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Galleppini prima di Tex. I primi fumetti. Servizio militare.

AURELIO GALLEPPINI PRIMA DI TEX.

"Aurelio Galleppini occupa un posto importante nell'Olimpo del Fumetto". (36)

Mauro Boselli: "Di Galleppini, che ho conosciuto poco, posso solo dire che era diverso da Bonelli come il giorno dalla notte, perché Bonelli era un personaggio estremamente estroverso, invece Galep era un gentiluomo d'altri tempi, molto discreto, parlava a bassa voce, era molto introverso". (8)

"Nasce a Casal di Pari, in provincia di Grosseto, il 28 agosto 1917". (37) "Un paesino ai cui sereni, verdeggianti paesaggi avrebbe dedicato molti acquerelli". (97)

"Piccolo centro della Maremma grossetana". (68)

"Da genitori sardi". (65)

"Provenienti dalle famiglie Galleppini e Leoni originarie del Sulcis, il padre di Iglesias, la madre di Portoscuso". (81)

"Un piccolo centro toscano a metà strada tra Siena e Grosseto. Una vita continuata, dopo i primi anni di scuola, in Sardegna: prima a Iglesias e poi a Cagliari". (38)  

"Diceva di sentirsi più sardo che toscano, poiché i suoi genitori hanno vissuto sempre in Sardegna ed in questa terra, che amava moltissimo, ha trascorso buona parte della sua giovinezza". (23)

"La famiglia torna nella regione d'origine quando Aurelio ha appena nove anni e già si manifestano evidenti i primi segni della sua predisposizione artistica. Il periodo della fanciullezza in Toscana lascia comunque un segno: i soggetti preferiti dei primi disegni sono i cavalli, figure familiari nel paesaggio di Casale di Pari e destinati ad essere parte integrante del lavoro che lo porterà al successo". (69)

"A detta di genitori e conoscenti, il giocattolo preferito da Aurelio Galleppini bambino erano le matite, che gli servivano a scarabocchiare tutto ciò che gli capitava sotto mano. Tranne quando le masticava, come fanno tutti i bambini. 'Trovandomele sempre fra le mani, incominciai a tracciare delle vaghe forme, via via più definite' ricordava Galep. 'Più tardi, i soggetti preferiti dei miei primi disegni furono i cavalli, così familiari nel paesaggio di Casal di Pari'. Un segnale premonitore? Forse... Quei disegni, data la sua giovanissima età, non mancavano di abilità, seppure frammista a elementi di ingenuità infantile. E questa passione non venne meno nei primi anni di scuola". (98)

Galep racconta: "Furono tempi difficili per la mia famiglia, con mio padre ammalato e cinque figli da allevare. Ad Iglesias si viveva solo con il magro stipendio di mia madre, che dirigeva un asilo infantile a Domusnovas. Eppure quella situazione segnò in modo determinante la via che avrei intrapreso negli anni seguenti". (121)

"Per lui disegnare era sempre stata un'esigenza irrefrenabile, sin da quando era bambino". (91)

"Appassionato sia del disegno animato che del cinema d'avventura". (39)

"Frequentavo la terza elementare e durante le vacanze trascorsi l'estate nell'asilo di mia madre. Ebbi così l'occasione di essere spesso ospitato nella villa dei benefattori di quel paese, dei signori di Milano, proprietari di vasti territori del luogo, fondatori dell'asilo. In quella villa vidi proiettare per i loro bimbi i primi cartoni animati, con Felix il gatto e altri personaggi dell'epoca (era il 1925). Ne rimasi talmente colpito da dedicarmi con accanimento all'imitazione di quei personaggi in un gran numero di disegni per i quali ricevetti lodi e incoraggiamenti dai signori milanesi". (123)

"Iglesias, la città che la famiglia Galleppini aveva scelto come luogo di residenza, riservò al piccolo Aurelio un grande privilegio: suo zio era, infatti, il gestore dell'unico cinema del posto, nel quale il bambino aveva libero ingresso". (119)

Il paesino preciso si chiama Nebida. (120)

"Davanti agli occhi stupiti di Aurelio passavano e ripassavano, dunque, le immagini dei film muti, di Tom Mix e degli altri eroi dei primi western. Ispirato da quelli, disegnava a ritmo frenetico scene western, alternate a personaggi dei cartoni animati, come Felix il Gatto ('Felix the Cat', il simpatico gatto dei cartoni animati, creato da Pat Sullivan nel 1917 e, dunque, suo coetaneo!)". (124)

"Era il mio unico passatempo, ma anche l'unico impegno, a cui mi dedicavo con serietà professionale, stimolato dagli elogi dei conoscenti. Col passare degli anni questo mio entusiasmo per il disegno illustrativo divenne una passione profonda, coltivata con crescente consapevolezza. A Cagliari, dove ci trasferimmo quando mio padre fu assunto presso una grande impresa di costruzioni (avevo allora poco più di dieci anni) trovai un ambiente più stimolante del piccolo paese". (125)

"Lì cominciò a tracciare i primi disegni in chiave satirica, imprimendosi nella memoria delle scene dal vero e, tornato a casa, ricostruendole poi con pochi tratti. Galep ricordava come tale metodo fosse un buon esercizio per imparare la composizione delle figure". (126)

"E in seguito ho continuato a praticarlo per parecchio tempo. Credo che quel lavoro sia stato proficuo, aiutandomi molto, negli anni successivi, quando mi fu richiesto di disegnare vignette con figure umane. Ancora oggi, il mio metodo di disegnare dal vero è sempre lo stesso: mi imprimo nella memoria l'oggetto o la figura che devo riprodurre e poi, nel modo più sintetico possibile, la riporto sulla carta, cercando di fissare quell'idea o quelle forme che mi hanno incuriosito". (127)

"Il metodo di lavoro era così efficacemente fissato. Mancando a quell'epoca a Cagliari una scuola a indirizzo artistico, Galep dovette ripiegare su studi più convenzionali: una scuola ad avviamento commerciale e un istituto industriale, che frequentò soltanto per i primi due anni". (122)

"Imparai a scrivere qualche lettera commerciale e ad adoperare lima e martello, sempre utili nella vita. Quanto al disegno, ricevevo lodi, incoraggiamenti... e nulla più. Mi giovarono tuttavia, e non solo sul piano morale, i consigli ricevuti da due pittori affermati, al cui giudizio i miei genitori avevano sottoposto i miei lavori: che non mi scoraggiassi, se non potevo frequentare una scuola d'arte; la migliore insegnante, per chi vuole perfezionarsi nel disegno, è la natura, purché riproducendola si sappia interpretarla con sentimento e perseverante costanza. Mi invitarono anche a non avere fretta di incominciare con i colori, fintanto che non fossi stato padrone del bianco e nero. Marinavo spesso la scuola, per recarmi alla periferia di Cagliari, allora così ricca di vegetazione, munito del mio albo da disegno e qualche matita. Oltre agli studi dal vero, non trascuravo però la mia prima passione e continuavo a riprodurre per mio diletto molti disegni, sullo stile dei cartoni animati, che eseguivo con l'inchiostro di china, diluito con acqua per ottenere le sfumature". (128)

"Fin da bambino, Galleppini amava prepararsi da solo i giornalini a fumetti, realizzando le vignette con sotto il testo, sulla falsariga del 'Corriere dei Piccoli'. (11)

 

I PRIMI FUMETTI.

"Questa sua perseveranza iniziò a dare i suoi frutti quando, verso la fine del 1935, cominciò a spedire disegni ai giornali. Ed era tale il suo desiderio di introdursi in quel settore, che offriva la sua collaborazione gratuitamente. Fra i tanti interpellati gli rispose per primo un rappresentante di giocattoli, che aveva importato dalla Germania un piccolo proiettore a due tempi, chiamato 'Cine Dux'. Ma l'iniziativa non era destinata a riscuotere un grande successo". (99)

"Quell'imprenditore aveva fatto male i suoi conti con la storia. Quanto a me, quella giovanile collaborazione mi procurò in seguito qualche fastidio, perché nel dopoguerra qualcuno scrisse che avevo fatto dei film per il regime fascista. Il 'Regime' c'entrava poco, ma anche i film. In verità si trattava di una meno esaltante e più modesta riproduzione, su spezzoni di pellicola, di disegni, tipo cartoni animati, ispirati alle più popolari fiabe per bambini: 'Cappuccetto Rosso', 'Cenerentola', 'Hansel e Gretel', 'I viaggi di Gulliver', ecc... (24)

“Inizia l’attività grafica disegnando alcuni filmini animati per il mercato tedesco”. (3)

"Anche con un sistema tridimensionale di suo brevetto". (41)

(Più tardi avrebbe ripreso in mano i disegni animati, brevemente, per Tex).

