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I motivi del successo di Tex: le caratteristiche del personaggio 2) il comportamento. 3) il linguaggio. 22 novembre 2012

IL COMPORTAMENTO.

"Personaggio carismatico, granitico e dotato di una morale infallibilmente concreta, il Nostro è stato compagno di avventura di varie generazioni di lettori italiani, cercando sempre di discostarsi poco da una certa coerenza e ripetitività di fondo che, alla fine, sono il suo maggior limite ed il suo maggior pregio". (27)

"Accurate e precise le trame di Bonelli, uno dei più validi soggettisti del fumetto italiano, e ottima caratterizzazione dei personaggi. Tex Willer è un infallibile tiratore (ridicolizza addirittura Buffalo Bill), insuperabile pistolero, duro come una roccia, risoluto ma umano, inguaribilmente onesto e leale. Nelle prime storie lo conosciamo già bandito, ma si viene a sapere che in fondo è 'solo' accusato di aver fatto fuori (in leali duelli, naturalmente) una lunga teoria di farabutti... tra cui, purtroppo, uno sceriffo. Discolpato e arruolato nei ranger (e qui conosce Kit Carson che diventerà suo inseparabile compagno) continua a battersi contro l'ingiustizia senza fermarsi davanti a nulla e a nessuno, si tratti di un ribelle indiano o di un mercante di armi, di un colonnello dell'esercito colpevole di qualche massacro o di un senatore maneggione. Sposato con Lilith, figlia del capo Navajo, gli sarà assegnato anche il nome indiano di Aquila della Notte. Il figlio Kit (Piccolo Falco per i pellirosse) e il 'pard' indiano Tiger Jack, sono gli altri suoi inseparabili compagni d'avventura". (88)

Tex è l'identikit di chi ama l'avventura, l'incarnazione della persona onesta, sbrigativa, socialmente impegnata contro la violenza, l'ingiustizia e la sopraffazione. (83)

"E' innegabile che Tex rappresenti fin dal suo apparire una grossa novità nel panorama del fumetto italiano, proponendosi come eroe di stampo innovativo e moderno. Non si tratta di un candido eroe senza macchia o di un ragazzo prodigio, ma di un uomo duro dai modi spicci. Quando compare per la prima volta sulla scena, veste addirittura i panni del fuorilegge. E' stato vittima di un'atroce ingiustizia e dunque reagisce di fronte alle angherie in maniera aspra e determinata, senza mai scendere a compromessi, senza farsi mordere dai dubbi e dalle incertezze". (84)

"Ma qual'è la chiave del successo di uno degli eroi del fumetto made in Italy più conosciuti e pubblicati anche all'estero? Non è facile rispondere, e in tanti ci hanno provato, compresi critici più o meno illustri... Mentre un critico intelligente, Graziano Frediani, evidenzia 'quella determinazione, quella severità, quella serena, incrollabile fiducia nella lealtà e nella giustizia che lo accomunano, non solo idealmente, ai personaggi interpretati da Gary Cooper e da John Wayne, gli attori western più amati nel Dopoguerra'". (85)

"Più che il cupo 'giustiziere della prateria', talmente tutto d'un pezzo da sfiorare la disumanità, egli era in effetti il mito del 'cow-boy' dal volto umano, onesto, talora impulsivo ma sempre pronto a buttarsi nella mischia per difendere i deboli e gli oppressi, bianchi o rossi che siano, da prepotenti e teste calde di ogni risma". (86)

"Il personaggio debuttava in un mercato inflazionato da pubblicazioni riservate al genere Western, e tutte subivano l'influenza del cinema e degli attori americani (lo stesso Tex verrà, inizialmente, tratteggiato con le sembianze di Gary Cooper). Nato dalla geniale creatività di G.L. Bonelli (uno dei più grandi soggettisti/sceneggiatori del fumetto italiano e con alle spalle una produzione di narratore da indiscusso protagonista) e dal pennello di Aurelio Galleppini (già grande disegnatore per la Nerbini, Mondadori, Universo e della stessa casa editrice Audace di Tea Bonelli per la quale aveva realizzato le storie di Occhio Cupo), Tex sviluppa le sue prime avventure senza discostarsi molto dalla struttura  narrativa di tanti eroi dell'epoca. Com'era consuetudine in quegli anni, le storie vedevano l'eroe iniziare le proprie avventure nella scomoda posizione di fuorilegge, anche se non dovuta a volontà criminale, bensì a fattori casuali e ineluttabili. Infatti Tex, immaginato come figlio di un allevatore, aveva condotto una normale vita da cow-boy, finché non si era visto costretto a vendicare la morte del padre ucciso durante una razzia di bestiame e poi ancora, più tardi, quella del fratello, divenendo così un fuorilegge ricercato. Chiaramente, G.L. Bonelli si preoccupò ben presto di costruire al suo personaggio una immagine più conforme alla legalità (i tempi per eroi 'negativi', alla Diabolik per intenderci, non erano ancora maturi, e all'epoca ogni pretesto era buono per scatenare campagne contro il fumetto da parte dei benpensanti), dandogli la parte dell'eroe forte e coraggioso, solidale coi deboli e implacabile con i cattivi. In poche parole, il classico e leggendario cavaliere senza macchia e senza paura, una sorta di Robin Hood del West. E così, per giustificare la sua spregiudicatezza Tex passerà dalla parte della legge divenendo un Ranger del Texas e, in questa veste metterà in evidenza la sua linea di condotta di uomo leale, nemico di ogni tracotanza" arroganza, insolenza "corruzione e ingiustizia. Bonelli padre andrà ancora oltre. Con fine intuito, farà assumere al suo eroe un ruolo molto importante: quello di mediatore tra i bianchi e gli indiani, restituendo a questi ultimi la loro dignità e il loro giusto valore nella storia degli Stati Uniti, precorrendo così il cinema (erano ancora lontani i film come 'Un uomo chiamato cavallo', 'Piccolo grande uomo', 'Soldato blu', 'Balla coi lupi') e il fumetto stesso (vedi 'I Protagonisti' di Albertarelli, 'La Storia del West' di D'Antonio o il 'Ken Parker' di Berardi e Milazzo) che fino a quel momento li avevano brutalmente considerati come una sottospecie umana. In un'ottica antirazzista, Tex sposa Lilyth, figlia di Freccia Rossa capo dei Navajo, e alla morte di quest'ultimo, col nome di Aquila della Notte, assume il ruolo di guida dell'intera tribù. Anche se oggi Tex è meno irruento e sommario di una volta, meno impulsivo e più riflessivo, conserva comunque intatto lo smalto vitale dell'eroe". (87)

In un intervista chiesero a Claudio Villa: "Qual'è il segreto di una vita editoriale così lunga? La passione dei lettori che lo seguono con fedeltà, nonostante gli alti e bassi nella qualità delle storie. E' una bella scommessa. Quando Tex è nato nessuno dei due autori avrebbe mai pensato che sarebbe loro sopravvissuto. Leggevo anch'io Tex, da piccolo, non mi piaceva l'aria da padreterno, ma le battute con Carson, l'atmosfera dannatamente reale delle sceneggiature di G. L. Bonelli, mi affascinavano... Non è difficile immaginare come ci si possa affezionare ad un personaggio così". (82)

'Tex è un personaggio spontaneo, senza alcuna costruzione. Per certi aspetti si tratta davvero di un uomo allo stato puro (senza quelle che, un tempo, si sarebbero chiamate 'sovrastrutture') E' la conferma che questo eroe bonelliano è caratterizzato dalla stessa purezza tipica dei bambini: l'essere così vicino alle emozioni pure, la sincerità a tutto tondo rimandano a una fase della vita precedente a quella della vita adulta, quando gli uomini devono trovare continuamente dei compromessi fra la volontà e la possibilità, fra l'azione ed il comportamento, fra i pensieri e le parole. Tex è come è, allo stesso modo di alcuni altri grandi eroi del fumetto, proprio perché sempre pienamente se stessi. Viene in mente, a questo proposito, Popeye (o, se preferite, Braccio di Ferro) che era solito esclamare: 'Io sono quel che sono e questo è tutto quel che sono'". (81)

Galleppini: "Dal settembre del 1948 a oggi, 'Tex Willer' ha avuto qualche decina di milioni di lettori. Dietro questo successo senza precedenti c'è Giovanni Bonelli, che quarant'anni fa ha 'inventato' Tex e l'ha poi saputo far vivere attraverso mille avventure, in ogni episodio, in ogni situazione, dando credibilità e coerenza al carattere dell'eroe, sempre animato di sentimenti intensi e nobili: la dignità della vita, l'idea di giustizia, la difesa dei deboli e degli oppressi, la saldezza dell'amicizia, la determinazione nel tendere alla meta e una costante tensione morale. A questo personaggio, non meno ricco di umanità che di eroiche virtù, diedi corpo io e creai graficamente quello ch'è diventato un caso nel panorama della letteratura popolare avventurosa del nostro paese". (76)

Fabio Civitelli alla domanda: "Cosa pensi di Tex, inteso come tipo umano?" Ha risposto: "Ci sono dei personaggi che ti danno un'idea di stabilità, e Tex è una persona in cui si potrebbe aver fiducia. Tex è un pò un fratello maggiore, che ci aiuta nel momento del bisogno, è uno capace di raddrizzare le cose (al contrario di noi, che non ci riusciamo perché siamo schiacciati dal loro peso)". (75)

Una volta G.L. Bonelli disse: "Ho scritto una nuova storia di Tex. La trama? Tex arriva e le suona a tutti". (74)

José Carlos Pereira Francisco detto Zeca, intervistato, ha risposto: "Cosa rappresenta Tex per te? Tex rappresenta per me un fratello più vecchio, un grande compagno e amico, è con lui che ho consolidato valori come l'onore, l'onestà e l'integrità... Tex infatti mette la giustizia al di sopra della legge". (73)

