino” è un giovane che fa il galantuomo con le donne, un damerino, un corteggiatore. (Disegni pagina 143 in alto al centro)

Avverte prima di sparare.

Tex Willer è un uomo leale, e non è vero, come dice per scherzo nel numero 4 a pagina 64 al centro, che prima spara e poi dice mani in alto.

Tex e i suoi pards hanno un codice d'onore: avvertono i nemici prima di sparare; certo non era così nella prime pagine, ma fin dai primi numeri hanno quasi sempre sparato prima un “colpo di avvertimento”, non avvalendosi del vantaggio che ha, e poi spara per colpire forse dopo un’eventuale risposta dei nemici. (La prima volta è stata nella striscia a pagina 143 al centro)

Naturalmente non sarebbe possibile evidenziare tutte le diverse sfaccettature della personalità di Tex. Perché non vi prendete qualche ora per rileggervi con calma qualcuna delle vecchie storie? Vi assicuro che ne avrete delle sorprese.

Il primo battello a vapore.

Si trova a pagina 151 al centro.

Tex tre stelle.

All'inizio non si chiamava così ma era solo una ristampa della 2a serie gigante con pubblicità e prezzo diversi.

Per saperne di più vedi l'elenco di tutte le storie - Tex tre stelle

L'autocensura.

Forse non tutti sanno che le diverse edizioni delle storie di Tex non sono proprio identiche ma contengono differenze, grandi e piccole. Continua Ermanno Detti: "Le storie sono piuttosto simili e, a una prima occhiata, non sembrerebbeesserci alcuna differenza. E' solo attraverso un'analisi attenta che si notano alcuni ritocchi. La maggior parte dei ritocchi non ha lo scopo di migliorare qualitativamente il fumetto sul piano ortografico (solo eccezionalmente elimina errori ortografici)". Ho parlato degli errori grammaticali e del primo letterista nella parte GLI INIZI - "OCCHIO CUPO" E TEX WILLER "Né hanno lo scopo di migliorare l'aspetto grafico, che risulta quasi sempre peggiorato. La preoccupazione degli autori è invece quella di compiere una trasformazione di carattere moralistico - ideologico. Gli autori hanno, sia sul piano grafico che linguistico, operato pesantemente anche se limitatamente a poche vignette: quelle ritenute portanti di messaggi fondamentali". (12)

Graziano Frediani su “Le Frontiere di carta”, del 1998: “Nel Dopoguerra, esplose una vera “caccia alle streghe” contro i giornalini a fumetti, colpevoli, secondo alcuni, di “avvelenare l’anima dei lettori con dottrine violente e malsane”. Nel 1951, l’Apostolato della Buona Stampa pubblicò un “Indicatore della stampa per ragazzi”, in cui si elencavano le testate “raccomandabili”, “leggibili”, “leggibili con cautela” ed “escluse”. In quest’ultimo gruppo, riservato alla “stampa moralmente nociva, che non è permesso leggere per nessuna ragione, perché costituisce un eccitamento alla delinquenza, alla corruzione, alla sensualità”, figuravano, in mezzo ad altri duecentotrenta titoli, anche “Pecos Bill”, “Il Piccolo sceriffo” e “Tex Willer”! Nello stesso periodo, due deputati democristiani, Federici e Migliori, presentarono alla Camera un progetto di legge che chiedeva un controllo preventivo sui periodici a fumetti. Per evitare di dover sottoporre ogni pagina al giudizio di una “commissione di censura governativa”, gli editori del settore si coalizzarono, istituendo una propria “commissione di autocensura”, contraddistinta da un marchio (“MG”, Garanzia Morale), che per anni fu applicato in bella vista sulla copertina delle varie pubblicazioni”. (21)

Questo era il clima che si respirava all'epoca in cui nacque Tex. Dopo anni di attacchi si decise di difendere i fumetti con una autocensura. L'autocensura fu motivata quindi da una chiusura di molti verso il fumetto che si poteva leggere sui giornali. Ad esempio vedi 1949 - NUMERO 2 - TEX TRE STELLE - I GIORNALI DELL'EPOCA