"Un'altra risposta gli giunse dal direttore del giornale satirico 'Marc'Aurelio', che gli propose di illustrare qualche racconto e una copertina per una nuova pubblicazione per bambini, dal titolo 'Mondo Fanciullo'". (100)

"Il suo primo lavoro nell'ambito fumettistico viene pubblicato nel 1936, sulla rivista 'Mondo Fanciullo'". (15) "Erano fiabe illustrate". (25) "Come 'Il segreto del Mohore'" (33)

"Attorno ai quindici, sedici anni inviai dei disegni a 'Mondo Fanciullo', perché li pubblicasse. Gratis, naturalmente. Li accettarono ed il fatto di avere qualche cosa di edito mi permise di presentarmi a 'Modellina', edito dal 'Mattino Illustrato' di Napoli". (129)

"Servendomi dei ritagli relativi a queste mie prime pubblicazioni (avevo intuito che gli editori prendono maggiormente in considerazione i disegni già stampati dai colleghi che gli originali inviati da un novellino) non tardai a ricevere una proposta di collaborazione da 'Modellina'". (130)

"Come disegnatore mi affidarono il mio primo lavoro retribuito. Spedivano per posta il soggetto a Cagliari ed io lo realizzavo graficamente. Naturalmente cominciarono subito dei guai, perché mi spiegavano per iscritto il tipo di materiale che avrei dovuto fornire e che ancora non conoscevo affatto. Non avevo mai visto i fumetti, i miei riferimenti rimanevano i disegni caricaturali del 'Corrierino dei Piccoli'. Loro chiedevano materiale veristico, sul modello di quello americano che cominciava ad arrivare in Italia in quegli anni. Ci sono moltissimi elementi da inserire in un fumetto all'americana, per di più ambientato in situazioni d'oltre Atlantico. Ed io li inventavo tutti: fucili, pistole, armi, vestiti, cavalli, paesaggi. Ho inventato gli indiani, forse ricordando qualche film di Tom Mix che avevo visto". (87)

“Aurelio Galleppini, in arte Galep, era un disegnatore di grande talento, ma ancora poco noto al grande pubblico”. (2)

"A scuola tutti mi dicevano che ero bravo a disegnare. E allora ho cominciato a crederci e invia alcune storielle a  'Modellina' l'unico giornaletto che si trovava in Sardegna. I fumetti americani ancora non li conoscevo. Poi vennero 'Cino e Franco' e 'Gordon' che per me è ancora oggi la più bella storia mai inventata". (19)

"Comincia le prime collaborazioni: 'Modellina', 'Marc'Aurelio', 'Il Mattino' di Napoli". (40)

"Ricevette anche una proposta di collaborazione da 'Modellina', giornale 'dedicato alle femminette' e stampato dal 'Mattino Illustrato' di Napoli. Per un giovane alle prime armi furono delle soddisfazioni e anche, il che non guasta, i primi guadagni". (101)

Realizzò "'Le avventure di Pulcino', un grande albo a colori in chiave umoristica". (28)

"Per 'Il Mattino' di Napoli, nel 1937 realizzò su testi di Pasquale Ruocco l'albo 'Le straordinarie avventure di Pulcino' pubblicazione che lo impose all'attenzione di un vasto pubblico". (112)

"I primi disegni pubblicati da 'Modellina' furono quelli stilizzati, tipo cartoni animati. Poiché le tempere con cui li coloravo coprivano il tratto a matita, presi l'abitudine di tracciare i contorni per ultimi con un sottile pennellino e tempera nera. Con questa tecnica realizzai l'albo di 'Pulcino', creazione prestigiosa per quei tempi: precorse i colori dei disegni animati (nel cinema non c'era ancora il colore) e il personaggio di Calimero". (131)

Anni dopo gli fu chiesto: "Così di primo acchito, qual è il ricordo più bello che ti sovviene? Sicuramente la prima volta che ho visto pubblicato il mio disegno su Modellina, che era fatto su carta velina, sai di quelli che poi le bambine ricavavano il modello di un vestitino per le bambole. E' stata una grande soddisfazione, perché quel disegno ha fatto il giro di tutti i parenti". (58)

"Dal 1937 al 1939 collabora a 'Modellina'". (66)

"Disegna alcune copertine per 'Il Mattino Illustrato'". (26)

"Imbaldanzito dal successo, abbandonati i disegni stilizzati, mi cimentai, sempre per 'Modellina' e per il 'Mattino illustrato', in creazioni più realistiche e impegnative, interpretando, tra l'altro, come la mia immaginazione e la propaganda del regime dettavano, anche drammatici eventi della storia contemporanea, quali la caduta della Repubblica spagnola. Le due copertine realizzate per il 'Mattino illustrato' accrebbero il mio prestigio. Rivedendo oggi quei disegni mi rendo conto di quanto fossero ancora infantili; non peggiori, però della gran parte di quelli pubblicati in quei tempi. In ogni caso fu un tirocinio utile per prender conoscenza dei problemi tecnici connessi alla realizzazione di disegni destinati alla stampa. Le copertine del 'Mattino illustrato' si ispiravano a quelle pubblicate nella 'Domenica del corriere', ma differivano sostanzialmente per il sistema di stampa. Venivano riprodotte con processo fotolitico e la selezione in quadricromia direttamente da un originale colorato. Quelle del 'Corriere', invece, erano eseguite da A. Beltrame in mezza-tinta, usando l'inchiostro di china nero diluito con acqua. I colori venivano eseguiti a parte, sul retro dell'originale o in un apposito fac-simile, selezionati dal fotolitista per essere ricomposti con il disegno base in sede di stampa. Non conoscevo a quei tempi questi accorgimenti tecnici, ma avevo intuito che nelle copertine della 'Domenica del corriere' il disegno base era in bianco e nero e così feci anch'io. Il mio errore fu di stendere a mezza-tinta sull'originale i colori diluiti che, quindi, nella riproduzione risultarono più spenti". (132)

Galleppini: "Le copertine del Mattino Illustrato erano sullo stile di quello che faceva Beltrame per la domenica del Corriere. Ricordo con piacere quel periodo perché per un giovane come me alle prime armi, era un grosso piacere vedere pubblicati i propri lavori". (60)

"Ha collaborato a 'Modellina', supplemento edito dal 'Mattino' di Napoli, come disegnatore professionista, con i suoi primi racconti illustrati: 'In terra straniera', 'La prova dei coccodrilli', 'Il meticcio misterioso', 'La notte di Natale', 'All'ombra del tricolore', 'Una avventura nel Klondike'". (27)

"Racconti a sfondo patriottico". (70)

"In quegli anni, oppressi dalla censura e dalla propaganda del regime fascista, queste erano storie che esaltavano tutte, con ingenua sincerità, i valori nazionalistici e patriottici di cui si volevano nutrire allora i ragazzi". (134)

"'All'ombra del tricolore', 'In terra straniera', 'Ritorno in patria', 'Non conosco paura', 'Il pane del soldato': bastano i titoli a rendere l'idea; l'allusione patriottica poteva anche essere meno esplicita, come in 'Un avventura nel Klondike', 'Il meticcio misterioso', 'Consuelo', 'La spilla di brillanti''Un avventura nel Far West', ma gli ideali esaltati erano sempre quelli". (135)

Erano "Romanzi avventurosi". (76)

"In questi 'racconti illustrati' (e negli altri che seguiranno) le illustrazioni seguono lo stile dei fumetti ma i baloon sono sostituiti da didascalie più o meno lunghe". (30)

"Tornarono utili in questa fase gli studi dal vero eseguiti quando marinavo la scuola. Non pochi particolari realistici o sfondi paesaggistici, attribuiti a luoghi lontani o ad ambienti esotici, riemergevano invece, sia pure trasformati nell'evocazione, dai ricordi della mia fanciullezza e dell'adolescenza". (133)