Gianfranco Manfredi dice che Tex è "un personaggio icona o "maschera" che tende a ripetere le proprie caratterisiche chiare e forti, dunque riconoscibili. Io con le contaminazioni cerco di starci molto attento. Mi sono sempre piaciute e Magico Vento ne è la prova. Però con Tex preferisco attenermi allo stile classico e al tipo di storie e di racconti del western dell'epoca di John Wayne, come ho detto. La bellezza del personaggio di Tex, secondo me, sta anche nella sua inattualità. Nessun eroe oggi si comporterebbe come lui. Però quel tipo di eroe, quell'eroe che non si racconta più, proprio perchè inattuale è Mitico. Per fare un esempio cinematografico, se per raccontare Achille si sceglie Brad Pitt e gli si fanno fare salti da film di kung fu, secondo me non si attualizza l'eroe, si rinuncia a raccontare Achille, oppure si usa Achille per un'operazione, per carità, più che legittima, ma che resta troppo legata ai gusti del proprio tempo, dunque deperibile. Ci si allontana dal Mito per seguire una Moda. E la Moda è la caricatura del Mito. Una quantità di film alla Moda rivisti a distanza di anni, risultano ingenui, ridicoli e persino patetici, mentre i film classici funzionano in ogni epoca e rivisti a distanza di anni stupiscono ancora per la propria originalità e cifra stilistica". (72)

"Una sorta di super sceriffo pronto a intervenire quando la legge da sola non ce la fa, talmente convinto della difesa della legalità da farne una ragione di vita. Anche Tex ha, naturalmente, la sue contraddizioni (per esempio sta dalla parte della legge, ma usa la violenza per farla rispettare) però conserva sempre una sua linearità di comportamento. Qui sta la chiave del suo successo. E sarebbe interessante fare un raffronto con altri fumetti. Penso al bellissimo 'Ken Parker', che ha una scrittura persino più complessa e tratti psicologici più marcati, ma che tuttavia non ha avuto grandissima fortuna, al di là di una limitata area di fedelissimi lettori". (71)

"Tex rappresenta fin dal suo apparire una novità nel panorama del fumetto italiano. Non è un eroe senza macchia o un bambino prodigio, come molti altri 'character' dell'epoca, ma un uomo 'tosto' e dai modi spicci. 'Un eroe tradizionale, sì, ma molto più duro e reale di certi sdolcinati protagonisti di fumetti che andavano di moda allora' commenta Galep. Quando compare per la prima volta è addirittura un fuorilegge. Vittima di una atroce ingiustizia, reagisce alle angherie in modo aspro, senza scendere a compromessi, senza dubbi né incertezze. (70)

Sergio in una sua rubrica: "Un giovane amico milanese, Marco Bellucci, mi chiede: 'Caro Sergio, per quale ragione, secondo te, i personaggi bonelliani sono riusciti a entrare nel cuore di tanti lettori, al punto da passare di padre in figlio, di generazione in generazione? Per la validità delle trame? Per la bravura dei soggettisti e dei disegnatori? O per qualche altra indefinibile magia?' Caro Marco, posso provare a risponderti che, dietro il successo di tanti eroi di carta (non soltanto bonelliani, naturalmente), c'è davvero una indefinibile, e forse davvero 'magica', miscela di ingredienti. E, al di là delle ragioni professionali cui tu stesso hai giustamente accennato, il segreto del loro successo sta anche nel rapporto di simpatia, se non di assoluta complicità, che sono riusciti a creare nel pubblico questi personaggi. Mese dopo mese, albo dopo albo, una affezionata pattuglia di amici si serra sempre più intorno a un drappello di eroi immaginari ma quasi sempre verosimili: non super-uomini, insomma, bensì persone un pò speciali che assomigliano a noi comuni mortali, nei nostri dubbi, nelle nostre convinzioni, nella nostra ricerca di sogni e di valori per cui valga la pena vivere". (69)

Sergio Bonelli nella rubrica di un albo di Tex: "Saluto e ringrazio Marco Alia di Roma, un fedelissimo che, in procinto di sposarsi, ha voluto ricostruire, sull'onda della nostalgia, il suo lungo tragitto esistenziale al fianco di Aquila della Notte, iniziato vent'anni fa. 'Se non sbaglio', scrive Marco, 'era una rigida giornata d'inverno, quando la tramontana spazza le nuvole e il sole seppur poco caldo appare nel cielo raggiante... Di anni, da allora, ne sono passati molti ormai, e fra ristampe e doppie ristampe ho completato la mia collezione che mi ha accompagnato in tutti i momenti della mia vita, quelli belli e quelli meno belli. Nelle notti tristi, nelle delusioni d'amore, nelle pause degli studi universitari, in vacanza, durante il servizio militare, Tex per me ha sempre rappresentato un luogo ideale da raggiungere per un'ora di completa distrazione e di rilassatezza, un luogo dove tutti noi che lo leggiamo ci sentiamo degli spiriti più liberi e puri, convinti che, oltre il mondo frenetico e ipocrita in cui viviamo, ve ne possa essere un altro diverso, dove la giustizia e l'onestà possano trionfare sempre e comunque...' (68)

Sergio Bonelli cita un lettore di Tex: "'Carissimo Sergio, mi perdoni innanzi tutto il tono molto confidenziale con il quale mi rivolgo a lei, ma è praticamente dal 1948 che le edizioni Bonelli entrano nella mia casa. Mio padre già leggeva le strisce di Tex, quando io, che sono nato nel 1947, cominciavo a guardare solo i disegni dell'indimenticabile Galep senza avere la possibilità prima e la costanza dopo di leggere anche ciò che compariva nelle mitiche nuvolette. A otto anni, però, cominciai a interessarmi anche della sceneggiatura e delle didascalie e da allora non ho saltato un solo numero di Tex. Oggi, a quarantanove anni, sento il bisogno di scriverle, non per vedere questa mia pubblicata, ma esclusivamente per porgerle il mio ringraziamento per il significato che Tex ha assunto nella mia vita. In un mondo dove molti valori sembrano essere andati perduti per sempre, io ritrovo nelle pagine della sua pubblicazione l'esaltazione di sentimenti che non possono che giovare all'esistenza di chi legge. L'Amore, l'Amicizia, il Coraggio, la Lealtà, l'Altruismo, il Rispetto sembrano, nella moderna società del consumismo e dell'arrivismo, solo parole senza senso, mentre invece costituiscono il principio fondamentale al quale si ispirano personaggi come Tex, Zagor, Mister No... Grazie, Sergio. Chi ha detto che non si deve avere bisogno di eroi?' Questo mi scrive, da Qualiano, in provincia di Napoli, Antonio Rendola (grazie a te, carissimo Antonio, per la fedeltà che ci dimostri!). E, per una volta, la nostra rubrica comincia così, con una lettera che non pone 'dubbi, curiosità o domande varie al Direttore', come dice il sottotitolo, ma contiene semplicemente una dimostrazuione (persino commovente, devo ammetterlo) di grande affetto nei confronti di Aquila della Notte e del lavoro di tutti noi". (67)

In un intervista a Galleppini: "Qual'è il segreto del successo di Tex?" Galep: "La coerenza. Ma soprattutto l'essere un raddrizzatore di torti. Uno subisce un torto e pensa: 'Ah, se ci fosse Tex Willer...'" L'intervistatore: "Ma non le sembra un pò assurdo questo eroe tutto d'un pezzo, che non entra mai in crisi?" Galleppini: "Forse, ma questo dovrebbe chiederlo a Gialuigi Bonelli, l'autore dei testi". (66)

"Il Tex creato dal Bonelli è l'eroe classico che difende i deboli qualunque sia il loro colore della pelle, senza dubbi esistenziali di sorta e disposto, se necessario, a violare la legge pur di far trionfare la giustizia. Sono caratteristiche che verranno in parte modificate dagli altri autori". (64)

In un intervista a Galleppini: "Tex continua a piacere da quasi tre generazioni. Perché?" Galep: "E' difficile poterlo stabilire, lo amano tutti e forse ognuno per un motivo diverso. Chissà... può darsi perché Tex è sempre rimasto coerente con se stesso, ha tenuto duro per tutti questi anni e per qualcuno ormai fa parte della società: viviamo in un mondo pieno di ingiustizie e cattiverie e Tex, nel suo mondo, mette a posto tutti. Si ribella, protegge i deboli, non si piega davanti a nessuno". (63)

"'I texofili sostengono che Tex è ligure, infatti le prime avventure G. L. Bonelli le scriveva a Genova. Tex, ufficialmente residente in Arizona, è in realtà sardo-ligure-milanese-americano, e delle molte patrie mantiene caratteristiche precise: il pragmatismo" che dà prevalenza agli aspetti pratici e concreti rispetto ai criteri teorici "tipico d'oltre Atlantico e il tipico anarchismo nazionale. Un tipo sospetto, se non pericoloso. Tex non guarda in faccia a nessuno. Dice ciò che pensa, fa ciò che vuole. Malgrado ciò, o forse proprio per questo ha tanti ammiratori. E' un mito, una istituzione. Accetto alle destre e alle sinistre, perfino ai centristi (ma l'interrogativo più insistente è: Tex è di destra?) è stato avvicinato a Pertini, una persona che la storia personale e la storia universale hanno elevato nell'empireo degli intoccabili". (33)

"La 'normalità' di Tex era una caratteristica inconsueta nel panorama fumettistico di quel periodo, e anche i tanti personaggi di G. L. Bonelli, creatore di Tex, sono dotati di un'identità visiva che li rende inconfondibili: il mascherato Occhio Cupo, il magico tarzanide Jorga, Yado, gigante indiano dai poteri occulti, tanto per citarne qualcuno, Tex, invece, non aveva nulla di particolare che lo distinguesse dagli altri, era vestito da semplice cow-boy, tanto che Galep doveva usare abbondantemente barbe e baffi per differenziare gli altri personaggi. Quello che distingue dunque Tex dagli altri eroi bonelliani è proprio la rudezza e la spavalderia comportamentale, oltre che il linguaggio violento e trasgressivo, espressione di un personaggio impetuoso, insofferente verso ogni forma di compromesso, di intrallazzo, di sopraffazione, quasi un autoritratto del suo vulcanico creatore, G. L. Bonelli. Chi di noi non vorrebbe essere, certe volte, come Tex, affrontare a viso aperto il prepotente, il potente, l'intrigante, il 'mostro' che popola le cronache, il politicante, e sbatterlo a suon di sganassoni da una stanza all'altra fino a ridurlo a una 'poltiglia informe'? Ecco, Tex lo fa per noi! E più picchia duro, più noi ci sentiamo appagati dei 'torti' subiti"" (62)

"L'aura mitica intorno a questo personaggio, che fin dall'inizio riesce a cogliere, sommare e rielaborare con maggiore spessore e raffinatezza tutti gli elementi tipici del 'western old style', non si è mai spenta in un panorama editoriale difficile come quello italiano, pieno di alti e bassi per vendite e gusti del pubblico, anzi, continua a mietere successi, grazie all'apporto di uno straordinario gruppo di autori. Sempre fedele a sé stesso, non è un caso o la semplice volontà di un editore se possiamo trovarlo ancora in edicola, è anzi la conferma che 'Tex' è il nostro 'Superman', inutile riflettere su quante variazioni possono ancora esistere sul tema, su quanti altri cavalli verranno disegnati o su quante altre volte la cavalleria spunterà da dietro la collina (semmai ne avesse avuto bisogno); 'Tex' c'è stato, c'è, e dovrà sempre esserci". (61)