2010 settimana dal 2 al 6 agosto “La storia siamo noi” intervista a Sergio: “All’epoca, con Mondadori e con altri 6 o 7 editori ci siamo proprio inventati questa autocensura e prendevamo in visione tutta la produzione intervenendo persino sulle parole: “dannazione” non andava bene. E’ persino una cosa di cui io da molti anni mi vergogno, però il fatto che ci fosse in Parlamento questa minaccia faceva superare il mio atteggiamento, che era diverso”. (22)

L'autocensura non colpì gli albi già stampati perché erano ormai usciti in edicola e nemmeno alcune ristampe. Ma all'uscita della ristampa della 2a serie gigante, quella chiamata ora tre stelle l'autocensura colpì.

"Già nella seconda vignetta", dice Detti: "Troviamo una piccola variazione: Nella prima versione, Tex dice: "Non è lo sceriffo con i suoi scagnozzi", col significato, dice l'enciclopedia di 'chi sta al servizio di un potente eseguendone docilmente gli ordini; tirapiedi' "mentre in quelle successive la parola "scagnozzi" riferita ai rappresentanti della legge viene sostituita con "uomini", lasciando invariato il resto del discorso. Questo è un primo esempio di pulizia linguistica, che tende ad eliminare espressioni forti e che si ripeterà costantemente. Verranno così cancellate, o sostituite con altre, espressioni come "Perdio", "sangue del diavolo", "bastardo", ecc". (13)

Sergio Bonelli a Panorama dice: “Venivano sostituite da ‘accidenti’ o ‘perdinci’”. (37)

Solo nella prima storia (le prime tre strisce) "il totem misterioso" ho contato più di quaranta imprecazioni (come diavolo, inferno, dannato, ecc.) più di una ogni pagina. Effettivamente gli educatori dovevano essere preoccupati per i ragazzini che lo leggevano. (Espressioni come demonio, Satana, si trovano spesso nei primi albi non censurati)

Espressioni come "Perdio" erano veramente forti e lo sono tuttora. In un solo caso la redazione lo ha lasciato, ma ne riparleremo in occasione del numero 108.

Una delle modifiche più appariscenti riguarda le giovani donne, che nelle prime edizioni dei primi numeri apparivano spesso a gambe scoperte o arditamente scollate. Nelle edizioni successive vengono disegnati vestiti sulle parti nude, spesso con risultati piuttosto scadenti o comunque mai con miglioramenti dal punto di vista grafico, come si può vedere a pagina 7 in basso a sinistra e a pagina 9 in alto a sinistra. In seguito, nelle ultimissime ristampe, queste 'censure' vengono abbandonate e le parti del corpo di nuovo scoperte...

E' anche attenuata la violenza. Nelle prime edizioni Tex è un fuorilegge che spara per uccidere anche quando non sarebbe del tutto necessario. Nelle edizioni censurate, modificando dialoghi e didascalie, si cerca quà e là di attenuare questo aspetto (all'espressione 'fuorilegge' si sostituisce, almeno in un caso, quella di 'giustiziere') e si cerca di presentarci un Tex più mite ed umano.

Ermanno Detti: "In alcuni casi i dialoghi sono profondamente modificati, mentre la parte grafica resta integra perfino nelle espressioni del volto. A differenza della prima versione, nelle nuove edizioni Tex non minaccia più di uccidere i suoi nemici, ma si limita ad intimare loro di seguirli alla prigione; scompaioni battute sadiche e non si ammette più che si spari per uccidere" a sangue freddo. (16) Da notare come la fronte di un bandito continui a sudare a catinelle mentre Tex non minaccia più di ucciderlo ma lo invita a fare una passeggiata verso la prigione. Vedi le vignette integre e censurate a pagina 60 in basso a sinistra e in basso al centro.