"Nella storia 'In terra straniera' disegnata da Aurelio Galleppini nel lontano 1938 e apparsa a puntate sulle pagine del periodico "Modellina", Galep è alle prese, forse per la prima volta, con il genere western, almeno dieci anni prima della nascita del mitico Tex". (35)

Anche "'Le avventure romanzesche'. Si tratta di quattro brevi episodi, su soggetto di Maria Pia Sorrentino". (29)

"I miei disegni comunque piacevano; me li pagavano cinquanta lire a pagina; io lavoravo con impegno e mi sentivo un serio professionista affermato. Nello stesso periodo continuavo a collaborare intensamente col 'Mattino illustrato', per il quale realizzai i disegni del 'Segreto del motore' di Andrea Lavezzolo". (42)

"Solo per un attimo la sua attività s'incrocia con quella di un altro grande autore italiano, lo sceneggiatore Andrea Lavezzolo". (43)

“Il giovane Galep aveva già maturato una solida esperienza professionale”. (4)

"Ho da rincrescermi, semmai, che a Cagliari non arrivassero allora i primi fumetti americani, che pure, in quegli anni, cominciarono a circolare in Italia per merito della casa editrice Nerbini di Firenze, la quale pubblicava sull''Avventuroso' episodi di 'Cino e Franco' e 'Flash Gordon'. Avrei avuto molto da imparare dai maestri americani, anche se il mio editore napoletano sembrava del tutto soddisfatto dei miei disegni, al punto che la collaborazione col 'Mattino', sempre più ampia e impegnativa, mi costrinse alla fine a rinunciare a completare gli studi all'istituto industriale e a dedicarmi completamente al disegno. Oltretutto accarezzavo da un pò di tempo il desiderio di una maggiore indipendenza, lontano da Cagliari, dove mi ero trovato impaniato" impigliato, intrappolato "nell'organizzazione propagandistica e paramilitare del locale partito fascista e non riuscivo più a liberarmi dai miei doveri di bravo balilla, prima, di avanguardista, poi e, infine, di 'volontario' nel servizio premilitare" Approfittando dell'invito fattomi da Sassoli, il rappresentante della 'Cine dux', di recarmi a Milano a sue spese, perché voleva conoscermi, partii per quella città... e mi ci fermai, passando da una pensione all'altra, con la mia inseparabile valigetta rigida, che più di un volta mi servì come scrivania, poggiata sulle ginocchia o sopra il letto traballante, in una squallida pensione di periferia. Nella faticosa ricerca dei mezzi per sbarcare il lunario, stentavo quasi a prendere coscienza della mia situazione. Per un misero compenso, il responsabile della 'Cine dux' mi faceva eseguire a ritmo frenetico i disegni per quei suoi filmetti per bambini e mi convinse pure a firmare un contratto di esclusiva con la sua società. Ingenuamente gli concessi anche i diritti di sfruttamento economico di un occhialino da me precedentemente ideato, con la promessa di non so quali straordinari guadagni, mai visti. Si trattava di un occhialino di cartone con degli schermi trasparenti verdi e rossi che si susseguivano davanti agli occhi grazie a una rudimentale manovella e ad un elastico. Guardando i disegni di un giornalino, eseguiti a loro volta con gli stessi colori, in due movimenti sovrapposti, si aveva l'impressione che il disegno si muovesse. Quello fu per me un periodo critico. Mi opprimeva la grande città; mi rattristava quel clima a cui non ero avvezzo; mi logoravano i ritmi di lavoro. Ma non potevo mollare: quei magri guadagni percepiti dalla 'Cine dux' servivano non solo a pagare la pensione, ma anche a recare qualche aiuto alla mia famiglia a Cagliari, nuovamente in disagiate condizioni economiche, dopo la ricaduta di mio padre nella sua malattia. Né potevo, nonostante la mia buona volontà, riprendere i contatti col 'Mattino illustrato' o cercare altre collaborazioni in Italia, poiché il contratto sottoscritto con la 'Cine dux' mi legava a un rapporto di esclusiva. Ma un amico mi venne incontro in quei mesi difficili. Federico Pedrocchi, il responsabile del settore stampa per ragazzi della Mondadori, che avevo conosciuto qualche mese prima, si ricordò di me e, tramite le sorelle Finzi di Milano, mi fece pervenire la sceneggiatura, da lui realizzata, di una storia a fumetti, che avrei dovuto realizzare per il noto editore argentino Civita".  (85) (Foto n. 6)

"Nel 1939 avvenivano i primi contatti con la Mondadori". (44)

"A Milano avvenne l'incontro, decisamente fondamentale, con Federico Pedrocchi, il responsabile del settore stampa per ragazzi della Mondadori, che era in cerca di nuovi disegnatori". (1)

"Ho avuto tante soddisfazioni, ma anche grandi paure, perché soldi ce n'erano pochi e io ero andato via da casa ed ero solo a Milano. Comunque, questo è stato un periodo molto importante per me". (61)

"A Milano incontra Federico Pedrocchi, ottimo sceneggiatore e responsabile della stampa per ragazzi della Mondadori". (45)

(Il periodo è quello dell'acquisto dell'Audace da parte dei coniugi Bonelli, ma pur essendo nella stessa città, non si incontrano ancora)

Gli fu chiesto: "Tu hai lavorato con Federico Pedrocchi, Andrea Lavezzolo, G.L. Bonelli, Sergio Bonelli e, infine, con Claudio Nizzi. Quale di questi soggettisti reputi il migliore? Di tutti i soggettisti il migliore è sempre stato Pedrocchi, che è stato anche il caposcuola. Lui mi ha insegnato i trucchi del fumetto, il primo piano, il campo lungo, il controcampo, il piano americano, lo spazio da dare al testo e al disegno, ecc. Insomma, con lui ho imparato proprio quello che si dice il fumetto. Con lui ho maturato". Domanda: "Come si svolgeva il tuo rapporto con i soggettisti? I soggettisti io non li avevo mai visti e, quindi non li conoscevo personalmente. Loro mi mandavano i soggetti e io li sviluppavo graficamente in base a quello che era scritto. L'unico col quale ho parlato, con cui si è discusso di soggetti, è stato Pedrocchi che era a Milano, per cui qualche volta andavo di persona a ritirare i soggetti. Una cosa che tutti mi hanno riconosciuto è quella che io so raccontare col disegno. Nel senso che, laddove qualcosa veniva tralasciata dal soggettista, il disegnatore si deve immedesimare nella storia e inserirla in maniera da completare la scena. E questo io faccio" Domanda: "In poche parole, il lavoro del disegnatore dev'essere, non solo da supporto, ma da complemento al soggetto. Certo, da complemento perché io devo raccontare la storia e, quindi, ecco che faccio delle scelte. Non so, tolgo quell'albero che non mi serve, mentre nel testo c'era, oppure aggiungo qualche altra cosa, e tutto questo per aiutare il racconto. Me ne infischio completamente del paesaggio bello o di un lavoro complesso da fare sullo sfondo. Se del caso tutto ciò io lo abolivo perché, non so, li succede un fatto dinamico, come ad esempio, una scazzottatura o uno che cade, ed ecco che passava in secondo piano lo sfondo, anzi lo accennavo appena, perché volevo che il lettore si immedesimasse su quello che succedeva. Questo è raccontare col disegno". (64)

"Su testi di Federico Pedrocchi, realizza due lunghi fumetti: 'Pino il mozzo' e 'Le perle del mare di Oman', che sono state prima stampate in Francia e poi su 'Topolino', che all'epoca conteneva anche materiale non Disney". (20)

(Se non avesse lavorato a Tex avrebbe potuto avere una grande carriera nella futura Disney Italia)

"Le avventure di 'Pino il mozzo' furono riprodotte, dopo la guerra, in Francia". (21)

"Pedrocchi lo fa lavorare anche per l'editore argentino Civita (con un'ottima retribuzione)". (46) Con il fumetto 'Pino il mozzo'. (71)

"Cesare Civita, il direttore delle testate Mondadori, (di origine ebraica) il 14 dicembre 1938 è costretto a dimettersi e a lasciare l'Italia. Approda in Argentina". (77)