"I nemici lo temono, i deboli lo invocano, gli indiani lo rispettano… è Tex.
È un raddrizzatore di torti senza mezzi termini. Un carattere imbelle che non si asservisce a niente e a nessuno. La sua è una giustizia senza codici e giudici dettata da una morale personale. Raccoglie in se un mix di caratteristiche dosate ad arte: un po’ d’anarchia, un po’ di legge del taglione (che negli anni ottanta gli sono valse anche discussioni sul suo presunto colore politico!) tanta impavidità da rasentare l’incoscienza, il coraggio di un leone, l’infallibilità di una folgore (caratteri che con la maturità si sono alquanto “diluiti” adeguandosi in parte ad un 'politically correct'" politicamente corretto "non sempre consono all’identità caratteriale dell’eroe). Peculiarità che calamitano l’emotività del lettore il quale, attraverso Tex e le sue azioni (per il gioco degli specchi), reagisce ai soprusi ed è l’imperterrito castigatore che punisce i malfattori e il male in tutte le sue espressioni". (57)

In quanto al carattere di Tex lo scrittore, Gianluigi Bonelli, non dovette faticare troppo di inventiva... era il suo carattere!

"Qualche hanno fa mi trovai con una donna a ore che non voleva rispondere al telefono. Finché si trattava di pulire i pavimenti, d'accordo, riassettare la casa, benissimo, ma rispondere al telefono proprio no. Per me la situazione diventava piuttosto antipatica, dato che i miei clienti hanno tutti in comune l'abitudine di telefonare quando sono fuori, o almeno così giurerei in certe giornate. Mi misi dunque a sciorinare le mie debolissime arti di persuasore, spiegandole che non potevo assolutamente permettermi di uscire se qualcuno non prendeva i messaggi telefonici, che comunque è semplice rispondere al telefono, bastava che dicesse che non c'ero e che prendesse il nome di chi aveva telefonato, che non era il caso di essere timidi, i miei clienti non spaventavano nessuno. Con molta riluttanza accettò di fare una prova: alla prossima telefonata avrebbe risposto lei. Una mezz'ora dopo, suonò il telefono. 'Coraggio, alzi, vedrà che non è niente di speciale'. La donna prese sospettosamente la cornetta, si schiarì la gola e borbottò un pronto. Dall'auricolare si sprigionò un'allegra voce scoppiettante, così potente che riuscii anch'io a comprenderne ogni parola: 'Buongiorno, signora, vorrei parlare con il grande e intemerato Ferruccio Alessandri, detto altresì il Massacratore dell'Uganda!' La donna guardò la cornetta, guardò me con aria di rimprovero. Mi tese la cornetta e si allontanò con aria estremamente dignitosa. Dopo la telefonata la trovai che si stava infilando il cappotto e mi ci volle del bello e del buono per convincerla a restare, senza beninteso, rispondere più al telefono. Cercai anche di spiegarle che era capitata un'eccezione, che si trattava del Bonelli. Cercai anche di spiegarle il Bonelli. Spiegare il Bonelli. Una parola. Il Bonelli è il Bonelli e basta. Quando suo figlio Sergio, editore del 'Tex', parla di lui, non dice mai 'mio padre', dice 'il Bonelli'. Sentiamo il Bonelli. Chiediamolo al Bonelli. E' arrivato il Bonelli? Il Bonelli, questo protagonista del fumetto italiano avventuroso degli ultimi quarant'anni, è un sessant'enne che se si tingesse i capelli ne dimostrerebbe appunto quaranta, facendo sospettare che appena nato sia entrato nel pieno dell'attività, come tanti personaggi delle antiche mitologie, anche perché è impossibile immaginarselo non in attività. Un'attività amilanese, piena di pacche sulle spalle, di complimenti a squarciagola a tutte le donne sotto l'età della menopausa, di revolverate contro la foto di un uomo politico appeso alla parete del suo studio. Un'attività da superextraestroverso incapace di vivere solo con sé stesso e avere un solo momento di concentrazione; poi invece passa la maggior parte del suo tempo alla scrivania a sfornare a getto continuo i soggetti e le sceneggiature del 'Tex', il personaggio che ha il primato indiscusso delle vendite da vent'anni a questa parte. Gianluigi Bonelli si sforza a dimostrare che il suo personaggio non ha un carattere ideologico ma che è un semplice personaggio sterotipato che ha la funzione esclusiva di divertire i ragazzi; può essere ma si può far notare che Tex si è integrato in una tribù indiana di cui sopporta le responsabilità di capo; che non fa distinzioni di razza o di colore; che non sopporta militari e militaristi e piglia a sberle i colonnelli; che è visceralmente contri i gruppi di potere economico, come i grandi proprietari terrieri e le ferrovie. Nell'America di oggi verrebbe considerato almeno un 'pinko', un rosastro. In effetti è un ribelle contro qualunque forma di costrizione, che vive in un momento storico e in un luogo dove è necessario farsi giustizia da solo, come in effetti era il West. Un ribelle come in effetti il Bonelli, che nel sistemare un giornale di una grossa casa editrice, dopo aver appreso una storia di orologi con cartellini e cravatte da portare, prese le carte dalla scrivania e se ne andò senza pensarci due volte. Il giornale, per la cronaca, esiste ancora, diretto da un antipaticissimo burocrate occhialuto e incravattato cha esercita da decenni una caporalesca autorità su dipendenti e collaboratori e, immagino, timbra felice il suo cartellino tutte le mattine. Con gli anni si è creata una certa osmosi tra il Bonelli e il Tex. Se l'autore ha più o meno coscientemente prestato il proprio carattere al personaggio, questi col successo si è messo a influenzare l'autore. Il Bonelli va in giro con un cinturone di cuoio alto quattro dita e possiede una favolosa collezione di pistole tra cui spiccano una Colt calibro 9 (l'arma di Jesse James) e una Smith & Wesson calibro 38 della polizia americana. Anche qui la cosa è particolare. Non è una collezione di cose appese al muro in bell'ordine e catalogate. Si tratta di armi perfettamente funzionanti nella piena accezione del termine, perché il Bonelli le fa funzionare in continuazione. Credo che la provvista di colpi che consuma in un mese basterebbe a sostenere una rivoluzione centroamericana. Si sta allestendo una nuova casa e lo studio ha già l'aspetto del poligono di tiro; i vicini, dall'aria borghese e tranquilla, non sanno che cosa li aspetta. E naturalmente, quando il Bonelli va in giro col motoscafo sul Lago Maggiore, tutte le bottiglie galleggianti sono sue. Anche il motoscafo è emblematico: si chiama 'Tex', proviene dagli Stati Uniti e ha la linea e un motore di quei grossi affari atlantici che si vedono in Florida per la pesca di altura ('Guardi che bellezza, ferma in un metro!' e il motoscafo lo fa davvero, mentre buona parte del lago invade la riva in un ribollire di schiuma). Spiegare il Bonelli... Un sessantenne che pratica abitualmente il nuoto, lo sci, la vela, solido come un macigno e che dipinge di nascosto dei quadri naives di cui si vergogna; che nasconde sotto un linguaggio incredibilmente pittoresco e 'hardboiled'" freddo, duro, rude, incallito "quel senso di meraviglia verso il mondo che hanno i bambini; che trovandosi vicino a un ministro al ristorante non perde l'occasione di esprimere ad alta voce il suo parere sui ministri in genere e su quello in particolare e che, vedendo la costernazione negli occhi del cameriere, si pente e gli allunga una lauta mancia; che ricorda ai giovani che gli inizi sono duri, devono essere duri, come per lui che faceva a Parigi il pugile professionista per pochi franchi l'ora, e poi li aiuta di nascosto. Spiegatelo voi, il Bonelli. Per me va bene così com'è". (59)

Di Gianluigi Bonelli è stato detto detto: "Ricordo che aveva un carattere vivace e battagliero, da autentica forza della natura, sebbene, in fondo, fosse soltanto un simpatico bonaccione. Diceva: 'Con i miei fumetti, io non voglio costruire grattacieli, ma palazzi normali, alla mia portata'; in altre parole, non si sopravvalutava, non pretendeva di essere quello che non era, e, nello scrivere, seguiva unicamente la sua ispirazione, sino a diventare il migliore di tutti. Lì, nella sua casa-redazione di via Rubens, a Milano, io e gli altri disegnatori che collaboravano con lui passavamo ore e ore, talvolta serate intere, ad ascoltarlo, affascinati dal suo modo di raccontare, ma soprattutto dal suo amore per la vita, prima che per l'Avventura" (36)

"Per anni è andato avanti il tormentone 'Ma Tex è di destra o di sinistra?', 'E' impegnato o popolare?', 'E' violento e razzista?' Sicuramente lui risponderebbe con chissà quali sferzanti improperi. Di certo lo ha fatto quella vecchia quercia di Gianluigi Bonelli, in questo simile a John Ford. Quando qualcuno gli fa notare come nelle sue storie egli riesca a delineare 'lo sfondo antropologico', Bonelli replica perentorio: 'Vuole una revolverata? Cosa diavolo è lo sfondo antropologico?' Più o meno come John Ford, quando manda a quel paese Peter Bogdanovich che gli chiede spiegazioni sulla sua 'visione del mondo' nei suoi film. Spiega Gianluigi Bonelli: 'Tex soddisfa le aspirazioni più immediate di ogni lettore, che ne apprezza la personalità sincera, la passione per i problemi del prossimo, sempre pronto a schierarsi dalla parte dei più deboli contro i cattivi e i delinquenti'. Non è solo Tex, qui c'è tutta la personalità di Bonelli". (58)

Roberto Davide Papini su Il Resto del Carlino del 13 gennaio 2001 cita Gianluigi Bonelli: ““Cosa sarebbe la vita di un uomo senza l’avventura? Una noia mortale”. Nel 1948 ha dato vita, senza grandi pretese, a un eroe western classico, vincente e con un forte senso di giustizia”. (25)