Sergio, citato prima, dice: “Via il più possibile pistole e coltelli”. (39)

Detti: "Per comprendere meglio questo aspetto, occorre capire che fra la prima e le successive edizioni si è trasformata la personalità di Tex. Nelle edizione del 1948 la legge poteva essere violata, perché spesso gli sceriffi erano degli incapaci o, peggio, dei corrotti. Nelle nuove edizioni i tempi erano cambiati: i dialoghi che esprimevano questa concezione sono radicalmente modificati in modo da evitare ogni riferimento alla violazione della legge e ogni derisione per i tutori dell'ordine". (Vedi pagina 69 vignette al centro a destra e in basso a sinistra e in basso al centro) (19)

Quel linguaggio minaccioso verso le autorità è ancora considerato inopportuno, visto che in nessuna ristampa è ritornato com'era in origine.

Il lavoro di cui parlava Sergio Bonelli fu “preventivo”, fatto di spontanea iniziativa della redazione, dopo essersi consultati anche con altre case editrici, prima che i tagli della censura infliggessero punizioni forse anche più pesanti.

Come dice Sergio Bonelli su Panorama la proposta di legge prevedeva “che noi editori dovevamo andare a Roma a sottoporre i nostri giornalini a una commissione. Io mi ricordavo ancora di mio padre Gianluigi quando nel 1939 partiva con le sue pagine sotto il braccio”. “E allora cosa successe?” chiede Marco Giovannini. “Che diventammo più realisti (cercare) del re. Organizzammo un’associazione di cui Mondadori era presidente e io, che ero il più giovane e il più in bolletta, il galoppino, cioè il segretario. Era il famoso marchio di garanzia morale, ci inventammo un codice di autocensura”.

Continua Sergio Bonelli: “Ovviamente il sesso era ancora più temuto della violenza. Un articolo recitava testualmente: ‘Sono proibite le eccessive nudità e le pose sconvenienti. Ogni personaggio deve essere presentato in abiti accettabili dal buon gusto e dalla decenza; non si deve accentuare o sottolineare qualsiasi parte del fisico, in particolare della donna’. Allora vai, allunga le gonne alle indiane, riempi le scollature, mai la giarrettiera, aggiungi pizzi, trine e merletti a ogni ‘belvedere’. Ho personalmente censurato molti originali, rovinandoli, perché allora le fotocopie erano un lusso”. (36)

Infatti, una delle modifiche più appariscenti riguarda le giovani donne, che nelle prime edizioni apparivano spesso a gambe scoperte o arditamente scollate. Nelle edizioni successive vengono applicati vestiti sulle parti nude, spesso con risultati piuttosto scadenti o comunque mai con miglioramenti dal punto di vista grafico, come si può desumere dalle illustrazioni riportate. In seguito, nelle ultime ristampe, queste censure vengono abbandonate e le parti del corpo di nuovo scoperte. (Vedi pagina 7 in basso a sinistra e pagina 9 in alto a sinistra)

Vedremo esempi di questa 'autocensura' anche nel numero 2 della 2a serie gigante, nel 1949.

Dice Massimo Fini su Epoca: “Quando ero giovane, Willer era una lettura segreta, pericolosa. Gli altri leggevano Blek Macigno e Capitan Miki. Io leggevo Tex di nascosto perché era un ribelle”. (38)

Passato il periodo peggiore della “caccia alle streghe” come vengono chiamati questi anni, Tex ha continuato per la sua strada incontrando, di tanto in tanto, alcuni rappresentanti della Legge incapaci o corrotti. Tex li ha un po’ maltrattati e si è anche fatto la reputazione di essere uno che non va tanto per il sottile quando si tratta di ristabilire il diritto e la giustizia. Però quanto appena detto non dovrebbe far pensare che Tex, in senso assoluto, non rispetti la Legge e l’autorità costituita. Anzi, si potrebbe dire che è proprio per un alto amore per la Giustizia e il fatto che abbia un alto senso della Giustizia (da notare la lettera maiuscola, non casuale, perché non si riferisce al semplice rispetto di norme scritte in un codice), che Tex non permette che un “furfante” riesca a cavarsela a causa di cavilli legali oppure grazie ad avvocati dalla lingua sciolta, come contano di fare molti brutti tipi che Tex ha incontrato. Per questo motivo Tex non prende i regolamenti e le leggi troppo alla lettera: è convinto che, nella maggior parte dei casi, le maglie della rete (la legge, appunto) siano così grandi che la maggior parte dei pesci che vi si dovrebbero impigliare (i disonesti) riusciranno sempre o quasi, in un modo o nell’altro, a farla franca, se non intervenisse lui e i suoi pards con mezzi poco ortodossi. Ma, a dire il vero, per tranquillizzare i benpensanti, c’è da dire che solo Tex può permettersi questo “lusso”, cioè di oltrepassare i limiti della legge: Tex non può essere imitato nella vita reale perché solo lui, infatti, è in grado di capire sempre chi è “buono” e chi è “corrotto” (e, in taluni casi, nemmeno lui); invece, i comuni mortali come noi non possono fare altro che ricorrere alla legge e sperare che siano riconosciuti i nostri diritti. Tex, nelle sue storie, può fare di più.