"La storia affidatami si intitolava 'Pino il mozzo', personaggio al quale, prima di me, avevano lavorato altri disegnatori. Gli editori erano molto esigenti, ma grazie ai loro consigli imparai meglio la tecnica dei fumetti, impostati sullo stile di quelli americani. Ricordo che, appena abbozzata una tavola a matita, dovevo portarla in visione a Pedrocchi e correggerla secondo le sue giuste osservazioni; solo allora veniva spedita, tramite le sorelle Finzi, a Civita in Argentina. Da lì tornava indietro con altre modifiche da apportare; più di una volta, per non stare a cancellare, la ridisegnavo di nuovo e infine la ripassavo a inchiostro di china con il solito pennellino (non ho mai usato la penna). Tutta questa trafila impegnava anche un mese, ma le cose erano concertate in modo che potevo terminare e consegnare alle sorelle Finzi anche due tavole alla settimana. E la fatica era ben retribuita: 250 lire a tavola, cinque volte quello che poco tempo prima avevo percepito dal 'Mattino illustrato'". (136)

"'Pino il Mozzo' segnò l'ingresso ufficiale nel mondo delle nuvole parlanti di Galep, che cominciò ad apprendere l'arte, maturata direttamente dal linguaggio cinematografico, di dosare sapientemente primi piani, campi lunghi e piani americani, per mantenere l'equilibrio compositivo delle tavole. E, in tal senso, Aurelio ricordava come Pedrocchi rappresentò per lui un vero e proprio caposcuola". (59)

"La tecnica usata da Pedrocchi per preparare le sue sceneggiature era la seguente: il dialogo dei fumetti doveva essere il più conciso possibile, giusto per esprimere il significato dell'argomento. A volte si riduceva a una o due frasi solamente. Le didascalie dovevano essere usate solo quando il loro contenuto non poteva essere espresso con il disegno. Questo doveva essere preciso, tanto più se si riferiva a cose o persone reali, come una baleniera oppure la sala macchine della nave o il cruscotto di uno specifico aereo e così via. Per aiutarmi in questo mi veniva data qualche fotografia, specialmente se i personaggi dovevano rifarsi alle sembianze di noti attori cinematografici. Pedrocchi era assai esigente anche in tema di equilibrio compositivo della tavola: se in un punto si evidenziavano dei pieni di nero, imponeva inflessibilmente che fossero controbilanciati in qualche modo sul lato opposto della tavola. I primi piani, i campi lunghi, i piani americani ecc., dovevano essere ben dosati, per evitare noiose ripetizioni. Quando si metteva in campo una scena che si protraeva per vari quadretti, con gli stessi personaggi, bisognava alternarla con il controcampo. In qualunque ambiente interno o esterno si protraesse l'azione, bisognava fare in modo che con un campo lungo si vedessero tutti gli elementi che la componevano. Insomma tutto doveva essere fatto per raccontare la storia nel miglior modo possibile. Mi si dirà che è proprio quello che si fa anche oggi, ma bisogna rapportarsi ai tempi; in tal senso Pedrocchi è stato un vero caposcuola". (137)

"'Federico Pedrocchi è stato un vero caposcuola di grande valore' scrive Galep mentre delinea alcune delle più importanti innovazioni introdotte dallo sceneggiatore nella tecnica del fumetto e in generale nell'organizzazione del lavoro; purtroppo Pedrocchi morirà ucciso durante un'incursione aerea alleata". (47)

In un intervista gli venne chiesto: "La tua attività è iniziata quasi contemporaneamente all'avvento del fumetto in Italia. Quale disegnatore dell'epoca hai apprezzato maggiormente? Molino e Albertarelli erano il massimo di quel momento. Poi c'era Leporini, Canale col quale lavoravamo insieme per Civita e altri che adesso non mi sovvengono. Di questo gruppo di anziani, sopravviviamo solo io e Molino, Canale è morto tempo fa, poveretto. Poi, quando sono arrivate le storie di 'Gordon' sull''Avventuroso', quelle mi hanno influenzato e aiutato anche a fare il personaggio". Altra domanda: "Però non ti sei rifatto allo stile di Raymond come tanti altri disegnatori dell'epoca. No, no, mi piacevano tanto, li guardavo però. Se c'era ad esempio un corpo nudo, ecco che cominciavo a studiare bene la figura, i muscoli, ecc. perché io di anatomia non è che ne sapessi ancora molto. Insomma, ho imparato parecchie cose da quei disegni. Se non sbaglio è stato Pratt a dire che siamo, più o meno, tutti figli di Raymond!" (62)

 

SERVIZIO MILITARE.

"Il lavoro a Milano con Federico Pedrocchi e Sassoli durava già quasi un anno, quando dovetti tornare a Cagliari, perché si avvicinava la mia chiamata al servizio militare. Mi assegnarono all'arma dell'aviazione e questo fu un vantaggio per il mio lavoro. Dopo i primi tempi di disadattamento, uguali per tutte le reclute prima del giuramento, ebbi la fortuna di essere trasferito all'aeroporto di Bresso, vicino Milano. Ciò mi permise di continuare il lavoro rimasto in sospeso per l'editore Civita. All'aeroporto fui destinato quale scritturale" soldato di leva addetto al compito di copista e scrivano negli uffici di un comando "nell'autoreparto. Nelle ore di libera uscita o quando ottenevo qualche permesso, raggiungevo Milano con il tram o con la bicicletta e potevo così mantenere i contatti con Federico Pedrocchi e le sorelle Finzi. Il lavoro lo eseguivo all'aeroporto nei momenti di siesta, grazie a una speciale tavoletta, che avevo costruito in modo da sistemarla sul manubrio degli autocarri fuori uso, parcheggiati dietro l'hangar. I miei superiori ormai mi conoscevano e conquistati con qualche disegno opportunamente omaggiato, mi concedevano abbastanza tempo per dedicarmi al mio lavoro. Come ho accennato, il fatto di essere assegnato all'arma dell'aeronautica si rivelò vantaggioso per la mia attività. Una volta terminata la storia di 'Pino il mozzo', mi fu affidata la sceneggiatura di un nuovo racconto di Federico Pedrocchi (questa volta eseguito per la Mondadori, che poi lo pubblicò su 'Topolino'). Per la sua storia, intitolata 'Le perle del mar d'Oman', Pedrocchi aveva previsto la realizzazione di un gran numero di disegni di navi, sottomarini e aeroplani, e certamente il fatto di trovarmi in un aeroporto, dove potevo vedere gli aerei da vicino e studiarne i vari particolari anche dall'interno, fu un grande vantaggio per i disegni che eseguii e che suscitarono il massimo consenso dello stesso sceneggiatore, ammirato dalla precisione con cui raffiguravo anche i cruscotti, i manometri e gli altri congegni posti nella cabina di comando. In seguito, quando la simpatia di tutto il personale del reparto e la promozione a primo aviere mi resero possibile godere di più vantaggiose condizioni, mi permisi il lusso di affittare a Milano una pensione dove passare la notte, tanto più che non mi mancavano i mezzi finanziari grazie al lavoro che stava progredendo. Ogni sera, com'era consentito solo al personale coniugato, godevo di libera uscita; raggiungevo in bicicletta Corso Concordia a Milano, dov'era la pensione, e mi mettevo subito al lavoro, proseguendo sino alle ore piccole della notte. Ero giovane, ero appassionato al mio lavoro e non mi pesava più di tanto svegliarmi la mattina di buon'ora, per giungere a Bresso quando entrava tutto il personale sposato. Così, mentre sull'Europa s'addensavano drammaticamente le nubi di guerra, con l'occupazione della Polonia da parte dei Tedeschi, la mia ferma militare si svolgeva sonnacchiosa tra le battaglie e le esotiche imprese che popolavano le mie notti di segnatore di fumetti d'avventura. Se poi ne uscivo un pò troppo spossato, potevo sempre contare sul soccorso del Barontini, il buon Renzo, che spesso faceva la mia parte di lavoro da scritturale. I disegni per 'Le perle del mar d'Oman' procedevano bene e ormai si avvicinavano alla fine del racconto quando, finalmente, dopo venti mesi di ferma, fui congedato e tornai a Cagliari. Ma la gioia di ritrovarmi in famiglia durò ben poco; l'entrata dell'Italia in guerra, avvenuta pochi mesi dopo, nel giugno del '40, chiuse un'epoca della mia vita. Richiamato ben presto sotto le armi, mi ritrovai in una caserma di Cagliari, sottoposto a una disciplina ben più rigida di quella di Bresso. La collaborazione con Federico Pedrocchi rimase definitivamente troncata. A guerra finita seppi che era morto durante un mitragliamento del treno su cui viaggiava, e vidi i miei disegni per 'Pino il mozzo' pubblicati in Francia su 'Robinson', mentre quelli per 'Le perle del mar d'Oman' furono pubblicati su 'Topolino', ma non seppi mai chi li terminò". (138)