L'intervistatore a Giovanni Ticci: "Secondo lei c'è una spiegazione logica al pluridecennale successo di questa testata?" Ticci: "Certo che c'è. Senza essere un super uomo, né un giustiziere spietato, Tex è una persona che ama la libertà, la giustizia e l'amicizia. Per lui non ci sono problemi, aiuta i deboli, raddrizza i torti, senza fermarsi davanti a nessuno. Non ci saranno politici, militari o qualunque altra autorità costituita che possano salvarsi da Tex se agiscono come non dovrebbero. Tex è un amico, dà sicurezza. Chi non vorrebbe essere come lui! Le sue storie forse sono un pò ripetitive, per forza, dopo tanti anni. Ma forse anche questa è una ragione del suo successo, che ancora continua. Chi legge le sue avventure sa già quello che vi troverà e ce lo vuole trovare. (56)

"Penso che parlare di un 'Tex politico', sarebbe come cucirgli addosso un abito non suo... Anche Tex ha le sue contraddizioni (per esempio sta dalla parte della legge, ma usa la violenza per farla rispettare) però conserva una sua linearità di comportamento. Qui sta la chiave del suo successo... Tex è un personaggio positivo perché portatore di valori. Nasce fuorilegge ma si pente rapidamente e passa dalla parte della legge e dei più deboli; infatti non solo diventa un ranger, ma assume un ruolo di capo dei navajos con il nome di Aquila della Notte. A ben pensarci, in questo c'è il significato del personaggio: ed anche la propensione all'azione isolata di sorpresa, l'oso ripetuto della forza (a volte della violenza), il forzare le regole burocratiche, diventano sempre strumenti a difesa della legge e dei più deboli. Quindi giustizia e solidarietà". (49)

"Prima fuorilegge, ma a causa di una ingiusta accusa, e poi ranger del Texas, Tex Willer da 50 anni si muove nelle sue avventure ai limiti della legalità, data la sua personalissima idea di giustizia e il pochissimo rispetto per leggi e legislatori, per non parlare dei politicanti da strapazzo e consimili". (51)

Sergio "Tex lo identificherei cone il 'cavaliere senza macchia e senza paura', il giustiziere, il difensore dei più deboli, anche dal punto di vista etnico, tanto è vero che sta dalla parte degli indiani, in un epoca in cui non essendoci una legge a salvaguardia dei territori, né uomini di legge di fiducia, onesti ed integerrimi, era indispensabile farsi giustizia da soli. Tex ha una sua giustizia, impulsivo e coraggioso non ha mezzi termini nel dividere il buono dal cattivo, si scaglia, e in questo senso piace molto al pubblico, contro i ricchi, i potenti, i banchieri, la classe politica, i grandi latifondisti. Tex è l'identikit di chi ama l'avventura, l'incarnazione della persona onesta, sbrigativa, socialmente impegnata contro la violenza, l'ingiustizia e la sopraffazione. E io mi sento un pò Tex". (54)

“Gianluigi Bonelli aveva un carattere anticonformista, irruente, senza peli sulla lingua. Ma la sua sensibilità, il suo intuito fulminante, la sua capacità di andare direttamente al cuore delle cose e delle persone gli permettevano di fare incetta” (di accaparrarsi) “di spunti e dettagli che poi avrebbe riversato con profitto nei suoi racconti e nei suoi romanzi, a fumetti e non. Detestava gli intellettualismi, la retorica, la supponenza di chi, senza sporcarsi le mani con la vita vera, pretendeva di narrare storie che avrebbero dovuto conquistare, se non proprio “educare”, i lettori. Per lui, l’Avventura (l’Avventura con la “A” maiuscola) non ha anima né corpo, se non è stata vissuta sulla propria pelle, se non ha spina dorsale, se non mette in scena emozioni forti e viscerali, come quelle che aveva provato egli stesso, quando, in gioventù, aveva vagabondato per l’Europa, in attesa di capire quale fosse la sua meta. Forse anche per questo, dopo aver affrontato con entusiasmo mille diversi generi letterari (macinando senza sosta trame poliziesche, piratesche, marinaresche, esotiche, fantascientifiche, di cappa e spada o d’ambientazione medievale…), nel 1948, G. L. Bonelli virò decisamente verso il western. Per chi, come lui, era sempre in cerca di scenari drammatici e suggestivi, il Far West rappresentava un autentico Eldorado. Per chi aveva divorato mille romanzi d’avventura, il Far West rappresentava un mondo a parte, dove ogni giorno si rischiava la vita! Aveva imparato ad amarlo nei romanzi, pittoreschi e improbabili, di Emilio Salgari; ne aveva approfondito la conoscenza, divorando i classici di James Fenimore Cooper e i piccoli capolavori di James Oliver Curwood; infine, aveva scoperto i più popolari scrittori western del Novecento, Zane Grey e Louis L’Amour, due autori che, Bonelli lo aveva capito subito, conoscevano alla perfezione lo spirito dell’Avventura vera. Innamorato di quel violento e dinamico universo, fatto di polvere, sudore e pallottole roventi, Bonelli sognava di raccontare a sua volta le gesta degli uomini (banditi e cacciatori di taglie, pistoleros e cavalieri erranti, ma anche capi e guerrieri indiani) che avevano trasformato la Storia in Leggenda. E sentiva di essere egli stesso, pur non avendo mai ammirato con i propri occhi i paesaggi di cui voleva farsi cantore, un romanziere capace di ricreare, sotto forma di vignette illustrate, la drammatica, emozionante epopea di un mondo per metà selvaggio e per metà civilizzato, in cui si muovevano uomini duri, romantici, venuti da chissà dove e diretti verso l’ignoto, che il destino costringeva a rischiare quotidianamente la pelle. Come un moderno Zane Grey, come un “fratello di sangue” del suo amatissimo Louis L’Amour, G. L. Bonelli si era così definitivamente incamminato sulle piste del West, in compagnia di Aurelio Galleppini”. (26)

Luca Raffaelli racconta: “Da scrittore di mille personaggi e di mille avventure, Gianluigi Bonelli si ritrova a doversi occupare solo di Tex, con cui entra quasi in simbiosi, tanto da arrivare a vestirsi alla Tex”. (28) Vedremo più avanti le foto che ritraggono Gianluigi Bonelli con vestito western e cravattino di cuoio.

Giovanni Ticci, attualmente la persona che, tra i disegnatori e anche gli sceneggiatori, si dedica a Tex da più tempo di tutti gli altri, dirà che era una persona vulcanica, travolgente, che sprizzava forza e vita da ogni parte. Aveva un’immaginazione senza limiti e arrivò ad essere tutt’uno con la sua creazione. I modi sbrigativi e decisi di Tex sono quelli di Bonelli. (29)

L’identificazione tra personaggio e autore è tale da spingere Decio Canzio, direttore generale della casa editrice fino al dicembre 2006, a dichiarare: “Bonelli è Tex”. (30)

Anche Sergio Bonelli dirà: “Tex era come mio padre. Bonelli era Tex nella grinta, negli atteggiamenti, nell’ironia del linguaggio, nel piglio deciso dei gesti e delle risoluzioni, nella tempra d’acciaio”. (31)

Dice Roberto Barbolini: “Sembrava uscito da una delle sue storie”. Poi cita Claudio Nizzi, il suo erede alle sceneggiature di Tex e di cui parleremo più avanti: “Era di taglia minuta, ma tostissimo. Tirava di pugilato, amava vestirsi da cowboy e andava sempre in giro armato”. (32)

Nel frattempo potete anche farvi un idea del modo di parlare di Tex, che vedremo più avanti, da queste vignette. (Foto n. 2)

Moreno Burattini: "E Gianluigi Bonelli era quel tipo d'uomo che credeva di poter mettere a posto il mondo". (35)

Decio Canzio: “Gianluigi Bonelli possedeva un forte senso d’individualità e quell’immediata percezione dei valori che è frutto di una cultura nata da un’età giovanile vissuta con asprezza. L’argomento principale delle nostre conversazioni, naturalmente, rimaneva Tex. Bonelli mostrava una sbalorditiva padronanza dell’argomento, sicuro delle sue scelte, tematiche e linguistiche, trasmettendomi un entusiasmo creativo che, a volte, mi lasciava un po’ stordito. E infervorandosi nel parlare, nello spiegare, anche nel polemizzare, sprizzava tanta energia quanta ne avrebbe mostrata il nostro Ranger se lo avessi incontrato per caso su qualche altopiano dell’Arizona. Era sicuro di sé, Bonelli, sempre sinceramente convinto delle proprie argomentazioni e pareva davvero nutrire pochi dubbi sulle scelte narrative riservate ai lettori dell’avventura di Tex del momento. Bonelli ha anche contribuito ad approfondire il nostro senso d’umanità scoprendo tipi e caratteri di un West che è una sua esclusiva creazione. In cui i prepotenti le buscano sempre e i buoni la spuntano sempre. E non importa che la realtà storica sia stata diversa: Tex non è un testo per le scuole, è la Grande Avventura, con il protagonista eroico, grandioso, che non decade mai dalla sua perfezione statuaria. Tuttavia, in questo mondo di fantasia 'galoppante', avvertiamo un impareggiabile sapore di realtà umana, in tutti i suoi aspetti. Un mondo in cui non si trovano mai descritti sentimenti o azioni dei quali non ci sentiremmo noi stessi capaci. Perché l’autore eccelle nel penetrare e nell’approfondire la natura dei suoi personaggi. Particolarmente gustoso il ritratto dei malvagi i quali abbaiano, gracchiano, vomitano fuori le loro girandole di frasi che illuminano una umanità ripugnante, la stessa combattuta da Tex con serenità illuministica”. (34)

"Tex è uno di quei personaggi sani che solleticano la fantasia del lettore. Non ha la violenza gratuita ed esasperata della televisione o di certi giornalini". (50)

Alberto Abruzzese: “A riaverlo tra le mani oggi, il formato a striscia della prima serie di Tex fa tenerezza, così piccolo, sobrio anzi povero. Eppure, a sfogliarne le immagini, subito ne percepiamo la carica trasgressiva, la grinta”. (1)

Da Internet: “Ci si è spesso chiesti il perché del successo di Tex. Molto probabilmente il motivo stà nelle caratteristiche del personaggio: ironico, grintoso, onesto, nemico degli oppressi e delle ingiustizie, nemico giurato della burocrazia e dei potenti senza scrupoli, risolve i problemi con le maniere forti, senza tanti giri di parole, con scazzottate e del “piombo caldo”. Nonostante tutto questo, Tex uccide solo per legittima difesa”.(18)