Ho già detto nella parte INIZI - I PRIMI COMPITI DI SERGIO, come negli Stati Uniti le cose non andassero tanto diversamente, infatti "Nei primi anni 50 si scatena un'ondata persecutoria contro il fumetto da parte delle varie associazioni dei genitori. Una campagna moralizzatrice che vede il suo apice nella pubblicazione del saggio 'The seduction of Innocent'" La seduzione dell'innocente "(1954) da parte dello psichiatra Fredric Wertham, in cui vengono messi all'indice il crudo realismo e la violenza presenti nei comics del Dopoguerra. Il fumetto viene considerato una disgrazia nazionale: l'odio cieco e irrazionale che investe 'l'arte sequenziale' porta addirittura a organizzare dei roghi pubblici in cui vengono bruciati migliaia di albi. Questo induce gli editori di comics a creare una sorta di codice di autoregolamentazione interno: nasce quindi il Comics Code Authority, che ha il compito di eliminare la violenza e l'immoralità dalle storie a fumetti". (11)

Per riassumere, l'autocensura riguardava 1) l'abbigliamento femminile, 2) la violenza verbale, 3) la violenza fisica e, 4) la derisione degli uomini che rappresentavano la legge.

Comunque, può essere interessante e divertente confrontare le prime strisce con gli albi successivi; certo non sarà facile trovare gli albetti a striscia originali, ma alcune pubblicazioni riportano esempi di queste “censure”, come il libro già citato: “Il fumetto tra cultura e scuola”, di alcuni anni fa, che potrete reperire in qualche biblioteca della vostra città. Inoltre ci sono sempre le ristampe anastatiche o quelle che ripristinano i disegni originali.

Detto per inciso, va notato pure che (a parte le ristampe anastatiche per collezionisti) se nelle ultime edizioni le donne sono ritornate con le loro abbondanti scollature, e sensuali minigonne, quello che il primo Tex pensava della legge e della corruzione delle autorità non è più ritornato nei testi degli albi.

All’osservazione che il linguaggio di Tex si era fatto spregiudicato Gianluigi Bonelli rispose che non se ne era accorto. Fin dall’inizio aveva voluto usare in Tex un linguaggio duro, violento, a volte amaro, del resto questo linguaggio accompagna sequenze esse stesse violente: questo era il mondo del West. Disse che quello che aveva sempre cercato di evitare era la volgarità, la brutalità gratuita, il sadismo e le parolacce. (47)

Vedremo altri esempi di autocensura anche nel n. 2 (1949 - NUMERO 2 TEX TRE STELLE - LE CENSURE SULLE DONNE E SULLA VIOLENZA)

Rivista "Educazione": Il libro che diventa cinema - Il giornale "a fumetti" è il più grande narcotico intellettuale che abbia invaso il mercato.

"La diffusione dei 'fumetti' è un fatto indiscutibilmente di vaste proporzioni e risonanze. Anch'esso elemento diagnostico del nostro tempo, anch'esso forgiatore della nostra mentalità: come la radio, il cinema, il giornale, il jazz... Che ne dobbiamo pensare dal punto di vista 'educativo'? E dicendo 'educativo' intendo dire anche morale, sociale, intellettuale...