"Fu quindi costretto a troncare la sua collaborazione con Pedrocchi e i disegni per 'Le perle del Mar d'Oman', che con tanto impegno e passione Aurelio stava realizzando, vennero affidati, per la conclusione, ad altri autori". (67)

"La storia 'Le perle del mar d'Oman' fu realizzata per la Mondadori e fu ripubblicata a puntate su 'Topolino' nel 1945". (139)

"Nel settembre del 1941, per la triste circostanza della morte di mio fratello, guardiamarina imbarcato sull'incrociatore Zara, colato a picco durante la battaglia di Matapan, fui messo in congedo provvisorio, in base a una circolare riguardante i fratelli dei caduti in guerra". (140)

"Questa tragedia mette il giovane in una posizione professionale privilegiata: quasi tutti i disegnatori italiani erano sotto le armi e Galep, che cominciava a essere un illustratore conosciuto, decideva di prendere contatto con l'editore Nerbini di Firenze, che gli rispondeva assicurando che gli avrebbe certamente assegnato del lavoro". (102)

"In queste circostanze ripresi il mio lavoro; ma questa volta volli tentare una nuova via e scrissi alla casa editrice Nerbini di Firenze che, dopo la fortunata pubblicazione della serie di 'Flash Gordon', 'Agente X9', 'Mandrake' e 'Il principe Valentino' era salita in auge come la maggiore produttrice di fumetti in Italia". (142)

"La Casa editrice Nerbini all'epoca era la maggior produttrice di fumetti in Italia grazie alla pubblicazione di note testate americane". (72)

"Avventure di eroi come 'Prince Valiant' di Hal Foster, 'Flash Gordon', 'Jungle Jim' e 'Secret Agent X-9' di Alex Raymond, oppure 'Mandrake' di Lee Falk e Phil Davis" (114)

Forse perché il mio nome era ormai conosciuto o forse perché quello era un momento favorevole, dato che la maggior parte dei disegnatori era sotto le armi, fui subito invitato a recarmi a Firenze per iniziare la collaborazione. Il periodo trascorso a Firenze durò poco più di un anno, ma si rivelò tanto proficuo che ancora oggi mi domando come sia riuscito a produrre così tanto in un lasso di tempo sì breve. Erano assai pochi in quel periodo i bravi disegnatori e soggettisti disponibili, a parte il grande Giove Toppi che illustrava le prime pagine  dell''Avventuroso' e collaborava con le vignette principali al '420', giornale satirico-politico della Nerbini. Dirigeva la casa editrice Mario Nerbini, figlio del fondatore. Rimasi colpito dalla sua cordialità, ma anche un pò perplesso quando seppi il compito che mi affidava". (141)

"Erano pochi, in quel periodo, i disegnatori e i soggettisti disponibili e a Galleppini venne affidato un compito davvero impegnativo: era libero di disegnare ciò che voleva, a patto, però, che si prendesse l'incarico di scrivere anche i relativi soggetti. Seppure inesperto nel campo della sceneggiatura, Galep affrontò l'impegno con la passione che lo contraddistingueva da sempre. L'ostacolo maggiore da superare era rappresentato dalla ottusa censura di regime che bocciava soggetti su soggetti perché contrastanti con l'ideologia fascista. Un pizzico di astuzia lo aiutò, comunque, nell'ardua impresa di aggirare le regole imposte dalle autorità politiche: egli diede ai personaggi 'buoni' dei nomi germanici come Max e Fritz, un temperamento italico e li fece agire in imprese ambientate nei drammatici momenti che l'Italia stava vivendo. Questa strategia si dimostrò subito azzeccata: il primo soggetto scritto da Galep, 'Per la patria', spedito a Roma per l'approvazione, gli venne, infatti, subito restituito con tanto di benestare". (104)

"Questa mansione veniva di solito esplicata da Lorenzini Collodi nipote (così si firmava); ma dei suoi soggetti, che andavano a Roma per il visto della censura, pochi tornavano indietro con l'approvazione. Figuriamoci che fine avrebbero fatto i miei, inesperto com'ero nel campo della sceneggiatura! Ma superai l'ostacolo con un pizzico d'astuzia e un pò di sano opportunismo. Bastò dare ai personaggi 'buoni' dei nomi germanici, tipo Max e Fritz, un temperamento italico e farli agire in imprese ambientate nei drammatici momenti che stavamo vivendo. Inutile dire che il mio primo soggetto, che per giunta si intitolava 'Per la patria', tornò indietro con tanto di benestare. Trovati gli ingredienti della ricetta sicura, non fu difficile confezionare numerose altre storie, approvate dalla censura e regolarmente pubblicate. C'era di che stupirsi, con quei gagliardi eroi, esaltati nelle mie storie, che la guerra, quella vera, non si fosse già conclusa in pochi mesi a favore delle armate dell'Asse; ma in quel momento dubbi del genere era meglio non si affacciassero nemmeno ai confini della mia coscienza. Mi accontentavo del successo che le mie storie riscuotevano e lavoravo a un ritmo incredibile. Sull''Avventuroso' apparvero in successione gli episodi di 'Per la patria', 'La conquista dell'Atlantico', 'I conquistatori d'oceani', La leggenda dei Rugi', 'Cuori e macchine d'acciaio', 'La fiamma che non si spegne' (l'unico di cui non curai anche il soggetto); su 'Pisellino' pubblicai gli ultimi episodi dello 'Sparviero fantasma', storia non mia, già iniziata da altri. Alcune di quelle tavole erano a colori, la riproduzione, fatta in tutta economia, non dava sempre risultati soddisfacenti. Per risparmiare, infatti, si usavano solo tre matrici zincografiche, per i tre colori base (rosso, blu e giallo), e si otteneva il nero per sovrapposizione di tutti e tre i colori; capitava così che, se il registro in sede di stampa non era più che perfetto, i contorni risultavano sdoppiati. Piccoli problemi, tuttavia, a fronte di quelli causati dall'ottusità della censura fascista. Non contenti di approvare solo determinati soggetti, gli occhiuti censori decretarono che era poco patriottico usare nei fumetti il 'balloon' e imposero la scomparsa dalle nostre tavole di tutte le 'pipette', chiaro segno di cedimento alla decadente cultura americana. Realizzare delle lunghe storie a fumetti senza fumetti è come assistere a un balletto senza musica. Ma, tant'è...; in tempi di autarchia e per il bene della patria ci si adattava, e gli albi a fumetti divennero 'albi illustrati, con quadretti dialogati'". (16)

"Realizza fumetti bellici e storici per l'Avventuroso Nerbini (poi raccolti in albi e ripresentati nel Dopoguerra nella collana Piccoli Albi Nerbini); il ciclo delle avventure di Max e Fritz (Per la Patria), 'La conquista dell'Atlantico', 'La Sirena dell'Artide', 'I conquistatori di Oceani'. (78)

"Storie inneggianti all'eroismo patrio e ai futuri grandi destini dell'Italia, messe insieme sfruttando i sempre più angusti spazi lasciati dall'ottusa censura fascista, ma pur sempre un'ottima palestra per affinare tecniche grafiche ed espressive". (48)

La storia 'La conquista dell'Atlantico' era "una italianissima storia di spionaggio basata sul furto di documenti riguardanti lo studio del volo cieco, soggetto ispirato forse dalla personale esperienza del servizio militare in aeronautica". (116)

"1942. Mentre le sorti della guerra iniziano a precipitare per le forze dell'Asse, il regime impone un bagno di italianità, per tenere alto lo spirito della nazione; perciò nei fumetti si decreta la soppressione dei 'balloon', di chiara ispirazione americana". (17)