E ancora: “Tex è scampato ad agguati, ha affrontato duelli, ha pestato centinaia di persone, è imbattibile a poker, cavalca e spara come nessuno eppure, malgrado ciò, Tex è un personaggio molto umano e simpatico”. (2)

John Vignola scrive: “Da un lato, Tex è tutto questo: onesto, incrollabile, indistruttibile, rude, sicuro. Dall’altro, però il mito vacilla e crolla nella frustrazione costante per la fine che rischiano di fare i suoi Navajos, per la politica di emarginazione degli Indiani operata dalle “giacche blu”, per la sostanziale disonestà di chi detiene il potere nelle alte sfere, per la morte della sua moglie pellerossa, Lilith. E’ difficile, qui, spiegare perché proprio questo eroe, dapprima non particolarmente baciato dalla fortuna commerciale, nell’Italia del boom sia diventato il primo fumetto nazionale e un fenomeno massmediatico che ancora oggi resiste. Forse ha trovato il giusto mezzo fra la ribellione dell’adolescenza e la pacatezza dell’età adulta: caratteristiche che questo texano possiede alla pari. E’ frutto del lavoro di tanti, ma pure di un format, passateci il termine”, un prodotto “che ha attraversato indenne i decenni perché si è rinnovato partendo da una idea forte: quella del giustiziere, che può risolvere le storture del mondo in maniera pressoché definitiva. L’ambientazione della Frontiera ha un valore sufficientemente distante e manicheo” che tende a vedere tutto il male solo da una parte e tutto il bene solo dall’altra “per semplificare ulteriormente le cose: Il denaro è quasi sempre sporco, chi vive onorevolmente magari muore, ma è inattaccabile, i cattivi sono cattivi senza grandi ripensamenti e vanno schiacciati, con qualche punta di pietà o compassione per chi ci ripensa. Fin troppo naif” (ingenuo). (3)

"Forse l’immagine di un eroe che lotta contro le ingiustizie, tutore della legge e della legalità, ma capace anche di mettersi contro il potere pur di difendere i deboli, non solo non scolorisce con gli anni, ma diventa un bisogno (o un sogno) sempre più attuale", dice Papini. (4)

"Viviamo in un Far West scalcagnato dove ci vorrebbero molti Tex Willer dediti a vendicarci delle angherie che ci infligge la società". (47)

Moreno Burattini: "Tex non è un eroe problematico, non si pone problemi: sa cosa deve fare e lo fa". (19)

“Alla base del successo ci sono alcuni elementi fondamentali. Innanzitutto, Tex non è soltanto un personaggio, bensì la personificazione stessa di un’idea: in un mondo che sempre più perde il gusto dell’indignazione, il Ranger del Texas è colui che di fronte a un sopruso non si volta dall’altra parte. Tex incarna il concetto stesso di giustizia. E’ per questo che si schiera dalla parte degli Indiani d’America nella lotta contro le angherie dei bianchi, diventando addirittura il carismatico capo dei Navajos”. (5)

In un intervista, alla domanda “Quali sono i pregi di questo personaggio nel quale Lei si identifica?” G. L. Bonelli dice: “La sincerità. E la brutalità nell’affrontare i cattivi; la ribellione contro la prepotenza, la ribellione contro la violenza”. (6)

Mauro Boselli: "Il creatore del personaggio, Gianluigi Bonelli, sapeva che i lettori avevano un desiderio di giustizia, di rivalsa". (20)

Come dice Moreno Burattini, Tex rappresentò sin dal suo apparire una grossa novità nel panorama del fumetto italiano. Non si trattava infatti di un eroe senza macchia o di un ragazzo prodigio ma di un uomo duro dai modi spicci. Il giovanissimo Tex era un fuorilegge ma “non aveva mai sparato a nessuno che non lo meritasse (sono le sue stesse parole nelle prime vignette)”. (7)
 

"A un intervistatore che gli chiedeva quale fosse il segreto del successo di Tex, Gianluigi Bonelli rispose: 'Il motivo del successo? La mia identificazione nel personaggio. Le avventure di Tex le vivo io. E se non le 'sento' resto fermo davanti alla macchina da scrivere anche due o tre giorni senza battere una sola riga. Quando l’idea arriva, mi calo nel personaggio e mi metto furiosamente a scrivere. Da dove mi vengono le idee? Non so, non l'ho mai saputo. So che da qualche parte arrivano, misteriosamente, inaspettatamente. E so anche che cosa vogliono i miei lettori: il trionfo del bene. La carogna presa a cazzotti. La gente odia il militare arrogante, il pezzo grosso, il banchiere. Odia il potere. E anch'io odio il potere o, come si dice oggi, il 'palazzo'. Siamo tutti anarcoidi, ribelli, infastiditi da mille problemi. Peggio se c'è la moglie, ma anche se quella non ci fosse verrebbe fuori sempre qualche altra grana. Ecco perché la gente cerca di evadere. E Io gli offro l’evasione: un ranch nel deserto, un''apacheria', una giungla, i pirati. Gli italiani non leggono, sono pigri. Io ho vinto la loro pigrizia'” L'intervistatore continua: "In Tex c'è anche la sua visione del mondo?" e Bonelli: "No. Il mondo di Tex non è quello di oggi. Io rappresento quel periodo, quell'ambiente storico e umano, che è molto diverso da quello dei nostri tempi. L'intervistatore: "Si identifica con il personaggio?" E Bonelli: "Ah, beh, certo. E' logico, tutti gli autori mettono se stessi nei propri personaggi" L'intervistatore: "Per lei Tex rappresenta il bene?" E Bonelli: "Rappresenta la dignità. Non spende paroloni su grossi problemi, che troppo spesso sono soltanto un alibi per non occuparsi di quelli piccoli. La razza, gli indiani, i soprusi di Washington... Bah, a lui interessa il fatto immediato, locale. Insomma, quello che lo tocca è la realtà, il resto sono chiacchiere" L'intervistatore: "Quante delle sue esperienze giovanili sono state raccontate, sia pure in maniera diversa, in Tex?" Bonelli: "Non lo so. Il passato torna sempre a galla. E' istintivo. Per esempio, a me piace la forza fisica, ora come un tempo. A 74 anni suonati, quando mi sveglio la mattina sollevo una sbarra di ferro che ho fatto costruire appositamente. Vado in bicicletta, uso un apparecchio tedesco che serve ad allenarsi allo sci, prendo un'altra sbarra di ferro e la piego avanti e indietro per dieci volte, salgo sul vogatore e faccio le mie quaranta o cinquanta vogate al giorno... L'intelligenza è una cosa bellissima, ma la forza fisica io la trovo necessaria. Da giovane  non ero robustissimo, ero normale, ma mi trovavo lo stesso in minoranza quando scoppiava, magari a un ballo, la scazzottata gigante" L'intervistatore: "Come si concilia la forza fisica con la poesia?" Bonelli: "Io sono un sognatore, ma se mi mollano una sberla ne restituisco due!” L'intervistatore: "A parte Tex, legge i fumetti?" Bonelli: "No, non mi interessano. Leggo 'National Geographic', 'Newsweek', 'Time'... Cose che mi possono interessare come uomo, non come sceneggiatore. Il fumetto, secondo me, è come un teatrino di provincia... Eppure a un certo pubblico può piacere. Il fumetto è una cosa utile a una certa età, quella dei sogni, quando uno legge e si sente forte per il pugno che ha dato l'eroe. E' come con i film d'avventura con John Wayne e Gary Cooper, che sono sempre piaciuti e piaceranno sempre. Perché i buoni finiscono sempre col vincere, e i cattivi finiscono sempre col prendere un sacco di botte". (8)

"Di carattere deciso, passionale, G. L. Bonelli dona il suo spirito al personaggio. Bonelli è Tex, come Tex è Bonelli! Raramente c'è stato un processo d'identificazione, tra un personaggio e l'autore, in modo così intenso e completo. Dal punto di vista caratteriale non c'è differenza alcuna tra le due figure, ed è stata questa, in gran parte, la chiave del successo e della nascita del mito". (22)

Dice Raffaelli che “Tex è un uomo che ha la giustizia nel suo DNA, che non sopporta alcun tipo di sopruso”. (9)

Pier Ferdinando Casini continua ad amarlo molto “perché distinguendo al volo tra bene e male, rappresenta quello che tutti noi vorremmo essere”. (10)

Gianluigi Bonelli: "Qual è il segreto del successo di Tex? Il cuore e la violenza. Le mie sceneggiature non saranno alta letteratura, ma sono l'espressione di sentimenti, l'eterna lotta tra il torto e la ragione. E la gente ha bisogno di capire subito chi ha ragione". (43)

Claudio Nizzi, erede artistico di Giovanni Luigi Bonelli (e interprete più ortodossamente “texiano”) ricorda che Tex deve il suo successo anche al fatto di “essere il vendicatore dell’uomo della strada che non può ribaltare le scrivanie dei potenti o prendere a cazzotti i prepotenti e allora si identifica in Aquila della notte””. (11)
 
“Tex è un simpatico raddrizzatore di torti uso a dar ragione a chi ce l’ha e senza badare al resto. Per lui chi ha torto ha torto, anche se è il burbero colonnello del forte, smanioso di far carriera a costo della pelle dei suoi soldati o di quei poveri diavoli di indiani, o se è il solito sporco politicante che per ben riempire la cassaforte vende terre non sue a speculatori dalla coscienza coperta da peli di mammuth”, come lo avrebbe poi definito lo stesso Gianluigi Bonelli”. (12)

"E' stato scritto che Tex 'rappresenta tutto ciò che lo stereotipo di Eroe" una rappresentazione semplicistica di un aspetto della realtà "raccoglie e che il pubblico desidera trovare, per imbastire il gioco dell'immedesimazione psicologica. 'Ciò che vorrei fare, ma non posso, lo fa Tex per me'!" Con queste parole il filosofo Giulio Giorello sintetizza l'identificazione del lettore comune con il suo eroe preferito. "E' un'equazione" un'uguaglianza "semplice ed efficace; quando Tex punisce il malvivente di turno prendendolo a pugni, siamo noi che molliamo gli sganassoni; siamo noi quelli capaci di colpire da venti metri, con uno sparo, una carta da gioco negli angoli; siamo noi quelli dotati di incredibile forza fisica e di coraggio, lucidità, sangue freddo. Questa immedesimazione ci dà piacere e serenità. E, forse, allontana da noi certe frustrazioni che la vita di tutti i giorni ci riserva." (21)