Il pericolo può manifestarsi o nelle illustrazioni talora libere e procaci,' sfrontate, arroganti, licenziose, provocanti 'o nelle trame generalmente concludenti ad una esaltazione della violenza e della forza bruta.

La scrittrice americana Maria Mannes, a riguardo delle trame di cui si intessono per lo più queste storie, ha una buona ed acuta osservazione che giova riferire. In apparenza niente di più innocuo: la formula è quella del Simpatico Giovanotto dotato di forze soprannaturali, che combatte ed annienta i cattivi e salva i buoni. Ma c'è qualche neo. Prima di tutto, che queste storie si basano sopra un concetto di 'giustizia bendata' Questi eroi fanno e disfanno a piacer loro. Non sono responsabili di fronte a nessuna legge, a nessuna entità od organizzazione superindividuale, a nessuna disciplina civica o nazionale. Per patriottici e virtuosi che siano, sono pur sempre al di fuori di ogni legge. Il che è certamente il sogno di tutti i bambini, poiché i bambini odiano l'autorità. Ma altro è quando questo sogno viene materializzato ai bambini nelle forme più grossolane. In tutte queste storie il 'buono' vince il cattivo semplicemente perché è dotato di mezzi, è fisicamente il più forte.

Ed ogni storia viene per lo più ad avere il suo centro drammatico e punto culminante in un tremendo pugno, in una scarica di mitra o ancora nell'impiego di qualche arma atomica.

E troppo sovente l'educatore nel dare il suo consenso nei riguari della lettura di una di queste storie, trascura questi elementi, limitandosi ad osservare se vi sono o no figure meno convenienti, e se la trama è immune da sconcezze. La moralità, è il caso di ricordarlo, non va vista solo in funzione di uno o due comandamenti della legge divina e naturale, ma si estende a tutta una concezione e a tutto un metodo di vita.

La scrittrice citata, parla anche di 'paralisi d'ingegno' e considera i fumetti 'il più grande narcotico intelletuale che ci sia sul mercato', sì che ogni ora impiegata a leggerli, è un'ora in cui 'ogni sviluppo interiore si arresta', con il pericolo di veder compromessa la statura del proprio ingegno.

A questa espressione, qualcuno, certo più d'uno, sbarrerà tanto d'occhi, e giudicherà: 'esagerazioni!'. Certo non son così evidenti, non saltano subito agli occhi, e poi tornan così nuove: ma se ci si spenderà su un pò di riflessione, si dovrà pur concedere che un certo qual fondamento l'hanno, ed anche notevolmente sodo. Mi accontento di farvi qualche accenno, e in rapporto ai nostri ragazzi. Di riflesso tali osservazioni si potrebbero estendere anche agli adulti.

La lettura di questo tipo sottrae alle occupazioni più importanti un tempo notevolissimo. I fumetti 'magnetizzano' il ragazzo: per essi sovente rinuncia anche al gioco, alla compagnia dei coetanei per ritirarsi in qualche angolo appartato, e sedut per terra immergersi nel mondo dei suoi eroi... che lo accompagnano sempre e dovunque... anche a tavola, anche a scuola. Ne è autenticamente affamato, si industria a provvedersi in qualsiasi modo nuovi racconti, e li conserva con cura gelosa. Ho potuto constatare che tale passione può in certi casi spingere al furto ragazzi di per sé irreprensibili.

Lo studio necessariamente ne subisce il contraccolpo e per tempo che in tal modo gli vien sottratto, e per l'abito della distrazione che gradualmente e insensibilmente va ingenerandosi nel 'divoratore' di albi: ma soprattutto per la lenta ma letale intossicazione a cui va sottoposta l'intelligenza.

