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Giovanni Ticci. Dopoguerra. I fumetti. Il cinema

GIOVANNI TICCI

Giovanni Ticci nasce a Siena, in Toscana, il 20 aprile 1940.

Moreno Burattini e Graziano Romani raccontano che Giovanni aveva “genitori originari di Staggia, un piccolo paese a circa dieci chilometri dal capoluogo” da Siena, “frazione di Poggibonsi, non distante dalla più celebre Monteriggioni. Il padre Alfio e la madre Giovanna, appena sposati, avevano lasciato il borgo d'origine per trasferirsi in città.

Lui faceva il disegnatore meccanico, e lavorava con una ditta che realizzava impianti per bar e gelaterie. Nel 1938 avevano messo al mondo la loro primogenita, una bambina di nome Lucia. Poi, nel 1940 era stato il turno di Giovanni. Il 10 giugno dello stesso anno, dal balcone di Piazza Venezia a Roma, Mussolini pronuncia il discorso che segna l'entrata in guerra dell'Italia. L'interno delle mura di Siena, considerata 'città ospedaliera', fortunatamente non venne distrutto dalle bombe alleate né depredato dai tedeschi in ritirata, ma la provincia fu colpita da pesanti bombardamenti, come quello che distrusse la vicina Poggibonsi nel dicembre del 1943. Il passaggio del fronte, in ogni caso, con l'avanzata degli Alleati e il ripiegamento dei nazisti, fu traumatico nel senese come in gran parte del resto d'Italia. Appunto per sfuggire ai combattimenti e alle rappresaglie, anche la famiglia Ticci fu costretta a sfollare in cerca di un rifugio dove almeno i bambini fossero al sicuro. Il luogo fu individuato a Castellina Scalo, in casa di uno zio prete che si dava molto da fare per la comunità e cercava di aiutare chiunque ne avesse bisogno. Purtroppo il destino non fu benevolo con il babbo del piccolo Giovanni. Alla fine di luglio del 1944 il fronte sembrava passato: la guerra si spostava verso Firenze, poco a nord della quale i tedeschi avevano stabilito la cosiddetta Linea Gotica, tracciata all'altezza del quarantaquattresimo parallelo. A Siena già si tiravano sospiri di sollievo, si pregustava la fine di un incubo. Al seguito degli Alleati, arrivò nei pressi di Castellina un contingente francese. Il comandante si rivolse alla gente del posto chiedendo informazioni sulle strade praticabili per proseguire verso nord. Alfio Ticci si offrì di accompagnare i soldati per un breve tratto, in modo da indicare loro la via senza possibilità di equivoci. Il percorso doveva passare da Staggia, e lui conosceva bene la zona dove era nato. Così, saltò sul primo carro e partì con i francesi, guidandoli per la campagna, attraverso i vigneti. Non poteva sapere che in un casolare abbandonato c'erano ancora due soldati tedeschi rimasti isolati, che invece di ritirarsi con il resto dei loro commilitoni, si erano appostati con una mitragliatrice in attesa degli Alleati. Appena i carri furono vicini, aprirono il fuoco. Alfio fu il primo a venire colpito”. (1)

Cade ucciso dai nazisti mentre si trova alla guida di una pattuglia di soldati marocchini del contingente francese”. (2)

Anche i due tedeschi fecero una brutta fine, ma ormai per il babbo di Giovanni non c'era nulla da fare. Lasciava” Lucia, Giovanni, “di quattro anni da poco compiuti, e una moglie incinta al sesto mese di gravidanza. Il secondo figlio nacque in ottobre e fu chiamato Alfio in ricordo del padre. Anche Alfio sarebbe stato destinato a occuparsi di fumetti come il fratello maggiore. In onore di suo padre, nei pressi di Staggia esiste ancora oggi un monumento che lo ricorda come 'caduto eroicamente per la libertà', al termine di una via a lui dedicata”. (1)

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(1) Moreno Burattini, Graziano Romani, 'Giovanni Ticci - Un 'americano' per Tex', ott '10, Coniglio Editore, Roma, p. 12, 13

(2) Si firma BPA, sul sito Internet 'Radio Maremma rossa': https://www.radiomaremmarossa.it/?%22page_id=1766