"Ma quali sono le carte in mano a un eroe così popolare? O meglio: chi è Tex, letteralmente, davvero, 'il più amato dagli italiani'? 'Potrebbe essere il nostro io inconscio e quindi quello che tutti noi si vorrebbe essere, ma non siamo perché legati alle convenzioni sociali', rispondeva Galep. Più passionale, com'era nel suo carattere, la risposta di Gianluigi Bonelli: 'Tex è certamente un ribelle nei confronti del potere politico, militare, economico e anche nei confronti della avanzante civiltà tecnologica. E' anche un progressista, ma essendo un uomo pratico, cerca sempre di ottenere il miglior risultato possibile accettando talvolta dei compromessi e quei cambiamenti progressivi che i politici definirebbero 'tempi lunghi'. Diciamo che, più che 'restauratore', è un 'mediatore' tra due mondi che si scontrano...'" (39)

Leonello Di Fava: “Forse Tex ha tanto successo nella nostra “povera patria” perché gli italiani trovano nelle sue avventure una sorta di consolazione ai tanti problemi, alle deficienze, ai soprusi che prima o poi tutti subiscono senza potersi ribellare. Perché Tex con il suo coraggio e la sua forza permette al lettore di sublimare” (nella psicanalisi, meccanismo di difesa consistente nell’indirizzare pulsioni istintuali verso attività socialmente apprezzate) “le proprie frustrazioni. Perché è l’ultimo personaggio che regala a chi legge, un’ora al mese di evasione completa grazie alla propria totale dedizione all’avventura. O forse perché in un mondo falso è un uomo vero, come cantavano i Pooh. Giudicate voi.” (15)

Daniele Barbieri dice che “probabilmente 'Tex' ha colpito nel segno un qualche punto debole dell’immaginario degli italiani, con la sua combinazione di mitologia western (ben condita, nel corso degli anni, di divagazioni di ogni tipo, dall’”horror” sino al fantascientifico) superomismo leggero e aria di famiglia”. (16)

Marisa Raggio: “Identificarsi con Tex, specialmente per i maschi italiani di una certa generazione, è stato facile.
Il suo disegnatore, Aurelio Galleppini, spiega che in fondo il ranger nasce con un look certamente più vicino ad un europeo contemporaneo che non ad un cavaliere della frontiera americana. Infatti quando nel dopoguerra Galleppini iniziò a disegnare la fortunata serie, la difficoltà di reperire fonti fece in modo che egli si affidasse in parte alle sue reminiscenze del cinema western anni Venti e Trenta, in particolare Tom Mix, e che per il resto lavorasse di fantasia. Fu così che Tex iniziò a sfoggiare sotto gli eterni jeans infilati negli stivali, improbabili boxer e canottiere invece dei caratteristici mutandoni di lana”.(17) (per il modo di vestire vedi TEX - 1950 - NUMERO 5 - BOXER E CANOTTIERE)

L’americano Joe Kubert, disegnatore dello Speciale (Texone) del 2001, dice su Panorama di quell’anno: “Capisco il suo successo. Tex è un fumetto all’antica, niente a che vedere con i supereroi moderni che hanno bisogno dello psicoanalista e lo rendono indispensabile anche ai lettori”. (13)

“In fondo” diceva Roberto Barbolini su Panorama, “era dai tempi di Sandokan che alla nostra infantile sete di avventure mancava un eroe della tempra di Tex”. (14)

"La figura di Tex è portatrice di un valore fondamentale come quello dell'amicizia, quella che lega l'eroe al compagno Kit Carson ma anche quella che nasce dal rapporto con gli indiani". (42)

Tex "per certi versi, era postmoderno quando ancora l'Italia arrancava e sbuffava e ansimava nel faticoso tentativo di non perdere il treno della modernità. Dietro la maschera western, Tex e i suoi pards parlavano il linguaggio dell'empirismo lombardo negli anni appena appena precedenti il 'boom' economico: l'orgoglio del fare, il culto dell'intraprendenza, l'insofferenza per le burocrazie e per i compromessi della politica, il rispetto dell'Altro, l'illuministica tolleranza nei confronti di chi è espressione di una diversa cultura. Punta avanzata di un processo di formazione che né la letteratura né il cinema erano in grado di innescare e governare con tanta forza e tanta lucidità, 'Tex' fu il manuale di una improvvisata, forse involontaria ma efficacissima 'bildung'" educazione "nazional-popolare, al contempo modello comportamentale e libro dei sogni". (40)

"Un eroe di carta, ma ben vivo nei nostri ideali, nella nostra voglia di credere che certi valori possano ancora sussistere in questa società dove parole come coraggio, lealtà, amicizia ecc. muoiono ogni giorno". (41)

"Le ragioni per cui questo fumetto del 1948 sopravvive nei bazar postmoderni delle edicole italiane sono le stesse per cui piacciono i film americani: storia avvincente, personaggi familiari, lieto fine, divisione netta tra bene e male, e una certa elasticità sui metodi di conseguire il primo sconfiggendo il secondo". (43)

"Anche se il Tex di oggi, con il cambiare dei tempi, è volutamente un pò più 'smorzato' nella sua aggressività comportamentale e caratteriale, sino a renderlo più umano e meno 'cavaliere senza macchia e senza paura', rimane pur sempre l'eroe immortale a cui molti di noi vorrebbero assomigliare". (55)

"Come dimenticare poi le tematiche 'anticipatrici', quali la solidarietà con gli indiani?" (44)

"Il mito del west con le sue storie e le sue leggende ha contribuito alla diffusione del fumetto grazie, soprattutto al personaggio che più di chiunque altro lo ha incarnato: Tex. Il suo modo di esprimersi e il suo mondo sono entrati a far parte del costume degli italiani anche se il grande successo popolare probabilmente è legato alla capacità di coniugare, nelle sue avventure, principi come la giustizia e la lealtà lottando contro i soprusi e le tante prevaricazioni che la storia di quel tempo ci ha raccontato. Un personaggio che si batte in prima persona anche per l'integrazione del popolo 'rosso' e contro il razzismo dei bianchi 'prepotenti' in espansione verso l'Ovest". (60)

"Tex è un eroe indubbiamente italico, dotato di tagliente ironia, specie con i cattivi, ma anche capace di autentiche, sofferte emozioni di fronte ai tragici eventi che spesso costellano la sua pista". (45)

Jim Brandon, Montales, Tiger Jack, Kit Willer, Kit Carson, Gros Jean, Pat Mac Ryan, e tutti gli altri amici di Tex, sono una 'banda' (nel senso buono del termine) di scapoli, tutt'al più vedovi (Tex), liberi di muoversi e di agire in fretta per risolvere i problemi che incontrano sulla loro strada.

"Tex non si legge, a Tex ci si abitua. La notevole lunghezza di ogni avventura, con molte scene descritte in tempo reale, consente al lettore una perfetta identificazione". (53)

"Tex è l'antipodo dell'altro grande fumetto western italiano del dopoguerra: il 'Pecos Bill' degli Albi d'oro Mondadori. Pecos Bill si rifà a un personaggio leggendario del Texas, il mitico cowboy che non uccide mai, perché usa solo i pugni e il suo infallibile lazo. Tex, invece, usa la pistola con abbondanza, e uccide un'infinità di delinquenti: la sua lotta per la giustizia non rifugge dalla violenza. E forse anche per questo resiste tuttora: un pò perché è più realistico, un pò perché indulge al gusto per la violenza, contrabbandata come 'giusta'. Pecos Bill muore negli anni '50. Tex vive e prospera, e vivrà anche dopo la morte del suo creatore". (78)

"I quattro 'pards' (un termine gergale americano che significa 'amici', 'soci') rappresentano un'icona dell'immaginario collettivo (e anche uno dei segreti del successo della saga, legata sì alla forte figura di un protagonista, ma anche a un variegato microcosmo di comprimari)". (80)

(VEDI TEX - 1949 - 2a SERIE GIGANTE - N. 2 - TEX E' UN UOMO DI PAROLA)

 

IL LINGUAGGIO.

Decio Canzio: “Gianluigi Bonelli possedeva un forte senso d’individualità e quell’immediata percezione dei valori che è frutto di una cultura nata da un’età giovanile vissuta con asprezza. L’argomento principale delle nostre conversazioni, naturalmente, rimaneva Tex. Bonelli mostrava una sbalorditiva padronanza dell’argomento, sicuro delle sue scelte, tematiche e linguistiche, trasmettendomi un entusiasmo creativo che, a volte, mi lasciava un po’ stordito. E infervorandosi nel parlare, nello spiegare, anche nel polemizzare, sprizzava tanta energia quanta ne avrebbe mostrata il nostro Ranger se lo avessi incontrato per caso su qualche altopiano dell’Arizona. Era sicuro di sé, Bonelli, sempre sinceramente convinto delle proprie argomentazioni e pareva davvero nutrire pochi dubbi sulle scelte narrative riservate ai lettori dell’avventura di Tex del momento. Io lo ascoltavo e pensavo che a questa felicità d’inventiva si sarebbero poi aggiunti, nelle sceneggiature, dialoghi freschi e spontanei di straordinaria robustezza, e una forte (innovativa) incisività nel linguaggio. Che vocabolario intrigante ci offre la lettura di Tex! E quali superbe invettive! Alcune di queste sono così vivaci, così pittoresche che non mancano di sedurre il lettore, il quale finirà poi per accoglierle nel suo stesso linguaggio”. (34)

"La 'normalità' di Tex era una caratteristica inconsueta nel panorama fumettistico di quel periodo, e anche i tanti personaggi di G. L. Bonelli, creatore di Tex, sono dotati di un'identità visiva che li rende inconfondibili: il mascherato Occhio Cupo, il magico tarzanide Jorga, Yado, gigante indiano dai poteri occulti, tanto per citarne qualcuno, Tex, invece, non aveva nulla di particolare che lo distinguesse dagli altri, era vestito da semplice cow-boy, tanto che Galep doveva usare abbondantemente barbe e baffi per differenziare gli altri personaggi. Quello che distingue dunque Tex dagli altri eroi bonelliani è proprio la rudezza e la spavalderia comportamentale, oltre che il linguaggio violento e trasgressivo, espressione di un personaggio impetuoso, insofferente verso ogni forma di compromesso, di intrallazzo, di sopraffazione, quasi un autoritratto del suo vulcanico creatore, G. L. Bonelli." (62)

"Il linguaggio ci pare indubitabilmente uno dei segreti del successo di Tex e dei suoi 'pards', sempre colorito e vivace e sovente sprezzante nei confronti dei mille malviventi affrontati, definiti di volta in volta 'figlio di mille puzzole', 'sacco di lardo', 'testa di formaggio', 'mollusco'... mentre 'vecchio cammello' è l'appellativo simpaticamente riservato a Kit Carson". (77)

Inizialmente la serie di Tex non desta grandi entusiasmi, ma continua a resistere, mentre il personaggio sviluppa un linguaggio tagliente e diretto, anche se ricco di metafore e frasi colorite, frutto del talento del suo sceneggiatore.