E' vero, la prima accusa (perdita di tempo) e la seconda (distrazione) si possono estendere anche ai libri di lettura amena," dilettevole, piacevole, fatta a scopo di divertimento, senza impegno artistico "che in gran parte e presso certe categorie di persone son stati 'bruciati' dalla concorrenza loro fatta dai fumetti. Ma per la terza (intossicazione dell'intelligenza) non si può dir lo stesso. Un libro per quanto sciocco nel suo sviluppo e a volte sciatto nella sua forma richiede da parte del lettore un certo sforzo per la comprensione: per la 'traduzione' dei segni grafici in parole e poi in concetti; l'intelligenza e l'immaginazione si debbono mettere in movimento, 'debbono attirarsi'. Il libro presenta sempre uno sviluppo complesso, di cui man mano che si procede nella lettura bisogna pur ricordare le linee essenziali di svolgimento. E ancora, nel romanzo propriamente detto, o novella, vi è una almeno embrionale delineazione di caratteri, e in genere attorno al nucleo centrale dell'azione gravita tutto un mondo di elementi descrittivi, psicologici, umani... Tutte cose queste che al 'fumetto' mancano: le vicende sono generalmente brevi e tali da non richieder vera concentrazione intellettuale: ogni gesto è disegnato e perciò stesso anche l'immaginazione se ne rimane inerte; contenuto di idee: nullo o quasi, di qui l'assenza di ogni benché minimo impegno di pensiero.

Che dire poi dal punto di vista strettamente 'letterario'? Il testo dei fumetti necessariamente ridotto a battute rapide, è per lo più un insulto al buon gusto, quando non lo è al buon senso; spesso lo è anche alla grammatica.

La lettura eccessiva di fumetti è stata paragonata all'uso precoce del tabacco: intorpidisce, paralizza, instupidisce l'intelligenza e lo spirito, come il fumare nuoce all'organismo.

Ma tale passione, abbiam detto, è anche sintomo diagnostico di vuotaggine interiore, di puerilità e primitività intellettuale, che cerca tali evasioni non per riuscirne superata, ma per esserne inconsciamente perpetuata e maggiormente escavata.

La paura del pensiero è forse il peccato più grave del nostro tempo, e non c'è bisogno di ricorrere al saggio del Huizinga per accorgersene. Rossi, in un suo romanzo marinaresco, 'Oceano', fa dire al suo protagonista che gli operai di Ford, domandano ai loro padroni non tanto una diminuzione di lavoro, quanto piuttosto di essere liberati dal compito di pensare durante il lavoro. Un pò tutti siamo oggi tendenzialmente portati ad imitare gli operai di Ford. I racconti 'a fumetti' son fatti apposta per soddisfarci ad essere meno pienamente uomini.

L'autentica educazione dell'intelligenza li 'condanna' nelle loro esasperazioni ed eccessi, li 'vigila' e cerca di 'limitarne' quant'è possibile l'efficacia e l'azione, agendo non solo negativamente (proibendoli) ma anche positivamente: 'sostituendo', 'educando', 'dando il gusto' del 'meglio'.

Quando saremo riusciti a suscitare anche in uno solo dei nostri ragazzi l'amore per il libro e per la 'vera' lettura, e i suoi giornalini ed albi giaceranno in qualche angolo polverosi e dimenticati, potremo dire di aver cooperato efficacemente alla sua formazione".

TuttoTex.

Nel 1985 esce una vera e propria ristampa di Tex (dopo 20 anni da Tex tre stelle e dopo che si ristampavano a ripetizione tutti i numeri di Tex e che le edicole avevano una vera e propria collezione di Tex, specie nelle località turistiche.

Per saperne di più vedi LA STORIA DEGLI ALBI DI TEX - TuttoTex

Sergio Bonelli su Tex a colori n. 1: "In occasione di ogni mia rilettura, nel corso delle molte ristampe che hanno scandito l'ormai sessantennale carriera di Tex, mi sono trovato ad apportare dei piccoli cambiamenti alle tavole originali, realizzate in quell'epoca piena di ottimistico fervore e di ingenua artigianalità. E' più corretto rispettare la passione maniacale dei vecchi collezionisti lasciando tale e quale persno un errore sfuggito al letterista oppure è più serio correggerlo per rispetto al giovane lettore che compra l'albo per la prima volta? Domande su cui si potrebbe dibattere per ore... Pur non avendo alcuna vocazione all'autoritarismo, io ho deciso di assumermi in pieno l'onere della scelta, per merito, ahimé, della non più verde età, che mi permette di ricordare, attraverso le parole degli autori, tutte le vicende che hanno portato alla faticosa nascita di Tex. Cos', per esempio, non ho esitato a cancellare da una didascalia la data del 1898, che avrebbe fatto saltare ogni coerenza cronologica dell'intera serie" (15) (VEDI 2a SERIE GIGANTE - MODIFICHE AL VESTITO DI TEX)

Una modifica che potrete vedere a pagina 16 in basso al centro (esaminatela attentamente) è che si è cercato con pochi colpi di far sembrare il fucile di Tex un Winchester invece che uno schioppo qualunque.  