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Dopoguerra

Alla fine del 1944 la guerra era passata e si avviava verso l'epilogo che avrebbe avuto per teatro le regioni del Nord, ma Lucia, di sei anni, Giovanni, di quattro e il neonato Alfio erano rimasti senza papà. Per crescere i figli, la madre Giovanna, tornata a Siena, dovette lavorare come sarta e ricamatrice, arrotondando con ago e filo il sussidio che, a conflitto finito, fu accordato alle vedove. Non si è mai risposata. Giovanni Ticci frequentò regolarmente elementari e medie, poi si iscrisse a ragioneria. Visti i risultati raggiunti in seguito, viene da chiedersi perché il ragazzo non sia stato subito indirizzato verso studi artistici. La risposta è scontata: negli anni del Dopoguerra si pensava come prima cosa a uno sbocco professionale che permettesse di guadagnare uno stipendio. L'estro artistico veniva considerato al massimo come un hobby da coltivare. Anche il padre di Giovanni, in gioventù, si era cimentato nel disegno e, a detta del figlio, aveva una bella mano: 'Sì, il mio babbo era bravo', ci racconta Ticci, 'e mia mamma conserva i disegni che si era divertito a fare, copiando delle statue, come si usava ai suoi tempi'. Benché il figlio manifestasse lo stesso talento, evidentemente almeno in parte ereditario, neppure i docenti seppero intuirne la portata e indirizzarlo verso una scuola più adeguata. 'A scuola, a disegno andavo male', sorride l'autore, ricordando quei tempi, 'avevo un'insegnante che mi dava sempre dei voti piuttosto scarsi perché ci obbligava a fare disegni geometrici, con la squadra e il righello, e io odiavo usare la riga. In più, mi stava antipatica e così non mi impegnavo'”. (1)

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(1) Moreno Burattini, Graziano Romani, 'Giovanni Ticci - Un 'americano' per Tex', ott '10, Coniglio Editore, Roma, p. 13

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Il giovane Ticci e i fumetti

Per fortuna, a far crescere nel giovane Giovanni l'amore per l'illustrazione c'erano i fumetti. Inizialmente, soltanto quelli che la madre gli permetteva di acquistare. 'Tex' era proibito, compariva nell'elenco delle letture sconsigliate nelle parrocchie'”, continua Ticci, “e persino 'Topolino' era sconsigliato, perché il protagonista non era sposato con Minnie”. (1)

Graziano Frediani: “Nel Dopoguerra, esplose una vera “caccia alle streghe” contro i giornalini a fumetti, colpevoli, secondo alcuni, di “avvelenare l’anima dei lettori con dottrine violente e malsane”. Nel 1951, l’Apostolato della Buona Stampa pubblicò un “Indicatore della stampa per ragazzi”, in cui si elencavano le testate “raccomandabili”, “leggibili”, “leggibili con cautela” ed “escluse”. In quest’ultimo gruppo, riservato alla “stampa moralmente nociva, che non è permesso leggere per nessuna ragione, perché costituisce un eccitamento alla delinquenza, alla corruzione, alla sensualità”, figuravano, in mezzo ad altri duecentotrenta titoli, anche “Pecos Bill”, “Il Piccolo sceriffo” e “Tex Willer”! (2)

(Foto n. 1)

Giovanni Ticci: “Mia mamma mi diceva appunto che Topolino era tra i fumetti che la Chiesa reputava 'discutibili'. E poi c'erano questi nipotini che non si sapeva di chi fossero figli... Come quando facevano la graduatoria dei film: per tutti, per ragazzi accompagnati ecc. Allora io le leggevo un brano da un libro di Salgari, che invece era accettato, tipo: '… allora l'eroe sparò tre palle in testa al tugh...' e poi le chiedevo: 'Ma questo non è violento?' E non riusciva mai a darmi una risposta convincente”. (3)

Ticci: “La mamma era religiosa ma non bigotta, però noi avevamo uno zio prete! Così, leggevo soprattutto 'Il Vittorioso', perché era una pubblicazione cattolica. Però era anche un bel giornale!' (1)

Ticci a proposito dei fumetti: “Non ne leggevo molti, perché mia madre, che era cattolica praticante, non li considerava una lettura adatta a un ragazzino e me li proibiva quasi tutti. Faceva un'eccezione solo per 'Il Giornalino' e 'Il Vittorioso', di cui ricordo con piacere i 'cineromanzi', disegnati, fra gli altri, da maestri quali Ruggero Giovannini, Renato Polese e Gianni De Luca”. (4)

Dato che sia Giovanni sia Alfio erano lettori voraci e appassionati, la mamma concesse ben presto anche gli 'Albi d'Oro' della Mondadori” che contenevano soprattutto personaggi Disney, ma anche altri”. “'Pecos Bill' e 'Capitan Walter', di cui in casa Ticci si poteva vantare il possesso dell'intera collezione”. (1) (5)

'Il Vittorioro' e 'Capitan Walter' erano “periodici della Gioventù italiana di Azione cattolica”. (6)

Ticci ricorda anche di aver letto di “un personaggio mascherato disegnato da Antonio Sciotti” ma di cui non ricorda il nome. (3)

Vedi domanda 16 dell’intervista.