Oltre a questo lo sceneggiatore scriveva poi i suoi dialoghi così come non si era mai visto prima, rendendoli vivi e coloratissimi, del tutto diversi da quelli convenzionali e castigati dell’epoca. Non a caso il linguaggio di Tex fu pesantemente censurato a cavallo fra gli anni ’50 e ’60. Bonelli seppe dare al suo personaggio un taglio più adulto e maturo rispetto alle convenzioni dell’epoca. Lo stesso Sergio Bonelli ha detto: “La sua specialità (del padre, Gianluigi Bonelli) è stata l’aver trovato un linguaggio particolare, lì sì che è stato innovativo. L’idea di rivolgersi a un pubblico non solo di bambini. Per questo ha fatto più fatica ad affermarsi rispetto a Miki o al Grande Blek”. (23) VEDI TEX - 1948 - 2a SERIE GIGANTE - TEX SI AVVICINA ALLA LEGALITA'.

"La lingua di 'Tex' costituì a lungo per molti lettori, soprattutto ragazzi, un modello di italiano meno ingessato, aulico" insigne, illustre, elevato "e paludato" solenne, pomposo, retorico "di quello confezionato dai cinegiornali nell’era fascista e contribuì, nel suo piccolo, alla crescita della competenza linguistica dell’idioma nazionale. Come ha scritto Lucilla Pizzoli nel capitolo dedicato alle Spinte all’unificazione linguistica, all’interno del volume collettaneo" che è raccolto da varie parti "La lingua nella storia d’Italia, 'il genere western di Bonelli ebbe un enorme successo anche per la grande libertà linguistica del testo, ormai svincolato dalla censura e più vicino all’oralità: frasi incomplete, pause, interruzioni servivano a riprodurre la dimensione del parlato quotidiano'. Ecco allora imporsi la tipica fraseologia colloquiale che fa del dialogato di Tex e compari una sorta di socioletto cristallizzato, di pronta e memorabile espressività". (65) 
 
Nel suo periodo di maggior successo, Tex parlava come Gianluigi Bonelli.

"Anche chi non ama particolarmente le sue storie, ed è infastidito dal loro carattere ripetitivo (ma bisogna riconoscere che questo è un carattere essenziale, voluto e amato dai lettori, di tutte le storie seriali) vi riconosce uno stile: creato non dai disegnatori, che, dopo i primi anni, sono sempre stati più d'uno, ma dalla sceneggiatura di Bonelli, dal suo testo. 'Tex' si caratterizza, nel panorama del fumetto, per la sua verbosità. Il fumetto moderno punta sull'immagine, è avaro di parole. Tex e i suoi compagni passano la maggior parte del tempo impegnati in lunghi dialoghi. Le scene d'azione, violente e concentrate, sono spettacolari, ma minoritarie. Bonelli era un romanziere, e infatti in Tex c'è molto da leggere. Forse per questo ci sembra di conoscere così bene i suoi personaggi. Le loro parole contano: forse anche per questo sono particolarmente amati". (79) (VEDI TEX - NUMERO 1 - GIANLUIGI BONELLI E L'UMORISMO)

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(1) Alberto Abruzzese su L’Espresso, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(2) Sul sito Internet della Sergio Bonelli Editore: http://www.sergiobonellieditore.it/sezioni/365/il-mio-nome-e-tex

e da si firma Leviathan il 27 aprile 2009 sul sito Internet: http://silverrose.globalfreeforum.it/viewtopic.php?f=17&t=13957&view=previous

e in parte del 27 settembre 2011 sul sito Internet, http://silvanodonofrio.wordpress.com/2011/09/27/come-tex-non-c%E2%80%99e-nessuno/

(3) John Vignola, 'Noi e Tex', p. 25, su "Il Mucchio Selvaggio", n. 688, novembre 2011, Stemax Coop. a.r.l., Roma.

(4) Roberto Davide Papini, 'Il padre di Tex nelle praterie del cielo', su Il Resto del Carlino, 13 gennaio 2001, Poligrafici Editoriale, Bologna.

(5) Davide Barzi e Claudio Riva, 'In corsa verso il mito', su 100 anni di fumetto italiano n. 17 – western all’italiana, Tex, La Gazzetta dello Sport, Corriere della sera, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano, 2010, p. 8.

(6) Intervista su Internet del 1988 per la RAI di Vincenzo Mollica a G. L. Bonelli, http://cattivadigestione.iobloggo.com/cat/tex-willer/292214

(7) Moreno Burattini, su Il Giornale,27 settembre 2011, p. 29, Società Europea di edizioni S.p.A., Milano.

(8) Gianluigi Bonelli citato da Manfredo Guerrera nel sito Internet: http://ebooks.gutenberg.us/wordtheque/it/AAABKI.TXT

anche 2010 - 2011. Moreno Burattini, 'Vocazione Avventura', p. 40, su "L'Audace Bonelli - L'avventura del fumetto italiano" La Repubblica - L'Espresso, catalogo dell'omonima mostra a cura di Napoli Comicon 2010-2011, Gruppo editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

anche 2010 - 2011. Mauro Paganelli 'Conversazione con Gianluigi Bonelli', che cita 'Gianluigi Bonelli/Aurelio Galleppini', collana l'autore e il fumetto n. 6 Editori del Grifo, Perugia, 1982, p. 11 - 12, citata alle pagine 191, 194 - 195, 199 - 200, su "L'Audace Bonelli - L'avventura del fumetto italiano" La Repubblica - L'Espresso, catalogo dell'omonima mostra a cura di Napoli Comicon 2010-2011, Gruppo editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

anche citata da Moreno Burattini, 'Un classico calibro 45', su Il passato di Tex, classici moderni Oscar Mondadori, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano, ottobre 1999, p. VII.

(9) Luca Raffaelli.

(10) Pier Ferdinando Casini,

(11) Claudio Nizzi,

(12) Graziano Frediani, 'Il West sulla pelle', p. 23 - 24 su Gli eroi dei fumetti di Panorama, n. 1, luglio 2005, supplemento a Panorama, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

anche Gianluigi Bonelli, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR fumetto Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999, p. 25.

(13) Joe Kubert, Panorama, 2001, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(14) Roberto Barbolini, Panorama, 2001, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(15) Leonello Di Fava, Anteprima, Editrice Panini, Modena, ottobre 2010.

(16) 2009. Daniele Barbieri, 'Il fumetto in Europa sino al 1960', su Breve storia della letteratura a fumetti, p. 103.

(17) Marisa Raggio, 'Tex Willer, vero mago contro la magia', su Zodiaco, Editore Lo Vecchio, Genova, n. 3, agosto 1986, p. 48.

(18) Si firma Daniele57, il 21 aprile 2011 sul sito Internet: http://www.gbcnet.net/archive/index.php?t-29386.html

anche il sito Internet: http://www.cartonionline.com/personaggi/tex_willer.htm

(19) Fumettology - i miti del fumetto italiano - 1a puntata - Tex, su Rai5, il 20 dicembre 2012, scritto realizzato e prodotto da Fish Eye Digital Video Creation.

(20) Fumettology - i miti del fumetto italiano - 1a puntata - Tex, su Rai5, il 20 dicembre 2012, scritto realizzato e prodotto da Fish Eye Digital Video Creation.

(21) Aprile 1994. Raffaele De Falco e Pino Di Genua, 'Schede personaggi: Il mito - Tex', p. 21, su Tex tra la leggenda & il mito, Tornado Press, Marano di Napoli.

anche redazionale, 'Il personaggio', p. 42, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(22) Aprile 1994. Raffaele De Falco e Pino Di Genua, 'I creatori - Gianluigi Bonelli', p. 30, su Tex tra la leggenda & il mito, Tornado Press, Marano di Napoli.

(23) Sergio Bonelli,

(24) Stefano Feltri, Anteprima, Editrice Panini, Modena, ottobre 2010.

(25) Roberto Davide Papini, 'Il padre di Tex nelle praterie del cielo', su Il Resto del Carlino, 13 gennaio 2001, Poligrafici Editoriale, Bologna.

(26) Graziano Frediani, 'Il West sulla pelle', p. 15 - 17, 19 - 20 su Gli eroi dei fumetti di Panorama, n. 1, luglio 2005, supplemento a Panorama, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(27) Davide Occhicone 'Tex, il cavaliere solitario: Joe Kubert al servizio del Ranger' sul sito Internet Lo spazio bianco data 22 gennaio 2006 http://www.lospaziobianco.it/tex-cavaliere-solitario/

(28) Luca Raffaelli, 'Chi è Tex', su I classici del fumetto di Repubblica, n. 2, 2003, Gruppo Editoriale L'Epresso S.p.A., Roma, p. 7.

(29) Giovanni Ticci, 'Prefazione', p. 5, su 'Un romanzo di G.L. Bonelli - Il massacro di Goldena', Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano, allegato a Tex n. 575, settembre 2008.

(30) Decio Canzio.

(31) Sergio Bonelli.
  
(32) Roberto Barbolini, 'Il mio Tex, tra l'Appennino e il West', Panorama del 30 novembre 2006, p. 259, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano.

(33) Marzo 1997. Pasquale Iozzino, 'L'ultimo addio - Il saluto a Galep sulla stampa quotidiana', p. 26, che cita Mario Mela su Alto Adige, Editore S.E.T.A., Bolzano, su L'uomo del Tex, di Pasquale Iozzino, Alessandro Tesauro Editore, Atripalda (AV).

(34) sito Internet della Sergio Bonelli Editore, http://www.sergiobonellieditore.it/

(35) Moreno Burattini.

(36) Febbraio 2002. Raffaele Paparella 'Presentazione', p. 6, su "G. L. Bonelli. Sotto il Segno dell'Avventura", di Graziano Frediani, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano, allegato all'Almanacco del West del 2002

(37) Si firma Jim Brandon 'Cari amici lettori', p. 3, sul sito Internet:http://ebookbrowse.com/tex-willer-magazine-1-pdf-d136872749 su Tex Willer Magazine n. 1, ottobre 2009

(38) Il Corriere della Sera, 13 gennaio 2001, p. 8, Rcs quotidiani S.p.A., Milano.