Tex Nuova Ristampa.

Nel 1996 esce un'altra ristampa.

Tex collezione storica a colori.

Nel 2007 la Sergio Bonelli che evidentemente ci stava prendendo gusto, dà i diritti per una nuovissima ristampa a colori con un numero di pagine, formato diversi, uscita settimanale e con copertine inedite.

Per saperne di più vedi l'elenco delle storie di Tex - Tex collezione storica a colori

In questi ultimi tempi abbiamo avuto una ristampa ogni 11 anni. Ci aspettiamo un'altra ristampa nel 2018.

Claudio Villa prima di Tex.

_____________________

(1) Marco Giovannini, 'Western: cento anni vissuti pericolosamente', Panorama del 4 settembre 2003, p. 126, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(2) Renato Gaita, 'E Tex Willer non ha più papà', su "Il Messaggero" del 13 gennaio 2001, p. 20, Caltagirone Editore, Roma.

(3) TuttoTex n. 3, redazionale, 'Qualche domanda a Aurelio Galleppini (Galep)', p. 2 editoriale DAIM PRESS, 1986, Milano.

(4) Luca Raffaelli, su I classici del fumetto di Repubblica serie oro, n. 2, 2004, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(5) Claudio Nizzi, 'Il mio Tex, tra l'Appennino e il West', Panorama del 30 novembre 2006, p. 260, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. Milano.

(6) John Vignola, 'Noi e Tex', p. 25, su "Il Mucchio Selvaggio", n. 688, novembre 2011 Stemax Coop. a.r.l., Roma.

(7) Maggio 1998. Franco Busatta intervista Sergio Bonelli, su 'Come Tex non c’è nessuno', Editrice PuntoZero, S.r.l., Bologna.

(8) Moreno Burattini, 'Franco Bignotti: un jolly in redazione', Zagor collezione storica a colori Repubblica - L'Espresso, n. 32, 2012, p. 9-11.

(9) Luca Raffaelli, su I classici del fumetto di Repubblica, n. 2, 2003, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(10) Ottobre 2007. Claudio Villa su "Lezioni di fumetto 1 - Claudio Villa" di Laura Scarpa e Alessio Trabacchini, Coniglio Editore, Roma, p. 31, 33.

(11) 2005. Giuseppe Guidi “Stan Lee, un mito dei nostri giorni”, su Stan Lee presenta: Io sono l'Uomo Ragno, Marvel Italia e Panini S.p.A., Modena.

(12) Settembre 1984. Ermanno Detti “Il fumetto fra cultura e scuola”, capitolo IV 'dalla censura alla pornografia', p. 80, La Nuova Italia, Firenze.

(13) Settembre 1984. Ermanno Detti “Il fumetto fra cultura e scuola”, capitolo IV 'dalla censura alla pornografia', p. 80 - 81, La Nuova Italia, Firenze.

(14) Aristide Vesco, "Il libro che diventa cinema - Il giornale 'a fumetti' è il più grande narcotico intellettuale che abbia invaso il mercato", p. 126, su 'educazione' n. 8 novembre - dicembre 1948, La scuola editrice, Brescia.

(15) Sergio Bonelli, su Tex collezione storica a colori Repubblica – L’Espresso, n. 1, 2007, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(16) Settembre 1984. Ermanno Detti "Il fumetto fra cultura e scuola", La Nuova Italia, Firenze.

(17) Su Tex collezione storica a colori Repubblica – L’Espresso, n. 1, 2007, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(18) Sergio Bonelli, su Tex collezione storica a colori Repubblica – L’Espresso, n. 1, 2007, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(19) Settembre 1984. Ermanno Detti "Il fumetto fra cultura e scuola", capitolo IV 'dalla censura alla pornografia', p. 84, La Nuova Italia, Firenze.