Il personaggio mascherato era forse il Dottor Holl. (7)

"Da lettore, Pecos Bill mi piaceva quando lo disegnava D'Antonio" (8).

Ricorda l'autore toscano: 'Da ragazzo mi piaceva Pecos Bill perché quando correva il suo gilet svolazzava: io vedevo sempre al cinema i cowboys al galoppo con il gilet sollevato e quell'eroe era l'unico di allora disegnato con il gilet che volava, sollevato dalla schiena”. (8)

Ticci a proposito di Tex: “Non lo leggevo e non lo avevo mai fatto neppure da ragazzino, tranne qualche striscia che sfogliavo quando andavo in vacanza da mio cugino, che diversamente da me era appassionato di ‘Tex’”. (9)

L’intervistatore: “Ti piaceva il tratto di Galleppini?”

Ticci: “A quei tempi mi piaceva di più il western di D’Antonio e quello di Renato Polese sul ‘Vittorioso’. Polese era un grandissimo disegnatore. C’era proprio il West nei disegni di Polese, qualunque cosa disegnasse. Gli altri mi sembravano tutti un po' di maniera… I personaggi di Galleppini erano pupazzetti, burattini. Era molto meglio su ‘Occhio cupo’”. (10)

A un certo punto, benché 'proibiti', anche 'Tex' e l''Intrepido' cominciarono a venire letti perché venivano scambiati con gli altri ragazzi. Fumetti italiani, comunque. Quelli americani arrivarono in casa soltanto occasionalmente, ricevuti in prestito. 'Avevo visto anche 'Terry e i pirati' e 'Steve Canyon', precisa l'autore. 'Mi piacevano ma non posso dire di esserne stato, all'epoca, un grande appassionato'”. (1)

E' curioso che, in seguito, il suo stile deriverà da Caniff.

Ticci: “Non colleziono fumetti di alcun tipo. Lo feci un tempo. Ancora ricordo 'Johnny Hazard' di Frank Robbins e 'Rip Kirby'”. (11)

Ticci: “Fin da ragazzo amavo i fumetti, come tutti allora, ma mai mi era passato per la testa di poterli disegnare”. (12)

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(1) Giovanni Ticci, Moreno Burattini, Graziano Romani, 'Giovanni Ticci - Un 'americano' per Tex', ott '10, Coniglio Editore, Roma, p. 13, 15

(2) Graziano Frediani, 'Frontiere di carta, settembre '98, Sergio Bonelli Editore, Milano

(3) 'Io e Tex', Fumo di China n. 15 (50), giugno - luglio '92, Cartoon Club, Rimini, p. 15, 16

(4) Graziano Frediani, 'Giovanni Ticci, fra il West e l'infinito', Tex Albo Speciale, n. 7, giugno '94, Sergio Bonelli Editore S.p.A., Milano.

(5) Gianni Bono, 3/5/'17, Guida al fumetto italiano': http://www.guidafumettoitaliano.com/guida/testate/testata/264

(6) 'ISACEM - Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI': http://www.isacem.it/periodici-della-gioventu-italiana-di-azione-cattolica

(7) Forum 'Vintage Comics': https://vintagecomics.forumcommunity.net/?t=61465563

(8) Giancarlo Frisella: http://domenicocali.blogspot.it/2012/01/giovanni-ticci-ilustrador.html

(9) Francesco Borgoglio, ‘70 anni di Tex: intervista a Giovanni Ticci’, ‘badcomics.it’, 12/2/'19:

(10) Giovanni Ticci intervistato da Roberto Guarino e Matteo Pollone, 'Sentieri di carta nel West', febbraio 2017, Allagalla Editore, Torino, p. 109

(11) Wolfgang J. Fuchs, 1971: https://www.albertogiolitti.com/intervista.php?osCsid=mjbo8e53jlg0hgkb0e7tioacu6

(12) Giovanni Ticci intervistato da Paolo Peruzzo, 'Giovanni Ticci', 'Ink' n. 45, gennaio/febbraio '08, Menhir edizioni, Monza, p. 9–13

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Il cinema e il West

Ticci: “A volte vedevo due film western al giorno, perché potevo entrare gratis al cinema: avevo un parente che gestiva due locali; io andavo al primo e poi, tornando a casa, passavo davanti al secondo, e vedendo il film che c'era, se mi piaceva guardavo anche quello. Benché fossi un ragazzino, conoscevo tutti i registi e gli attori, non perché avessi una vera e propria cultura cinematografica ma proprio per il piacere di sognare di fronte al grande schermo. Magari vedevo due volte lo stesso film, se mi piaceva”. (1)

Nel dopoguerra avevo uno zio sacerdote, che aveva allestito uno dei primi cinematografi... ricordo i vecchi film, con i cosiddetti "cappelloni", Tom Mix, i primi film di John Wayne... Per me disegnare il West, disegnare Tex e stata una cosa naturale". (2)

L’intervistatore: “Andavi spesso al cinema?”