(39) 2010 - 2011. Luca Boschi, 'Tex e Dylan Dog - Divertimento popolare e arte', p. 59 - 60, su "L'Audace Bonelli - L'avventura del fumetto italiano" La Repubblica - L'Espresso, catalogo dell'omonima mostra a cura di Napoli Comicon 2010-2011, Gruppo editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(40) 2010 - 2011. Gianni Canova, 'Memorie di un texiano non pentito', p. 172, su "L'Audace Bonelli - L'avventura del fumetto italiano" La Repubblica - L'Espresso, catalogo dell'omonima mostra a cura di Napoli Comicon 2010-2011, Gruppo editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(41) Novembre 1998. Salvatore Taormina, 'Burattini aveva ragione!!!', p. 4, su Cronaca di Topolinia Raccolta/Special n. 1: Tex, pubblicazione riservata ai soci dell'associazione culturale 'Alex Raymond', Rivoli (TO).

(42) Roberto Formigoni, 'Il fedele Kit Carson, i fratelli indiani, un inno all'amicizia semplice e vera', p. 26, La Repubblica, 1 febbraio 2007,  Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., Roma.

(43) Beppe Severgnini, 'Presentazione', p. 6, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(44) Redazionale, 'Il personaggio', p. 41, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(45) Redazionale, 'Il personaggio', p. 41 - 42, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(46) Redazionale, 'Il personaggio', p. 43, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(47) Antonio Bozzo, 'Dicono di lui', p. 44, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(48) Francesco Guccini, 'Dicono di lui', p. 45, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(49) Sergio Cofferati, 'Dicono di lui', p. 46, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(50) Giovanni Trapattoni, 'Dicono di lui', p. 47, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 Novembre 1999.

(51) Gianni Bono, 'Dicono di lui', p. 48, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(52) Leonardo Gori, 'Dicono di lui', p. 49, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(53) Manuel Hirz e Henry Morgan, 'Dicono di lui', p. 49, su 'I classici del fumetto - Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini', BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Rizzoli Editrice, RCS Libri S.p.A., Milano, 10 novembre 1999.

(54) Sergio Bonelli, 'Io devo tutto a Tex e mi sento un pò Tex...', p. 98 - 9, su Status Symbol, Edizioni Eden, anno II, (1993), n. 8, Rho (MI).

(55) Redazionale, 'Tex - il cavaliere senza macchia e senza paura', p. 96, su Status Symbol, Edizioni Eden, anno II, (1993), n. 8, Rho (MI).

(56) Raffaele De Falco & Pino Di Genua, 'Giovanni Ticci', su Tex tra la leggenda & il mito, Tornado Press, Marano di Napoli, 1994, p. 51.

(57) Sito Internet comics cafe 'Persone, personaggi e mostri sacri del fumetto: 1- Tex', lunedì 16 novembre 2009
http://comicsmangagamestv.blogspot.it/2009/11/comics-cafe-persone-personaggi-e-mostri.html

(58) Renato Gaita cita Gianluigi Bonelli, 'E Tex Willer non ha più papà', su "Il Messaggero" del 13 gennaio 2001, p. 20, Caltagirone Editore, Roma.

(59) Ferruccio Alessandri, 'Il Bonelli', su linus west, supplemento al n. 56 di linus, novembre 1969, Milano Libri Edizioni, Milano, p. 91.

(60) 2012. Franco Rolfo e Franco Dessì su Le frontiere del west, pubblicazione destinata ai soci dell'associazione culturale 'Gli amici del fumetto', Rivoli (TO), p. 3.

(61) Maggio 2005. Sergio Algozzino, 'Italia 1937-1948 - Spaghetti Western', su "Tutt'a un tratto - una storia della linea nel fumetto", Tunué S.r.l., Latina, p. 33-34

(62) Marzo 1997. Pasquale Iozzino, 'Aurelio Galleppini, l'uomo del Tex', p. 9, su L'uomo del Tex, di Pasquale Iozzino, Alessandro Tesauro Editore, Atripalda (AV).

(63) Gianfranco Sansalone, 'Sapete una cosa? Tex è nato a Genova', su L'Unità, Nuova Iniziativa Editoriale S.p.A., Roma, 20 aprile 1983, p. 13, sul sito Internet: http://archivio.unita.it/esploso.php?dd=20&mm=04&yy=1983&ed=Nazionale&url=/archivio/uni_1983_04/19830420_0006.pdf&query=Bianca%20Di%20Giovanni&avanzata=

(64) Sito Internet di Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Luigi_Bonelli

che cita Nazzereno Giorgini, Giampiero Berardinelli, 'Il Tex di Mauro Boselli', su "Dime Press, magazzino bonelliano" n. 18, febbraio 1998, Glamour International Production, Firenze.

(65) Si firma Ypalmas, il 22 ottobre 2009, nel sito Tex Willer Forum: http://www.texwiller.forumfree.org/index.php?&showtopic=2174

che cita 2001. Lucilla Pizzoli, 'La lingua nella storia d’Italia', Società Dante Alighieri Roma.

(66) Aurelio GAlleppini intervistato da Fabrizio Paladini  'Il cow-boy della porta accanto', su "Il Messaggero" del 25 settembre 1988, p. 15, Caltagirone editore, Roma.

(67) TuttoTex, Sergio Bonelli, 'La posta di TuttoTex', sul n. 237, p. 4, 14 gennaio 1997, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(68) TuttoTex, Sergio Bonelli, 'La posta di TuttoTex', sul n. 330, p. 4, 29 novembre 2000, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(69) TuttoTex, Sergio Bonelli, 'La posta di TuttoTex', sul n. 290, p. 4, 31 marzo 1999, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(70) Moreno Burattini, 'Un classico calibro 45', che cita anche Mauro Paganelli e Sergio Valzania, su Gianluigi Bonelli/Aurelio Galleppini, collana l'autore e il fumetto n. 6, Editori del Grifo, Perugia, 1982, p. 61, su Il passato di Tex, classici moderni Oscar Mondadori, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano, ottobre 1999, p. VII.

(71) intervista a Sergio Cofferati, 'Il mio amico Tex', supplemento a Diario della settimana, a cura di Carlo Zanda, Editoriale Diario Srl, Milano, anno III, n. 36, 9 settembre 1998, p. 12, 16.

(72) 'Intervista a Gianfranco Manfredi', p. 14, 17, su Tex Willer Magazine n. 1, 1° ottobre 2009, sito http://www.theghosttown.ch/TEXWILLER/Tex_Willer_Magazine_1.pdf, periodico a cura del Tex Willer Forum, su Internet.

(73) José Carlos Pereira Francisco, 'intervista a Zeca', p. 28, su Tex Willer Magazine n. 1, 1° ottobre 2009, sito http://www.the ghosttown.ch/TEXWILLER/Tex_Willer_Magazine_1.pdf, periodico a cura del Tex Willer Forum, su Internet.

(74) Luigi Marcianò, 'Galep, Galep, Hurrà!', su Fumetti d'Italia, n. 5, dicembre 1992, p. 14, Editrice Europa S.r.l., Milano.

(75) Fabio Civitelli, 'Dossier Tex, su "Dime Press, magazzino bonelliano" n. 6, febbraio 1994, p. 48, Glamour International Production, Firenze.

(76) Dicembre 1989, Aurelio Galleppini "L'arte dell'avventura", p. 61, Ikon Editrice, Milano.

(77) Settembre 1998. Raffaele Mantegazza e Brunetto Salvarani, 'Io che non vivo più di un'ora (senza Tex)', su Disturbo se fumetto?, Edizioni Unicopli, Milano, p. 132-133.

(78) Si firma A. Cas., 'Addio caro e infallibile Tex Willer', su Il Sole 24 Ore, Gruppo 24 ORE, Milano, 13 gennaio 2001, p. 7.

(79) Si firma A. Cas., 'Addio caro e infallibile Tex Willer', su Il Sole 24 Ore, Gruppo 24 ORE, Milano, 13 gennaio 2001, p. 7.

(80) Moreno Burattini 'La giustizia dei Rangers', su Il mondo di Tex, Hachette Fascicoli s.r.l., Milano, 2005, p. 2-3.

(81) Luca Raffaelli 'Quando gli eroi fingono', su Zagor collezione storica a colori, Repubblica - L'Espresso, n. 40, p. 6, 2012, Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A..

(82) Si firmano Anthony Steffen e Ymalpas, 'Intervista a Claudio Villa', su Tex Willer Magazine n. 2, aprile 2010, p. 14, sul sito Internet:

http://texwillersite.altervista.org/articoli/tex_magazine_2.pdf

(83) Redazionale che cita Sergio Bonelli, A tu per tu con Sergio Bonelli e Sergio Bonelli 'Io devo tutto a Tex e mi sento un pò Tex...', p. 99, su Status Symbol, Edizioni Eden, anno II (1993), n. 8, Rho (MI).

(84) Moreno Burattini citato nel maggio 2003 da Daniele Tarlazzi 'Tex cavalca a 'Rovigo a Strisce' 2003 Nel sito Internet: http://www.ayaaaak.net/sito/articolo.asp?t=14&id=78
 
(85) Settembre 1998. Raffaele Mantegazza e Brunetto Salvarani, 'Io che non vivo più di un'ora (senza Tex)', su Disturbo se fumetto?, Edizioni Unicopli, Milano, p. 122-123.

anche Graziano Frediani, 'Tex contro Mefisto: un match infernale, su Tex e il figlio di Mefisto, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano, 1994, p. 9.

(86) Settembre 1998. Raffaele Mantegazza e Brunetto Salvarani, 'Io che non vivo più di un'ora (senza Tex)', su Disturbo se fumetto?, Edizioni Unicopli, Milano, p. 127.

(87) Luigi Marcianò, 'Dossier Tex', su "Dime Press, magazzino bonelliano" n. 6, febbraio 1994, p. 36 - 7, Glamour International Production, Firenze.

(88) Umberto Volpini, 'Il western made in Italy', su "WOW", Nuova serie, n. 2, gennaio 1990, p. 7 - 8 dell'inserto, Studio Metropolis, Monza.





(Foto da Tex n. 1, p. 4, Tex a colori n. 1 p. 32 ad) (Disegno di Aurelio Galleppini)

(Disegno dal n. pagina , Tex a colori n. 22 pagina 45 as) (Disegni di Aurelio Galleppini)
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