"Una patria esigente, non c'è che dire, se a un certo punto, considerando segno di arrendevolezza al nemico anche la squadratura delle vignette, dispose per le tavole una composizione più libera e non scandita dalla tradizionale suddivisione in strisce e quadri. Per ironia della sorte, quella manifestazione di grettezza del potere aveva in sé il germe di un'inconsapevole lungimiranza, stimolando la creazione di quell'impaginazione libera a cui oggi si riconosce grande valore espressivo e drammatico". (31)

"Le storie riscossero successo e Galep lavorava a ritmi incredibili, sfornando tavola su tavola. In un crescendo di inflessibilità, la censura impose ai disegnatori di sopprimere la suddivisione delle pagine in vignette squadrate, che richiamavano troppo l'impaginazione dei fumetti made in Usa. Si sperimentò così, per merito inconsapevole del regime, la ricerca di un tipo di impaginazione più libera e suggestiva". (105)

"Su 'L'Avventuroso' si formò il Galleppini 'realistico' con storie eccessivamente retoriche ma già rivelatrici di una 'mano' di prim'ordine". (54)

"Fra tante censure e direttive con cui il potere centrale si assicurava il ferreo controllo di ogni pubblicazione, non mancava di tanto in tanto l'occasione di prendersi qualche piccola soddisfazione alle spalle dei severi censori di Roma, come accadde per 'La leggenda dei Rugi'. Manco a dirlo, il benestare della censura per questa storia ispirata alla mitologia nordica, con un protagonista di nome Germano, che guidava al riscatto il suo popolo d'origine teutonica, arrivò in un fiat;" attimo, spazio brevissimo di tempo "ma i controllori di Roma approvavano solo i soggetti, trascurando di visionare le tavole disegnate, sicché non si meraviglino i cultori dei fumetti di riconoscere nelle sembianze, nei modi e nelle avventure dell'eroe della mia storia il principe Valiant, protagonista delle storie di successo, realizzate in quegli anni in America da H.R. Foster". (103)

Di questa opera Galep disse: "Solo una volta riprodussi nelle sembianze e, un pò nelle avventure, l'eroe di un altro disegnatore. Fu nella storia 'La leggenda dei Rugi', per la Nerbini, che mi rifeci al 'Principe Valentino' di Harold Foster". Gli fu chiesto: "Tra l'altro i testi di quella storia erano tuoi, e anche di altre storie. Com'è iniziato questo tuo lavoro di soggettista? Si, i testi della 'Leggenda dei Rugi' erano miei ed anche quelli di 'Per la patria', La Conquista dell'Atlantico', 'Cuori e macchine d'acciaio', 'I conquistatori d'oceani'. Ho iniziato a scrivere anche i soggetti delle mie storie, spronato da Mario Nerbini che all'epoca dirigeva la casa editrice. L'incarico di scrivere i soggetti solitamente ce l'aveva Lorenzini, Collodi nipote come si firmava, ma di tutte le sue storie che andavano a Roma per l'approvazione, in quel periodo come tu sai bisognava avere il visto della censura, poche venivano accettate. Io aggirai l'ostacolo dando ai personaggi 'buoni' nomi prettamente germanici e temperamento italico e, così tutti i miei soggetti furono approvati". (63)

"Nonostante i rigori della censura, Galep ebbe modo di prendersi una piccola rivincita: Germano, il protagonista de 'La leggenda dei Rugi' (storia pubblicata nel 1941) somiglia straordinariamente al 'Principe Valiant', l'eroe con cui, in quegli anni, Harold Foster faceva rivivere ai ragazzi americani le antiche saghe nordiche. In effetti, la censura controllava i testi, ma trascurava di visionare le tavole disegnate". (106)

"In queste opere si vede una evoluzione notevole dell’artista che apprende la lezione soprattutto di Alex Raymond, cui evidentemente si ispira nelle pose, ma anche di Burne Hogarth e di Harold Foster". (73)

"Di qualcuno parlava spesso e volentieri: e cioè di quelli che considerava i suoi maestri, come gli americani Alex Raymond e Harold Foster, e l'italiano Walter Molino". (90)

"Alla morte di Giove Toppi, nel 1942, dovetti ereditarne le funzioni nello staff della Nerbini. Certamente al suo confronto mi sentivo inadeguato, ma accettai i nuovi più impegnativi compiti come un dovere morale nei confronti dell'editore. I miei disegni furono 'promossi' alle prime pagine dell''Avventuroso' e, nonostante l'inesperienza, mi cimentai anche nel genere satirico, dovendo colmare il vuoto lasciato sul '420' da Toppi, le cui vignette erano state il pezzo forte del settimanale fondato da Nerbini stesso. In questa nuova attività mi venne incontro, per la stesura dei testi, con la sua feconda vena satirica, l'amico Schiatti, direttore artistico di tutte le edizioni Nerbini". (32)

"Lavora a fianco di bravi disegnatori e sceneggiatori come Giove Toppi, del quale, nel 1942, eredita le funzioni e il compito di disegnare le vignette satiriche del settimanale '420'". (74)

"Alla morte di Giove Toppi, sceneggiatore principe de 'L'Avventuroso', Galep venne promosso a compiti più impegnativi: le sue storie apparvero sempre più frequentemente sulle pagine del leggendario giornale". (107)

Gli dissero: "Lei ha anche mostrato notevoli doti di disegnatore umoristico... Il disegno umoristico e satirico è sempre stato da me quello più amato, e posso aggiungere che cominciai a disegnare nella mia prima giovinezza vendendo i primi cartoni animati con 'Felix the cat'. In seguito ho ammirato molto Walt Disney e i suoi personaggi. In quel periodo si stampavano anche giornali satirici e umoristici, 'Il Travaso', 'Il Marc'Aurelio', 'Il 420' nel quale mi cimentai anche io, con parecchie vignette. Naturalmente quando facevo quel tipo di disegno adeguavo il tratto. Disegnai anche storie illustrate per 'Modellina', con didascalie". (88)

"Fu proprio in quel periodo che il giovane artista decise di abbreviare il proprio nome, iniziando a firmarsi più semplicemente 'Gal' o 'Galep'". (149)

"E' intorno al '42 che Galleppini adotta lo pseudonimo 'Galep': 'L'idea' racconta 'mi fu suggerita dalla mia padrona di casa, la signora Marchionni'". (108)

"La mia vicina di casa, una donna colta, intelligente, simpatica, molto saggia, mi suggerì l'idea di firmarmi Galep, poiché il mio nome e cognome era molto lungo. E da allora tutti mi chiamano così ed il mio cognome viene ancora adesso storpiato in Galeppini, con una 'l' soltanto". (167)

"Fu in quel periodo pressappoco che decisi di 'accorciare' il mio nome in Galep; l'idea mi fu suggerita dalla mia padrona di casa, la signora Marchionni, donna di grande cultura e non minore spirito (pensate che, malgrado fosse tutt'altro che avvenente, volle essere raffigurata in una delle storie a cui allora lavoravo, 'La fiamma che non si spegne'). Nonostante i crescenti impegni con la Nerbini, i miei introiti restavano assai modesti. Non si vendeva molto nelle edicole in quegli anni e per chi viveva in città era duro tirare avanti con pochi soldi e con quel minimo che si riceveva con la tessera. Perciò, sacrificando ogni minuto della mia giornata, accettai di collaborare con l'editore Del Duca, per arrotondare i miei magri guadagni. Realizzai per quell'editore due albi giganti, 'Il giustiziere invisibile' ambientato ai tempi della Rivoluzione francese) e 'Il corsaro gentiluomo' (dedicato all'epopea dei pirati delle Antille), e una serie di episodi, dal titolo 'La via della vittoria', disegnati per 'L'intrepido'". (143)

"Comincia anche la collaborazione con la Casa editrice Universo di Del Duca". (49)

"Su testi di Dalloni, illustrò anche una serie di racconti intitolata 'La via della vittoria', pubblicata nel 1942 su 'L'Intrepido'". (150)