Ticci: “Uno zio prete, che abitava in un paesino fuori Siena, aveva costruito un cinema parrocchiale. Quando si andava in vacanza da lui, eravamo noi ragazzi ad andare alla stazione, con il carretto, a prendere le pizze dei film noleggiati… molti di questi erano western: Tom Mix, John Wayne, Randolph Scott. Si trattava prevalentemente di film di serie B, tutti in bianco e nero. Per noi erano meravigliosi”. (3)

Per me il western rappresenta una vera passione, soprattutto quello mitico, alla Tom Mix, per intenderci. Anche per questo provo un gran piacere a interpretare graficamente Tex. Lui è l'eroe 'cinematografico', il cavaliere errante dei vecchi film”. (4)

Sandro Palmas: “Una cosa che ha accomunato Galep e Ticci oltre Tex è aver avuto zii proprietari entrambi di cinema nei quali i due futuri disegnatori di Aquila della Notte avevano libero accesso...” (5)

Ticci: “Quando da ragazzino andavo al cinema e vedevo i western andavo fuori dal mondo. Ricordo certi film particolari, come 'Il passo del Diavolo', di Antony Mann, con Robert Taylor che interpretava un indiano... ogni volta che vedevo un film western tornavo a casa e andavo a cercarmi tutti gli albi in cui ci fossero scene western, per rivivere quelle sensazioni”. (6)

Ticci: “Per me il western degli anni Cinquanta, quello ‘romantico’ è il migliore. Quando hanno deciso di portare sullo schermo il vero West, quello popolato da carogne, hanno ammazzato il genere. La realtà non era certo romantica come nei film, non si facevano duelli ma ci si sparava nella schiena…” (3)

L'intervistatore: “E l'interesse per i cavalli com'è nato?”

Ticci: “Ma perché il West senza cavalli non esiste”. (6)

Fin da piccolino per me il West era la cosa più bella, più affascinante: cavalli, natura, montagne, c'era tutto. E poi il buono che vince sempre contro il cattivo. Non si può volere di più”. (7)

Il western l'ho frequentato fin da ragazzino: è stato un amore a prima vista. Sono stato bambino negli anni dell'immediato Dopoguerra, quando il western era un genere molto di moda. Si giocava, per strada, a guardie e ladri, ai pirati, ma noi prediligevamo, su tutti, giocare a indiani e 'cow-boy (che pronunciavamo 'co'boi'). Giravamo sempre armati, nel senso che qualunque pezzo di legno diventava una pistola o un Winchester...” (3)

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(1) Giovanni Ticci, Moreno Burattini, Graziano Romani, 'Giovanni Ticci - Un 'americano' per Tex', ott '10, Coniglio Editore, Roma, p. 15

  1. Giovanni Ticci intervistato da Giancarlo Frisella, 'L'ultimo Narratore del West': http://domenicocali.blogspot.it/2012/01/giovanni-ticci-ilustrador.html

    riportato da Sandro Palmas, 25/11/'09, 'Tex Willer forum': https://texwiller.ch/index.php?/topic/862-interviste-agli-autori/page/5/

(3) Giovanni Ticci intervistato da Roberto Guarino e Matteo Pollone, 'Sentieri di carta nel West', febbraio '17, Allagalla Editore, Torino, p. 105-107

(4) Davide Castellazzi, 'Nati per l'avventura', Mister No n. 26, giugno '09, Edizioni if, Milano,

(5) Sandro Palmas, 16/12/'10, 'Tex Willer forum': https://texwiller.ch/index.php?/topic/4425-curiosit%C3%A0-e-aneddoti-vari-su-tex-e-i-suoi-autori/page/16/

(6) 'Io e Tex', Fumo di China n. 15 (50), giugno - luglio 1992, Cartoon Club, Rimini, p. 15, 16

(7) “Firenze, in mostra il leggendario West di Tex Willer”, Consiglio WebTV, 17/10/'14:

https://www.youtube.com/watch?v=sdpLaX2aOPk





Foto n. 1. Pieghevole distribuito dall’Ave nelle parrocchie. Dal sito Internet 'Giornale Pop': https://www.giornalepop.it/jacovitti-il-vittorioso/
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