(20)

(21) 1998. Graziano Frediani, “Le Frontiere di carta”, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano, allegato a Tex n. 455

(22) Intervista a Sergio Bonelli su “La storia siamo noi”, settimana dal 2 al 6 agosto 2010

(23) Davide Castellazzi, 'Nati per l'avventura', su Mister No, edizioni if s.r.l., Milano, n. 3, luglio 2007, p. 209.

(24) 2004. Franco Restaino su “Storia del fumetto”.

(25) 2009. Fausto Colombo, “La cultura sottile”.

(26) Settembre 1984. Ermanno Detti “Il fumetto fra cultura e scuola”, capitolo IV 'dalla censura alla pornografia', p. 113, La Nuova Italia, Firenze.

(27) Luca Raffaelli, su 'I viaggi di Repubblica', 1 febbraio 2007 Editoriale La Repubblica, Roma e Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(28) Gianluigi Bonelli.

(29) Gianluigi Bonelli.

(30) Rudi Bargioni ed Ercole Lucotti “Tex Willer, Analisi semiseria del più popolare fumetto italiano"

(31) Sergio Bonelli, su Maxi Tex n. 1, dicembre 1991, p. 2, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(32) Sergio Bonelli, su Tex collezione storica a colori Repubblica – L’Espresso, 2007, p. 9, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(33) Marco Giovannini intervista Sergio Bonelli, "Western, cento anni vissuti pericolosamente", Panorama del 4 settembre 2003, p. 126, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(34) Marco Giovannini intervista Sergio Bonelli, "Dylan, Tex e il sesso", Panorama del 18 luglio 1993, p. 140, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(35) Valter Vecellio, "Parliamo un pò di Tex", 28 marzo 1987, su l'Europeo, p. 133, Rizzoli Editore, Milano.

(36) Marco Giovannini intervista Sergio Bonelli, "Dylan, Tex e il sesso", su Panorama del 18 luglio 1993, p. 139, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(37) Marco Giovannini intervista Sergio Bonelli, "Dylan, Tex e il sesso", su Panorama del 18 luglio 1993, p. 139, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(38) Massimo Fini, “Caro Tex, sei meglio di Bossi e anche di Di Pietro”, 1° febbraio 1994, su Epoca, p. 56, Arnoldo Mondadori Editore, Milano.

(39) Marco Giovannini intervista Sergio Bonelli, "Dylan, Tex e il sesso", su Panorama del 18 luglio 1993, p. 139, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(40) Tutto Tex n. 3, redazionale, 'Qualche domanda a Aurelio Galleppini (Galep), pagina 2, editoriale DAIM PRESS, 1986., Milano.

(41) Luca Raffaelli, "Nasce fuorilegge, ma è già 'divino'!", su Tex collezione storica a colori Repubblica – L’Espresso, n. 1, 2007, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(42) Marco Giovannini intervista Sergio Bonelli, "Western, cento anni vissuti pericolosamente", Panorama del 4 settembre 2003, p. 125, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(43) Luca Raffaelli, su Tex collezione storica a colori Repubblica – L’Espresso, sul n. 18, 2007, p. 5, 6, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(44) Luca Raffaelli, su “I classici del fumetto di Repubblica” n. 2, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(45) Tutto Tex n. 3, redazionale, 'Qualche domanda a Aurelio Galleppini (Galep), pagina 2, editoriale DAIM PRESS, 1986, Milano.

(46) Aurelio Galleppini.

(47) Gianluigi Bonelli.

(48) Luca Raffaelli, su 'I viaggi di Repubblica', 1 febbraio 2007 Editoriale La Repubblica, Roma e Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(49) “Didattica dei fumetti”, del 1977





Bignotti Iin piedi al centro) dal sito Internet: http://luca boschi.nova100.ilsole24ore.com/wp-conte

Tesah (n. 1 p. 7)

Florecita (n. 1 p. 124)

Joan Baker (n.1 p. 150)
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