"La mia firma appariva così su due tra i più prestigiosi periodici di storie illustrate (assieme a 'Topolino', al 'Vittorioso' e al 'Corriere dei piccoli') ed io, pur attenendomi alle 'direttive' ministeriali, cercavo di mantenere alto il livello della mia produzione e di offrire storie gradevoli, che sapessero coinvolgere e affascinare il lettore, se mai era possibile abbandonarsi alle evasioni della fantasia in quei tempi difficili. Anche la parentesi fiorentina si chiuse bruscamente. Nel gennaio del 1943, mentre su tutti i fronti di guerra la situazione franava inesorabilmente, fui richiamato improvvisamente sotto le armi. Proprio in quei giorni stava per realizzarsi un mio grande sogno, vagheggiato sin da bambino, quando con gli occhi sgranati contemplavo, assorto in una gioia silenziosa, i cartoni animati, che i signori milanesi amici di mia madre proiettavano ai loro figli nella villa di Iglesias. Una lettera di Domenichini, direttore della I.M.A. Film, mi prospettava la possibilità di far parte dello staff che si accingeva alla realizzazione alla realizzazione del primo cartone animato italiano, 'La rosa di Bagdad'. Ma non se ne fece niente: la patria chiamava. Così, dal gennaio del '43 partecipai (si fa per dire) all'epilogo ormai scontato della guerra in una sonnacchiosa caserma cagliaritana". (75)

"I cartoni animati rappresentavano un suo grande sogno mai soddisfatto: nei primi anni Quaranta, gli era stata offerta la possibilità di far parte dello staff che avrebbe dato vita al primo lungometraggio del genere realizzato in Italia, 'La Rosa di Bagdad', ma l'improvvisa chiamata alle armi gli aveva impedito di accettare". (93)

Gli è stato domandato: "Nella tua lunga attività, cosa avresti voluto realizzare e non hai potuto? Come fumettista penso niente, oltre quello che ho fatto non credo che avrei potuto fare. Come disegnatore una cosa che avrei voluto realizzare fin da bambino, e che non sono riuscito a fare, sono i cartoni animati. Ebbi l'occasione nel 1943 con la IMA Film, di entrare a far parte dello staff per la realizzazione del primo cartone animato italiano, 'La Rosa di Bagdad', ma la guerra non lo permise e finì tutto lì". (96)

"Il cartone animato diventò il primo lungometraggio italiano d'animazione e in Technicolor, un film considerato uno dei più importanti del genere realizzati in Europa. Fu una grande ma inevitabile rinuncia per l'artista". (151)

Dopo pochi mesi, anche a causa di rigide disposizioni del regime fascista che snaturavano il contenuto e la forma dei racconti a fumetti, Galep decide di sospendere ogni attività per dedicarsi alla pittura, all'insegnamento e alla realizzazione di cartelloni pubblicitari". (50)

"Nel 1943, la crudezza degli avvenimenti bellici lo strappò, ancora una volta, alla sua arte: il disegnatore maremmano trascorse, infatti, i mesi immediatamente precedenti all'armistizio in una caserma cagliaritana, dove decorò le pareti dello spaccio, realizzò ritratti di commilitoni e superiori ed esaltò l''efficienza' dell'Aviazione Italiana in una cartolina di propaganda bellica". (109)

"Per non perdere la mano decorai 'artisticamente' le pareti dello spaccio della caserma, poi ritrassi commilitoni e superiori ed esaltai l''efficienza' della nostra aviazione in una cartolina di propaganda bellica, dall'epico titolo 'Ali della Sardegna'". (144)

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(1) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(2) Graziano Frediani, 'Il West sulla pelle', p. 20, su Gli eroi dei fumetti di Panorama, n. 1, luglio 2005, supplemento a Panorama, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(3) Retrocopertina, su Tex collezione storica a colori Repubblica - L’Espresso, storie brevi, 29 settembre 2012, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(4) Luca Raffaelli, 'L'avventura di Gianluigi Bonelli e Galep', p. 12, su I classici del fumetto di Repubblica serie oro, n. 2, 2004, p. 12, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(8) Moreno Burattini, Mauro Boselli e Graziano Frediani su Fumettology - i miti del fumetto italiano - 1a puntata - Tex, su Rai5, il 20 dicembre 2012, scritto realizzato e prodotto da Fish Eye Digital Video Creation.

(11) Luigi Codazzi, 'Gli autori: Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini', p. 14, su "I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini", BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(15) 'Aurelio Galleppini - gli inizi', sul sito Internet di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Aurelio_Galleppini

(16) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', pagine 28, 30-31, Ikon Editrice, Milano.

(17) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', pagina 31, Ikon Editrice, Milano.

(19) Aurelio Galleppini intervistato da Fabrizio Paladini 'Il cow-boy della porta accanto', su "Il Messaggero" del 25 settembre 1988, p. 15, Caltagirone Editore, Roma.

(20) Luigi Codazzi, 'Gli autori: Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini', p. 14, 15, su "I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini", BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(21) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', pagina 19, Ikon Editrice, Milano.

(23) 'L'uomo di 'Tex'', p. 100, su Status Symbol, Edizioni Eden, anno II (1993), n. 8, Rho (MI).

(24) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', pagina 13, Ikon Editrice, Milano.

(25) 'Tex - I creatori', sul sito Internet della Sergio Bonelli Editore: http://www.sergiobonellieditore.it/tex/servizi/creatori.html

(26)  'Tex - I creatori', sul sito Internet della Sergio Bonelli Editore: http://www.sergiobonellieditore.it/tex/servizi/creatori.html

(27) Luigi Codazzi, 'Gli autori: Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini', p. 14, su "I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini", BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(28)  'Tex - I creatori', sul sito Internet della Sergio Bonelli Editore: http://www.sergiobonellieditore.it/tex/servizi/creatori.html

(29) 'Fumetti classici - Aurelio Galleppini (praticamente) inedito!', sul sito Internet 'Anni Trenta' data 10 marzo 2013: http://annitrenta.blogspot.it/2013/03/aurlio-galleppini-praticamente-inedito.html

(30) 'Aurelio Galleppini (Galep) - biografia', Scheda di A. Tripodi del 19 dicembre 2007 sul sito Internet di Ubcfumetti: http://www.ubcfumetti.com/enciclopedia/?15165

(31) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', pagine 31 - 32, Ikon Editrice, Milano.

(32) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', pagine 33 - 34, Ikon Editrice, Milano.

(33) Sito Internet Tex Willer Forum, a cura dello staff del Forum, 2 ottobre 2006, 'Tutto su Tex - Gli autori': http://texwiller.forumfree.org/index.php?&showtopic=8

(35) Sito Internet 'Anni Trenta': http://annitrenta.blogspot.it/2013_03_01_archive.html

(36) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "Wow", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 5, Studio Metropolis, Monza.

(37) Luigi Codazzi, 'Gli autori: Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini', p. 14, su "I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini", BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(38) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 7, Studio Metropolis, Monza.

(39) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 7, Studio Metropolis, Monza.

(40) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 7, Studio Metropolis, Monza.

(41) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 7, Studio Metropolis, Monza.

(42) Dicembre 1989, Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 16, Ikon Editrice, Milano.

(43) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 7, Studio Metropolis, Monza.

(44) Luigi Codazzi, 'Gli autori: Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini', p. 14, 15, su "I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini", BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(45) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 7, Studio Metropolis, Monza.

(46) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 7, Studio Metropolis, Monza.

(47) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 7, Studio Metropolis, Monza.

(48) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 7, Studio Metropolis, Monza.

(49) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 7, Studio Metropolis, Monza.

(50) Luigi Codazzi, 'Gli autori: Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini', p. 14, 15, su "I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini", BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(54) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 9, Studio Metropolis, Monza.

(58) Luigi Marcianò, 'Galep, Galep, Hurrà!', su Fumetti d'Italia, n. 5, dicembre 1992, p. 9, Editrice Europa S.r.l., Milano.

(59) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(60) Luigi Marcianò, 'Galep, Galep, Hurrà!', su Fumetti d'Italia, n. 5, dicembre 1992, p. 9, Editrice Europa S.r.l., Milano.

(61) Luigi Marcianò, 'Galep, Galep, Hurrà!', su Fumetti d'Italia, n. 5, dicembre 1992, p. 9, Editrice Europa S.r.l., Milano.

(62) Luigi Marcianò, 'Galep, Galep, Hurrà!', su Fumetti d'Italia, n. 5, dicembre 1992, p. 9-10, Editrice Europa S.r.l., Milano.

(63) Luigi Marcianò, 'Galep, Galep, Hurrà!', su Fumetti d'Italia, n. 5, dicembre 1992, p. 10, Editrice Europa S.r.l., Milano.

(64) Luigi Marcianò, 'Galep, Galep, Hurrà!', su Fumetti d'Italia, n. 5, dicembre 1992, p. 10, Editrice Europa S.r.l., Milano.

(65) 'Foto di famiglia' su Tex n. 242, dicembre 1980, p. 2, Editoriale DAIM PRESS, Milano.

(66) 'Foto di famiglia' su Tex n. 242, dicembre 1980, p. 2, Editoriale DAIM PRESS, Milano.

(67) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(68) Settembre 2009. Andrea Barbieri, 'Aurelio Galleppini - storia di un'avventura', stampato presso Vanzi Industria Grafica, Colle Val d'Elsa (SI), p. 5.

(69) Settembre 2009. Andrea Barbieri, 'Aurelio Galleppini - storia di un'avventura', stampato presso Vanzi Industria Grafica, Colle Val d'Elsa (SI), p. 5.

(70) Settembre 2009. Andrea Barbieri, 'Aurelio Galleppini - storia di un'avventura', stampato presso Vanzi Industria Grafica, Colle Val d'Elsa (SI), p. 5.

(71) Settembre 2009. Andrea Barbieri, 'Aurelio Galleppini - storia di un'avventura', stampato presso Vanzi Industria Grafica, Colle Val d'Elsa (SI), p. 5.

(72) Settembre 2009. Andrea Barbieri, 'Aurelio Galleppini - storia di un'avventura', stampato presso Vanzi Industria Grafica, Colle Val d'Elsa (SI), p. 5.

(73) Aurelio Galleppini (Gelep) - biografia', Scheda di A. Tripodi del 19 dicembre 2007 sul sito Internet di Ubcfumetti: http://www.ubcfumetti.com/enciclopedia/?15165

(74) Settembre 2009. Andrea Barbieri, 'Aurelio Galleppini - storia di un'avventura', stampato presso Vanzi Industria Grafica, Colle Val d'Elsa (SI), p. 5.

(75) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 38, Ikon Editrice, Milano.

(76) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(77) Ottobre 2012. Gianni Bono, Leonardo Gori e Cristiano Zacchino '1932-1943 Il regime dell'avventura - L'industria degli albi e i venti di guerra', p. 80, su "Fumetto! 150 anni di storie italiane" di Gianni Bono e Matteo Stefanelli, Rizzoli Editrice, RCS libri S.p.A., Milano.

(78) Luciano Tamagnini 'Fumettografia essenziale ante - Audace', p. 17, su "Dime Press - magazzino bonelliano" n. 7, maggio 1994, Glamour International Production, Firenze.

(81) 2012. Graziano Romani 'L'arte di Galep', p. 9, Panini Comics, Modena.

(85) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 16, Ikon Editrice, Milano.

(87) Marzo 1997. Luciano Tamagnini 'Gli inizi del grande Galep', p. 15, su 'L'uomo del Tex' di Pasquale Iozzino, Alessandro Tesauro Editore, Atripalda (AV).

(88) Dicembre 1998. Pasquale Iozzino 'Il Trentino come il West americano', su 'Sotto il segno di Tex', p. 132 - 133, Alessandro Tesauro Editore, Atripalda (AV).

(90) Sergio Bonelli e Graziano Frediani, 'Il mondo segreto del pittore Galep', su Tex collezione storica a colori Repubblica – L’Espresso, n. 10, 2007, p. 9-10, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(91) Sergio Bonelli e Graziano Frediani, 'Il mondo segreto del pittore Galep', su Tex collezione storica a colori Repubblica – L’Espresso, n. 10, 2007, p. 10, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma, che cita 'L'arte dell'Avventura, Aurelio Galleppini, Casa Ikon Editrice, Milano, dicembre 1989.

(93) Sergio Bonelli e Graziano Frediani, 'Il mondo segreto del pittore Galep', su Tex collezione storica a colori Repubblica – L’Espresso, n. 10, 2007, p. 13, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(96) Luigi Marcianò, 'Galep, Galep, Hurrà!', su Fumetti d'Italia, n. 5, dicembre 1992, p. 12, editrice Europa S.r.l., Milano.

(97) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(98) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(99) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(100) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(101) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(102) Luigi Codazzi, 'Gli autori: Giovanni Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini', p. 14, 15, su "I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini", BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(103) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', pagine 32 - 33, Ikon Editrice, Milano.

(104) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(105) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(106) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(107) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(108) Luigi F. Bona, 'L'uomo del Tex', su "WOW", Nuova serie n. 2, gennaio 1990, p. 7, Studio Metropolis, Monza.

(109) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(112) 2012. Graziano Romani 'L'arte di Galep', p. 10, Panini Comics, Modena.

(114) 2012. Graziano Romani 'L'arte di Galep', p. 16, Panini Comics, Modena.

(116) 2012. Graziano Romani 'L'arte di Galep', p. 16, Panini Comics, Modena.

(119) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(120) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', Prefazione di Fosca Marchiò Brignali, pagina 6, Ikon Editrice, Milano.

(121) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 8, Ikon Editrice, Milano.

(122) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(123) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 8, Ikon Editrice, Milano.

(124) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(125) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 9, Ikon Editrice, Milano.

(126) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(127) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 8 - 9, Ikon Editrice, Milano.

(128) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 11 - 12, Ikon Editrice, Milano.

(129) Marzo 1997. Luciano Tamagnini 'Gli inizi del grande Galep', p. 15, su 'L'uomo del Tex' di Pasquale Iozzino, Alessandro Tesauro Editore, Atripalda (AV).

(130) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 13, Ikon Editrice, Milano.

(131) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 14, Ikon Editrice, Milano.

(132) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 14 - 15, Ikon Editrice, Milano.

(133) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 15 - 16, Ikon Editrice, Milano.

(134) Stefano Marzorati 'Da Galleppini a Galep, da Galep a Tex', su Tex Stella d'Oro, n. 3, febbraio 2006, introduzione, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(135) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 16, Ikon Editrice, Milano.

(136) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 18 - 9, Ikon Editrice, Milano.

(137) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 19 - 20, Ikon Editrice, Milano.

(138) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 24, Ikon Editrice, Milano.

(139) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 25, Ikon Editrice, Milano.

(140) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 24, Ikon Editrice, Milano.

(141) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 28, Ikon Editrice, Milano.

(142) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 28, Ikon Editrice, Milano.

(143) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 34, 36, 38, Ikon Editrice, Milano.

(144) Dicembre 1989. Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura', p. 38, Ikon Editrice, Milano.

(149) 2012. Graziano Romani 'L'arte di Galep', p. 17, Panini Comics, Modena.

(150) 2012. Graziano Romani 'L'arte di Galep', p. 18, Panini Comics, Modena.

(151) 2012. Graziano Romani 'L'arte di Galep', p. 18-9, Panini Comics, Modena.

(167) 'L'uomo di 'Tex'', p. 101, su Status Symbol, Edizioni Eden, anno II (1993), n. 8, Rho (MI).





(Foto n. 1) Raffaele De Falco e Pino Di Genua, Tex tra la leggenda & il mito, Tornado Press, Napoli, aprile 1994, pagina 11.

(Foto n. 2) Casale di Pari visto da Galep, acquarello, 1985. Andrea Barbieri, 'Aurelio Galleppini - storia di un'avventura', stampato presso Vanzi Industria Grafica, Colle Val d'Elsa (SI), settembre 2009, p. 118.

(Foto n. 3) La casa natale di Aurelio Galleppini da Mattia Camellini, sito Internet clicca qui

(Foto n. 4) La casa natale di Aurelio Galleppini, località Casale di Pari, via Palestro 5, Edoardo De Carli dal sito Internet clicca qui

(Foto n. 5) Aurelio Galleppini a otto anni (1925), da Aurelio Galleppini, L'arte dell'avventura, Ikon Editrice, Milano, dicembre 1989, pagina 8.

(Foto n. 6) Cartolina postale datata 10 aprile 1937 scritta aMilano da Galleppini e indirizzata alla sua famiglia residente a Cagliari da Graziano Romani, 'L'arte di Galep', Panini Comics, Modena, 2012, pagina 12
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